L'ultimo saluto a Sandro Giacobbe, voce simbolo di un'epoca
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La musica italiana perde una delle sue voci più caratteristiche e riconoscibili, spegnendosi all'età di 75 anni nella sua dimora di Cogorno, nel Levante ligure, dopo un decennio di lotta contro un tumore. Sandro Giacobbe, che solo pochi mesi fa in televisione aveva descritto con proverbiale ironia, pur nella lucidità della diagnosi, l'avanzare della malattia, lascia un vuoto che travalica i confini del pentagramma per abbracciare lo sport e l'impegno solidale, ambiti a cui si è sempre dedicato con passione autentica. L'artista, che definiva scherzosamente la sua sedia a rotelle "la mia Ferrari", aveva confidato di vivere ogni giornata con intensità, sostenuto dall'affetto della moglie Marina Peroni e della sua cerchia più intima, alternando, come lui stesso raccontava, «momenti di tranquillità a momenti più complicati», ma sempre aggrappato alla forza delle cure e al calore familiare.
La camera ardente e i funerali
I lunghi giorni dell'addio si snoderanno tra Chiavari e la sua cattedrale, luoghi che accoglieranno il commiato dagli estimatori e dai cittadini. La camera ardente verrà allestita, come annunciato, lunedì prossimo nella Cappella Maggiore del seminario vescovile in piazza Nostra Signora dell'Orto, rimanendo aperta dalle dieci del mattino fino alle cinque del pomeriggio, per poi riaprire i battenti la mattina del 9 dicembre, dalle nove a mezzogiorno. I funerali saranno celebrati nel pomeriggio di quello stesso martedì, alle quindici, all'interno della Cattedrale di Nostra Signora dell'Orto, un'ultima, solenne occasione per raccogliersi attorno alla sua memoria.
Una carriera segnata dal successo
Nato a Genova nel dicembre del 1949, Giacobbe abbandonò gli studi di ragioneria a soli sedici anni, rispondendo a una chiamata più forte di qualsiasi calcolo contabile: quella della musica. Dopo le prime esperienze con la band “Giacobbe & Le allucinazioni”, formata con un gruppo di amici, il salto di qualità arrivò con la firma del primo contratto da solista per la Dischi Ricordi, che lo lanciò verso il successo nazionale. Il brano che più di ogni altro ne definì la parabola artistica fu senza dubbio “Signora mia”, 45 giri di straordinaria fortuna che nel 1974 partecipò al Festivalbar e rimase per mesi stabilmente nelle hit parade italiane ed estere, diventando, negli anni Settanta e Ottanta, un vero e proprio inno generazionale. Quella canzone, tra l'altro, trovò spazio anche nella colonna sonora del celebre film di Lina Wertmüller “Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto”, legando indissolubilmente la melodia alla pellicola, sebbene le musiche originali fossero state composte da Piero Piccioni.
I ricordi oltre la musica
I tributi che si moltiplicano sui social network e non solo, raccontano di un uomo dalla personalità poliedrica, il cui impegno andava ben oltre le note. Forte era, ad esempio, il suo legame con Genzano di Lucania, ma altrettanto profondo e noto era l'amore per il Genoa CFC, che lo ha ricordato pubblicamente sulle sue piattaforme con un commosso «Ciao Sandro», definendolo un «grande cuore rossoblù». Questo affetto viscerale per lo sport e per le cause sociali dipinge il ritratto di un artista completo, che ha saputo intrecciare la sua vicenda professionale con una presenza sentita e partecipe nella società, lasciando un'impronta che i meri dati discografici non riescono a contenere. La sua scomparsa, dunque, non chiude solo un capitolo della canzone melodica italiana, ma interrompe un dialogo costante con il suo pubblico, costruito su una carriera lunga e su una vita vissuta, nonostante le ultime, dure prove, con una forza e una schiettezza che rimarranno nel ricordo di chi l'ha amato.




