Bordighera, domani interrogatori per la madre della bimba e il suo compagno

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Compariranno davanti al giudice, domani, in due distinti interrogatori di garanzia, Emanuel Iannuzzi, 42 anni, e la sua compagna Emanuela Aiello, la madre della piccola Beatrice. L'uomo, raggiunto all'alba di sabato da un provvedimento di custodia cautelare eseguito dai carabinieri, si trova ora a rispondere, al pari della donna - già reclusa nel carcere di Torino dallo scorso febbraio - dell'accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte della minore. leggo +2

La svolta investigativa che ha portato all'arresto del compagno, fino a quel momento indagato a piede libero per omicidio preterintenzionale, ha infatti ridefinito il quadro giudiziario dell'intera vicenda, avvenuta sulle alture di Bordighera lo scorso 9 febbraio. lastampa +2

Il quadro accusatorio e il presunto depistaggio

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, coordinati dalla procura di Imperia, la morte della piccola Beatrice non sarebbe stata un evento improvviso, bensì il tragico epilogo di mesi di violenze costanti. ilgazzettino +2

La procura ha contestato alla madre, Emanuela Aiello, un doppio ordine di responsabilità: non solo di aver personalmente picchiato la figlia di due anni, ma anche di aver assistito "senza muovere un dito" - come sottolineato negli atti - alle sevizie inflitte dalla sua compagna di fronte alle violenze commesse dal compagno, un comportamento omissivo che ha trasformato la sua posizione processuale equiparandola di fatto a quella di Iannuzzi. lastampa +2

Le indagini hanno rivelato un presunto tentativo di depistaggio: si ipotizza che la bimba, deceduta circa 36 ore prima del ritrovamento del corpo nel lettino, sia stata trasportata in auto già priva di vita dalla casa di Iannuzzi a Perinaldo fino alla villetta di Montenero, dove la madre ha poi simulato la scoperta e lanciato l'allarme al 112, una messa in scena orchestrata per sviare le prime ricerche. leggo +2

Le prove choc e il ruolo delle sorelline

A pesare in modo determinante sulle decisioni del giudice sono stati i riscontri scientifici e le testimonianze raccolte nell'ambito di un'inchiesta che ha scavato a fondo nella quotidianità della vittima.

L'autopsia, eseguita dal medico legale Francesco Ventura, ha confermato che la causa del decesso è riconducibile a un grave trauma cranico che ha provocato una emorragia cerebrale, escludendo completamente la versione fornita inizialmente dalla madre di una banale caduta dalle scale. ilgazzettino +2

Il quadro probatorio si è ulteriormente aggravato con l'analisi del materiale informatico sequestrato: nel telefono di Iannuzzi sono state rinvenute fotografie che ritraggono il corpo della bambina coperto di lividi, e un video particolarmente inquietante in cui la piccola Beatrice, in lacrime, viene costretta a fumare una sigaretta mentre i due adulti presenti ridono, un comportamento definito dai magistrati "abominevole" e di "crudeltà atroce". lastampa +2

Un tassello fondamentale è stato infine fornito dalla sorellina maggiore della vittima, un'audizione protetta che ha descritto le ultime ore di agonia della bambina, rivelando dettagli agghiaccianti: il corpo violaceo della sorellina, il sangue dal naso e la testa che ciondolava senza che la madre chiedesse mai un intervento medico. leggo +2

L’attesa per gli sviluppi giudiziari

Mentre le due sorelline di Beatrice, di 9 e 7 anni, sono state allontanate dal nucleo familiare e collocate in una struttura protetta in attesa delle decisioni del tribunale civile sull'affidamento, l'attenzione si concentra ora sugli interrogatori di garanzia in programma per domani. ilgazzettino +2

Sarà l'occasione per Iannuzzi e Aiello, difesi dai rispettivi legali, di fornire la loro versione dei fatti dinanzi al giudice, in un contesto in cui le accuse di maltrattamenti aggravati sono supportate da una mole di riscontri investigativi che il procuratore capo Alberto Lari ha definito "gravi" al punto da giustificare la custodia cautelare ancor prima del deposito definitivo di tutte le consulenze tecniche. lastampa +2

L'ipotesi di reato contestata, che prevede pene severe, rappresenta al momento l'atto conclusivo di un'indagine che ha ricostruito un contesto familiare segnato dalla violenza sistematica, dove la madre - come emerso anche dalle chat e dalle testimonianze - era solita rimproverare le figlie maggiori con insulti e bestemmie se queste tentavano di interrompere le sue fughe notturne con l'uomo che avrebbe dovuto proteggerle. leggo +2

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