Bimba morta a Bordighera, la procura indaga anche il compagno della madre: si allarga il fascicolo sulla morte di Beatrice

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’inchiesta sulla morte della piccola Beatrice, la bambina di due anni deceduta lo scorso 9 febbraio in una villetta di Bordighera, ha subito una repentina accelerazione con l’iscrizione di un secondo indagato nel registro della procura della Repubblica di Imperia. Dopo l’arresto della madre, Manuela Aiello, finita nel carcere di Genova Pontedecimo con l’accusa di omicidio preterintenzionale, i magistrati hanno formalizzato un provvedimento analogo nei confronti di Emanuel Iannuzzi, 42 anni, residente a Perinaldo e compagno della donna -2-5. La decisione, come spesso accade in indagini così complesse e delicate, nasce dalla necessità di fare piena luce su un quadro temporale che la difesa della donna ha contribuito a delineare, ma che gli inquirenti ritengono ancora colmo di zone d’ombra.

La svolta nelle indagini, coordinate dal procuratore Alberto Lari e dal pubblico ministero Veronica Meglio, è strettamente legata alle dichiarazioni rese dalla stessa Aiello durante l’interrogatorio di convalida dell’arresto. La donna, nel tentativo di ricostruire le sue ultime ore, ha riferito al giudice di aver trascorso la notte tra domenica 8 e lunedì 9 febbraio, insieme alle sue tre figlie di dieci, nove e due anni, proprio nell’abitazione di Iannuzzi, situata in località Massabò, nel comune di Perinaldo -5. Secondo il racconto della madre, lei si sarebbe allontanata da quella casa la mattina presto, intorno alle 8.30, per recarsi a Bordighera a sbrigare alcune faccende e fare la spesa, lasciando le piccole, inclusa Beatrice che all’epoca era già sofferente per una presunta caduta dalle scale, alle cure del compagno per circa tre ore e mezza -5. Un lasso di tempo, questo, su cui gli investigatori stanno ora concentrando i loro accertamenti, cercando di comprendere se le condizioni della piccola siano peggiorate in quelle ore e in che contesto.

La procura, evidentemente ritenendo non implausibile l’ipotesi che Iannuzzi possa aver avuto un ruolo, attivo o omissivo, nella vicenda, ha disposto il sequestro della sua abitazione. Nella villetta di Perinaldo, che sorge in una zona isolata e che da venerdì è sotto sequestro, sono attesi a breve i tecnici della scientifica per una serie di accertamenti irripetibili -5. L’ipotesi di reato contestata all’uomo, che ha già un passato giudiziario per un episodio di crudeltà ai danni di un animale risalente al 2019, è la stessa della compagna: omicidio preterintenzionale -2-3. Un’accusa, quest’ultima, che presuppone la volontà di percuotere ma non quella di uccidere, e che nel caso specifico dovrà confrontarsi con i risultati dell’autopsia disposta sul corpicino della bambina.

La versione della madre e le crepe nel racconto: lividi, telecamere e una telefonata

Mentre l’attenzione si sposta ora anche sul nuovo indagato, resta in piedi, seppur traballante, la posizione di Manuela Aiello. Il gip Massimiliano Botti, al termine dell’udienza di convalida, ha scelto una linea giuridicamente molto netta: pur non convalidando l’arresto in flagranza, ha disposto la custodia cautelare in carcere per la donna, ritenendo concreto il pericolo di inquinamento delle prove -6-7. Alla base di questa decisione, come si legge negli atti, c’è una sostanziale e profonda contraddizione tra quanto dichiarato dalla madre e gli elementi oggettivi già raccolti dalla procura. La donna, assistita dagli avvocati Bruno Di Giovanni e Laura Corbetta, continua a professarsi innocente, ripetendo che non avrebbe mai sfiorato nemmeno un capello delle sue bambine, ma la sua versione della caduta accidentale dalle scale non ha retto al primo vaglio della scienza medica.

Il medico legale, infatti, ha documentato sul di Beatrice numerose e diffuse lesioni, alcune delle quali compatibili con l’uso di un corpo contundente e difficilmente riconducibili a una semplice caduta dalle scale -1-4. A queste evidenze scientifiche si aggiungono le immagini delle telecamere di sorveglianza, che avrebbero smentito in più punti la ricostruzione degli spostamenti della madre fornita al pm, e persino il contenuto della lunga telefonata fatta al 118, che secondo gli inquirenti presenterebbe incongruenze con quanto dichiarato successivamente in aula -6-7. Elementi, questi, che nel loro insieme hanno convinto il giudice a mantenere la misura cautelare, in attesa che l’autopsia, affidata al medico legale Francesco Ventura, offra risposte definitive sulle cause della morte e sulla natura di quei lividi, contribuendo a scrivere, forse, la parola fine su una vicenda che ha sconvolto l’entroterra ligure.

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