Bimba morta a Bordighera, la procura indaga anche il compagno della madre

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura di Impera ha allargato il perimetro dell'inchiesta sulla morte di Beatrice, la bambina di due anni trovata senza vita lunedì scorso nell'abitazione di Bordighera dove viveva con la madre. Il sostituto procuratore Veronica Meglio, che coordina le indagini, ha infatti iscritto nel registro degli indagati il compagno di Manuela Aiello, la donna di 43 anni attualmente reclusa nel carcere di Genova Pontedecimo con l'accusa di omicidio preterintenzionale. All'uomo, un quarantaduenne di Perinaldo, paese dell'entroterra imperiese, viene contestato il medesimo reato, e i suoi legali, che pure non risultano ancora formalmente nominati, dovranno ora confrontarsi con un quadro accusatorio che si fa di ora in ora più complesso e articolato. La decisione della magistratura, maturata al termine di una serie serrata di accertamenti e di audizioni, poggia su elementi che gli investigatori hanno raccolto nelle concitate ore successive al decesso della piccola.

L'iscrizione del nuovo indagato, la cui abitazione è stata posta sotto sequestro dai carabinieri, aggiunge un tassello di rilievo a una vicenda giudiziaria già segnata da riscontri contraddittori e da versioni dei fatti che faticano a trovare conferme obiettive. È proprio in quella casa, sita sempre nel comprensorio di Bordighera, che Manuela Aiello avrebbe trascorso la notte antecedente la tragedia insieme alle sue tre figlie – la piccola Beatrice e le due sorelle maggiori di nove e dieci anni – come la stessa donna ha riferito nel corso dell'interrogatorio di convalida davanti al giudice. Un passaggio, questo, che la procura ha evidentemente ritenuto meritevole di approfondimento, tanto da portare all'estensione delle ipotesi di reato a carico del compagno, la cui posizione è ora al vaglio degli inquirenti che dovranno chiarire se e in quale misura egli possa essere chiamato a rispondere di quanto accaduto.

La versione della madre e i rilievi della scientifica

La ricostruzione fornita da Manuela Aiello, assistita dagli avvocati Bruno Di Giovanni e Laura Corbetta, si è fin dall'inizio basata sulla tesi dell'incidente domestico. La donna avrebbe spiegato al pubblico ministero che la piccola Beatrice, nel pomeriggio di domenica, era caduta dalle scale interne dell'abitazione, un evento che non avrebbe destato particolare allarme nelle ore immediatamente successive. L'indomani mattina, però, secondo quanto riferito dalla madre, le condizioni della bambina sarebbero improvvisamente peggiorate, spingendola a richiedere l'intervento del 118. Quando i sanitari sono giunti sul posto, per la piccola non c'era ormai più nulla da fare, e il personale medico non ha potuto che constatare il decesso. Tuttavia, la relazione del medico legale, che ha potuto esaminare la salma, ha delineato un quadro profondamente diverso e assai più allarmante: sul di Beatrice sarebbero stati riscontrati numerosi traumi, alcuni dei quali riconducibili all'azione di oggetti contundenti, e lesioni che mal si concilierebbero con una semplice caduta accidentale.

Agli inquirenti, che coordinano le indagini della compagnia dei carabinieri di Ventimiglia, non è sfuggita nemmeno la discrasia tra i movimenti dichiarati dalla donna e quelli registrati dagli impianti di videosorveglianza cittadini. Le telecamere piazzate in diversi punti di Bordighera avrebbero infatti ripreso spostamenti non perfettamente coincidenti con il racconto reso dalla quarantatreenne, la quale, nel frattempo, ha visto il giudice per le indagini preliminari rigettare la convalida dell'arresto – non trattandosi di flagranza di reato – ma disporre comunque per lei la custodia cautelare in carcere. Una misura, quest'ultima, motivata dall'evidente pericolo di inquinamento probatorio, un rischio che la procura ha ritenuto concreto alla luce delle numerose contraddizioni emerse.

Il sequestro dell'abitazione e le prossime scadenze processuali

Il provvedimento di sequestro, che ora riguarda anche l'immobile del compagno, rappresenta un ulteriore passo avanti nelle attività finalizzate a cristallizzare la scena del crimine e a impedire che eventuali tracce possano andare perdute. I carabinieri del nucleo investigativo, sotto la direzione della procura, hanno effettuato rilievi approfonditi in entrambi i luoghi, cercando elementi che possano corroborare o smentire le dichiarazioni rese dagli indagati. La posizione del quarantaduenne di Perinaldo, al momento, appare legata a doppio filo alla dinamica temporale della notte precedente il decesso, un arco di tempo che gli investigatori stanno cercando di ricostruire con precisione millimetrica. Non è dato sapere, allo stato attuale, se l'uomo fosse presente al momento della caduta dalle scale – sempre che di caduta si sia trattato – o se la bambina avesse già manifestato segni di malessere durante la permanenza nella sua abitazione.

L'attenzione degli inquirenti si concentra ora sull'autopsia, affidata al direttore dell'istituto di medicina legale Francesco Ventura, un esame che si preannuncia dirimente per stabilire l'esatta causa della morte e, soprattutto, la natura e la datazione dei traumi riscontrati sul corpicino di Beatrice. Solo l'esame autoptico, infatti, potrà chiarire se le lesioni siano antecedenti o successive alla caduta raccontata dalla madre, e se vi sia un nesso causale diretto tra quelle e il decesso. La difesa di Manuela Aiello, che nel frattempo ha già preannunciato ricorso al tribunale del Riesame per ottenere la scarcerazione, punta molto sull'esito di questo accertamento, nella speranza che possa spostare l'ipotesi accusatoria verso un reato meno grave, come l'abbandono di incapaci, che non presupporrebbe la volontarietà delle lesioni. Intanto, il padre della piccola, detenuto dallo scorso agosto in un altro carcere e al centro di un acceso contenzioso con la donna per l'affidamento delle figlie, rimane in attesa di poter partecipare all'autopsia con un proprio consulente, un diritto che i suoi legali hanno già annunciato di voler esercitare.

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