La morte di Beatrice a Bordighera, la Procura indaga anche il compagno della madre: per lui l’ipotesi di reato è la stessa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’inchiesta sulla morte della piccola Beatrice, la bambina di due anni trovata senza vita lunedì scorso nell’abitazione di famiglia a Bordighera, ha subito una brusca accelerazione con l’iscrizione nel registro degli indagati di un secondo soggetto. La Procura di Imperia, dopo aver posto sotto sequestro l’appartamento dove la madre Manuela Aiello, attualmente detenuta, avrebbe trascorso la notte precedente il decesso assieme alle figlie, ha notificato un avviso di garanzia al compagno della donna, un quarantaduenne originario di Perinaldo. La decisione dei magistrati, spinta anche dalle dichiarazioni rese dalla stessa Aiello nel corso dell’interrogatorio di convalida, mira a fare piena luce su quei momenti cruciali in cui le bambine – comprese le altre due sorelline di nove e dieci anni – sarebbero rimaste affidate alle cure dell’uomo mentre la madre si era allontanata per sbrigare alcune faccende domestiche e fare la spesa, secondo una ricostruzione che gli inquirenti stanno ora verificando minuziosamente.

I rilievi del medico legale e le contraddizioni emerse

Il quadro indiziario che ha portato all’arresto della madre, e che ora si allarga al suo compagno, poggia su elementi concreti emersi già dalle prime fasi dell’indagine. La versione fornita dalla donna, secondo cui la piccola sarebbe caduta accidentalmente dalle scale qualche giorno prima dell’accaduto, non ha trovato riscontro nelle verifiche compiute dal medico legale incaricato dalla Procura. Il sopralluogo sul di Beatrice ha infatti evidenziato la presenza di numerose ecchimosi e lesioni che, stando a una prima relazione, sarebbero state inferte con violenza e in alcuni casi con l’ausilio di oggetti contundenti, circostanza che contrasta nettamente con l’ipotesi di un semplice incidente domestico. A ciò si aggiunge l’analisi dei filmati dei sistemi di videosorveglianza della zona di Bordighera, i quali avrebbero smentito gli spostamenti dichiarati dalla donna, contribuendo a rafforzare il convincimento della pubblica accusa circa la necessità di approfondire il ruolo giocato da altre persone nelle ore immediatamente precedenti la tragedia.

La posizione del compagno e il sequestro dell’abitazione

L’iscrizione del compagno nel registro degli indagati, con la medesima accusa di omicidio preterintenzionale contestata a Manuela Aiello, rappresenta una svolta significativa nelle indagini coordinate dal procuratore Alberto Lari e dal pm Veronica Maglio. La scelta del giudice per le indagini preliminari di non convalidare l’arresto della donna in regime di flagranza – pur disponendone la custodia cautelare in carcere a Genova Pontedecimo per il concreto pericolo di inquinamento delle prove – non ha fermato l’attività investigativa, che ora si concentra anche sulla villetta dell’indagato. I carabinieri hanno posto i sigilli all’immobile, un atto dovuto per consentire l’esecuzione di accertamenti tecnici e il reperimento di eventuali tracce utili a ricostruire con esattezza la dinamica dei fatti e il tempo che Beatrice potrebbe aver trascorso in quel luogo, lontano dagli occhi dei vicini e al riparo della fitta siepe che circonda la proprietà.

Le dichiarazioni difensive e i prossimi accertamenti

Nel corso dell’interrogatorio, Manuela Aiello, assistita dagli avvocati Laura Corbetta e Bruno Di Giovanni, ha continuato a professare la propria estraneità ai fatti, arrivando a dichiarare, con evidente partecipazione emotiva, di non aver mai sfiorato i propri figli e di considerarli la sua unica ragione di vita, aggiungendo, quasi in un moto di sfida, di essere disposta a scontare anche quarant’anni di carcere pur di vedere emergere la verità. Una verità che, secondo la difesa, potrebbe ricondurre la morte della piccola a una fatale negligenza o a una omissione di soccorso, ipotesi che gli inquirenti non escludono ma che ritengono, al momento, non compatibile con la pluralità e la natura delle lesioni riportate dalla vittima. L’autopsia, affidata al direttore dell’istituto di medicina legale Francesco Ventura e fissata per i prossimi giorni, rappresenta l’atto cruciale da cui ci si attende risposte definitive sulla causa del decesso e sulla compatibilità delle ferite con l’uso di corpi contundenti, un accertamento che potrebbe ulteriormente allargare o ridefinire il perimetro delle responsabilità penali in questa vicenda che ha scosso profondamente la provincia di Imperia e l’intera Liguria.

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