Bordighera, morte di Beatrice: indagato anche il compagno della madre. La Procura contesta l'omicidio preterintenzionale
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Redazione Interno
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L'ipotesi di reato per la morte della piccola Beatrice, la bambina di due anni trovata senza vita lunedì scorso nell'abitazione di Bordighera, in provincia di Imperia, si allarga a un secondo soggetto. La Procura, come confermato dagli stessi uffici giudiziari, ha infatti iscritto nel registro degli indagati il compagno della madre, Manuela Aiello, la quarantatreenne già in carcere da alcuni giorni con la medesima accusa. All'uomo, un quarantaduenne originario di Perinaldo, comune nell'entroterra imperiese, viene contestato lo stesso reato, l'omicidio preterintenzionale, e la sua abitazione, luogo in cui la donna avrebbe trascorso la notte precedente il decesso insieme alle figlie, è stata posta sotto sequestro dai carabinieri -2-4-6.
La decisione del giudice per le indagini preliminari Massimiliano Botti, arrivata al termine dell'interrogatorio di convalida tenutosi nella giornata di ieri, ha delineato un quadro processuale ancora in piena evoluzione. Se da un lato il gip non ha convalidato l'arresto della donna, dall'altro ne ha disposto la permanenza in carcere, ritenendo concreto il pericolo di inquinamento delle prove. Manuela Aiello, assistita dagli avvocati Bruno Di Giovanni e Manuela Corbetta, ha risposto alle domande del magistrato ribadendo la propria estraneità ai fatti e negando di aver mai maltrattato le sue bambine, che lei stessa ha definito la sua ragione di vita. Una versione, la sua, che si è però scontrata con gli elementi raccolti dagli inquirenti nel corso di questi primi accertamenti -1-10.
Le contraddizioni emerse dalla perizia del medico legale
A minare la credibilità del racconto della madre, così come riportato dalla procura di Imperia, è stata in particolare la relazione del medico legale Andrea Leoncini. Il perito, incaricato di eseguire una prima ispezione sul della piccola Beatrice, ha evidenziato la presenza di multiple lesioni ed ecchimosi, alcune delle quali sarebbero state provocate, secondo una prima valutazione, da un corpo contundente. Una circostanza, questa, che contrasta nettamente con la dinamica riferita dalla donna, la quale aveva inizialmente parlato di una caduta accidentale dalle scale avvenuta nei giorni precedenti. La Procura, con la pm Veronica Meglio, ritiene che la versione di Aiello venga smentita non solo dal referto medico, ma anche dall'analisi dei video di sorveglianza relativi ai suoi spostamenti e dalla lunga telefonata intercorsa con il personale del 118, elementi che hanno contribuito a consolidare il quadro indiziario a suo carico -1-5-7.
La posizione del compagno e il sequestro dell'abitazione
La svolta investigativa che ha portato al coinvolgimento del compagno della donna si fonda sulla necessità di chiarire l'esatta dinamica delle ore antecedenti il decesso. La stessa Manuela Aiello, durante l'interrogatorio, ha dichiarato di aver trascorso la notte precedente la tragedia nell'abitazione dell'uomo a Perinaldo, insieme alle figlie. Un particolare che ha reso indispensabile, agli occhi della Procura, estendere le verifiche anche a quel luogo e alla posizione del proprietario di casa. Il sequestro dell'immobile, disposto dai magistrati e eseguito dai carabinieri, rappresenta un passaggio fondamentale per consentire ai Ris di effettuare tutti i rilievi del caso e cercare eventuali tracce che possano ricondurre a responsabilità dirette dell'uomo o a una sua consapevolezza dello stato di sofferenza in cui versava la piccola -2-4-6.
L'autopsia e i prossimi accertamenti irripetibili
Nei prossimi giorni, come stabilito, si procederà con l'esame autoptico sul di Beatrice, un passaggio tecnico che la difesa di Manuela Aiello attende con particolare attenzione. L'avvocato Bruno Di Giovanni ha sottolineato come l'accertamento medico-legare sarà dirimente per comprendere le reali cause del decesso e, soprattutto, per stabilire l'eventuale nesso di causalità tra le lesioni riscontrate e la morte. La stessa difesa, che ha già nominato un proprio consulente, sta preparando un ricorso al tribunale del Riesame per chiedere la scarcerazione della donna, confidando che l'autopsia possa offrire elementi nuovi a sostegno della tesi dell'incidente domestico o, in subordine, di una condotta colposa legata a negligenza nell'assistenza, piuttosto che a un'azione volontaria. Resta intanto affidata ai servizi sociali la sorte delle altre due figlie della donna, di nove e dieci anni, mentre il padre delle bambine si trova già detenuto in carcere dallo scorso agosto per altra causa -1-10.




