Mythos, il modello Ai più potente violato in pochi giorni: accesso abusivo e paure per la finanza

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Una falla nella sicurezza informatica che suona come un campanello d’allarme per l’intero settore tecnologico: il modello di intelligenza artificiale Mythos, sviluppato da Anthropic e considerato il più potente mai rilasciato (almeno stando a quanto dichiarato dalla stessa azienda), è stato oggetto di un accesso abusivo da parte di un gruppo non autorizzato. Secondo quanto riportato da Bloomberg nella serata del 21 aprile, un piccolo gruppo di utenti – i quali si muovono all’interno di un forum privato online – sarebbe riuscito a scavalcare le restrizioni imposte dalla società, mettendo le mani su questo strumento che, sulla carta, possiede capacità straordinarie nell’individuazione e nello sfruttamento di vulnerabilità software. L’accesso, avvenuto attraverso l’ambiente informatico riservato a un fornitore terzo di Anthropic, dimostra quanto sia complesso, per non dire a tratti illusorio, il tentativo di mantenere il controllo su tecnologie considerate “di frontiera”.

L’intrusione nel progetto Glasswing

La strategia di rilascio controllato messa in atto da Anthropic, denominata “Project Glasswing” e che limitava l’uso del modello a circa quaranta grandi aziende (tra cui colossi tecnologici e istituzioni finanziarie), è stata quindi aggirata con una sorprendente rapidità. Il gruppo di utenti non autorizzati, spinto più dalla curiosità tecnica che da intenzioni malevole (stando alle prime ricostruzioni che parlano di un interesse genuino per il “giocare” con il nuovo modello piuttosto che per il “seminare il caos”), avrebbe sfruttato una combinazione di fattori: da un lato, l’accesso di cui godeva uno di loro, dipendente di un appaltatore che collabora con Anthropic; dall’altro, un’intuizione tanto banale quanto efficace riguardante la struttura degli URL utilizzati dall’azienda per i precedenti modelli. Questo “colpo di fortuna” ragionato ha permesso loro di iniziare a utilizzare Mythos regolarmente, tanto da fornire a Bloomberg screenshot e dimostrazioni dal vivo del software. Anthropic, da parte sua, ha confermato di star indagando sulla vicenda, sottolineando comunque che, al momento, non vi sarebbero prove di un’effettiva compromissione dei propri sistemi centrali o di fughe di dati sensibili.

OpenMythos e la sfida dell’architettura aperta

In parallelo a queste frizioni legate alla sicurezza “fisica” del modello chiuso, si muove un’altra iniziativa, dal sapore quasi antagonista, che mira a democratizzarne le potenzialità. Il progetto “OpenMythos”, annunciato da sviluppatori indipendenti, rappresenta un tentativo di reverse engineering teorico: l’obiettivo dichiarato è quello di ricostruire un’architettura plausibile (basata su transformer ricorrenti e meccanismi di profondità dinamica) che possa competere con i modelli proprietari nella ricerca di vulnerabilità, senza però disporre dei pesi effettivi del modello originale. Questa iniziativa, sebbene non rappresenti un leak ufficiale, getta luce su una verità scomoda: se un sistema è in grado di analizzare e trovare falle meglio di un team umano, la soglia di accesso a queste capacità (difensive o offensive che siano) si abbassa drammaticamente, rendendo potenzialmente ogni codice distribuito analizzabile su larga scala.

La reazione della finanza globale e il rischio sistemico

A scatenare il vero e proprio terrore, però, non è tanto la violazione in sé quanto l’oggetto della violazione. Mythos, infatti, è stato descritto come uno strumento capace di superare gli esseri umani in diversi aspetti del controllo e della programmazione, in particolare nell’individuazione di quelle falle “zero-day” che rappresentano l’incubo di banche e infrastrutture critiche. Non sorprende, quindi, che l’eco di questo accesso abusivo abbia provocato onde d’urto nel sistema finanziario globale, già scosso nelle scorse settimane da riunioni di primavera dove i regolatori hanno messo in guardia i colossi del settore. Le principali istituzioni finanziarie (si parla di banche centrali come la Fed e la Bank of England, ma anche di colossi come JPMorgan Chase) temono un’apocalisse informatica, uno scenario in cui l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata per costruire catene di exploit complete, passando dall’analisi del codice alla compromissione effettiva dei sistemi di pagamento. La paura, insomma, è che uno strumento nato per rafforzare le difese possa trasformarsi, nelle mani sbagliate (o anche solo in quelle di qualcuno che lo sta semplicemente “testando”), in un’arma di distruzione di massa digitale capace di lasciare le banche “nude” di fronte agli attacchi.

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