Il potere (e i rischi) dell’intelligenza artificiale si gioca sull’accesso: Anthropic tiene l’Europa all’oscuro del super modello Mythos
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Redazione Economia
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C’è un momento, nella evoluzione di una tecnologia dirompente, in cui la posta in gioco smette di essere la potenza del motore e diventa la mano che ne tiene il volante. E se a guidare fosse un attore privato, con sede nella Silicon Valley, che decide di accendere i fari solo su una parte limitatissima della strada? È esattamente ciò che sta accadendo con Project Glasswing, l’iniziativa con cui Anthropic ha appena riscritto le regole della sicurezza informatica globale, lasciando l’Europa – ancora una volta – a guardare dal ciglio dell’asfalto.
Il nuovo modello, chiamato Claude Mythos, rappresenta una discontinuità non tanto per la sua efficienza, quanto per la scelta radicale di non metterlo a disposizione del pubblico. L’azienda statunitense ha rilevato che il sistema è in grado di individuare vulnerabilità “zero-day” – quelle falle sconosciute persino agli sviluppatori – e di scrivere exploit funzionanti su una vasta gamma di software, dai sistemi operativi ai browser più diffusi. La reazione interna alla società, ammessa dagli stessi ingegneri, è stata di sorpresa: il modello supera le capacità umane nella caccia ai bug, un’arma a doppio taglio che, nelle mani sbagliate, potrebbe paralizzare infrastrutture intere. Per questo, Anthropic ha deciso di concedere l’accesso anticipato solo a una ristretta cerchia di partner selezionati.
L’asse privilegiato Usa-Regno Unito e il silenzio con Bruxelles
La lista dei prescelti per testare Mythos è emblematica del nuovo ordine geopolitico dell’IA. Dodici colossi tecnologici, tutti con quartier generale negli Stati Uniti – tra cui Apple, Microsoft e Amazon – hanno ricevuto le credenziali per armare i propri sistemi. A questi si aggiungono una quarantina di organizzazioni non meglio identificate e, particolare non secondario, il governo britannico. Londra, attraverso il suo AI Security Institute, ha non solo avuto accesso al modello, ma ha già avviato contromisure operative basate sui risultati delle analisi.
La stessa cortesia, se così si può definire, non è stata estesa all’Europa continentale. Le agenzie nazionali di cybersecurity sono state lasciate all’oscuro dei dettagli più tecnici. Secondo una ricostruzione che ha coinvolto otto autorità europee, solo la Germania ha ammesso di aver avviato “conversazioni preliminari” con Anthropic, ma senza essere riuscita a testare direttamente il modello. Gli olandesi, tramite il portavoce Job Holzhauer, hanno lamentato l’impossibilità di verificare l’impatto reale delle vulnerabilità scoperte senza avere accesso ai dettagli tecnici. Di fatto, mentre Washington convocava vertici d’emergenza con le banche sistemiche, Bruxelles guardava da fuori.
OpenAI risponde con Gpt.4-Cyber, ma la musica non cambia
In questo clima di incertezza, la mossa di Anthropic ha innescato una reazione a catena tra i rivali. OpenAI ha risposto a stretto giro presentando GPT.4-Cyber, una variante specializzata del suo modello di punta pensata proprio per la difesa informatica. L’approccio, tuttavia, è speculare per quanto riguarda la riservatezza: l’accesso al nuovo modello è subordinato a una verifica d’identità rigida (un sistema di “Trusted Access”) che, di fatto, esclude l’utente medio e concentra il potere nelle mani di pochi verified user o aziende di security.
Se Anthropic ha scelto il “club esclusivo” per paura delle conseguenze, OpenAI prova a vestire i panni del guardiano accessibile ma severo. Entrambe le strade, però, portano allo stesso bivio: la gestione dei rischi esistenziali legati all’AI è affidata al settore privato, che decide autonomamente chi è degno di accedere agli strumenti più affilati. I ricercatori, come il premio Yoshua Bengio, hanno definito la situazione “profondamente preoccupante”, sottolineando come manchi un meccanismo di controllo pubblico terzo che possa bilanciare le scelte unilaterali di queste ration.
Il paradosso normativo europeo: ai atto, ma senza chiavi
Il Vecchio Continente, forte della sua immagine di “super regolatore” digitale, si trova così impigliato in una ragnatela giuridica che non riesce a stringere. L’AI Act europeo, entrato in vigore per disciplinare i modelli ad alto rischio, prevede obblighi stringenti per chi distribuisce sistemi di IA sul mercato comunitario. Tuttavia, dato che Mythos non è stato “rilasciato” ufficialmente al pubblico – e nemmeno offerto in Europa – la legge non scatta. Come ha osservato l’esperta Laura Caroli, l’UE è stata messa da parte proprio perché il modello non è sul mercato; se lo fosse, Anthropic avrebbe obblighi vincolanti.
Ecco allora il cortocircuito: più un modello è potenzialmente pericoloso, più l’azienda tenderà a tenerlo in una bolla protetta, e più gli Stati, specialmente quelli non allineati con gli Usa, resteranno esclusi. La cybersicurezza diventa, quindi, una questione di sovranità tecnologica. Con il precedente di Mythos, si apre una voragine: chi controllerà i prossimi modelli, ancora più potenti? Per ora, l’unica certezza è che le autorità europee possono solo “dialogare” o “osservare le implicazioni”, mentre la partita vera si gioca nei laboratori privati americani e nei server del Regno Unito.




