Stm, l’accordo da molti miliardi con Amazon e l’ingresso nel capitale del gruppo dei chip: il Titolo vola in Borsa
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Redazione Economia
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Non è solo una commessa, per quanto gigantesca, e non si tratta nemmeno di una semplice estensione di fornitura. L’intesa siglata tra Stmicroelectronics e Amazon Web Services – un’alleanza strategica pluriennale il cui controvalore, quantificato in “diversi miliardi di dollari”, non è stato reso noto nei dettagli – segna un punto di svolta nei rapporti tra il produttore italo-francese di semiconduttori e il colosso di Seattle, che ora si prepara a varcare la soglia della sala di consiglio, seppur con una partecipazione minoritaria. Il patto, annunciato nella giornata di lunedì, ha immediatamente spinto il titolo a Piazza Affari, con un balzo che ha sfiorato il dieci per cento e che ha portato le azioni a quota 27,32 euro, un valore comunque inferiore, e di questo occorre tenere conto, al prezzo di esercizio fissato per i warrant concessi ad Amazon -3-5.
La struttura finanziaria dell’operazione, infatti, prevede che Stm emetta a favore di Aws warrant per un massimo di 24,8 milioni di azioni ordinarie. Si tratta, tecnicamente, di una sorta di diritto di opzione che consentirà alla società di Jeff Bezos – o meglio, alla sua divisione cloud – di diventare socia del gruppo dei chip con una quota che si attesterà intorno al 2,8 per cento del capitale -1-3. Il prezzo di strike è stato fissato a 28,38 dollari, equivalenti a circa 23,91 euro, e questi warrant, come specificato nelle comunicazioni ufficiali, matureranno in tranche lungo l’intera durata del contratto, essendo sostanzialmente vincolati ai pagamenti che Aws e le sue affiliate effettueranno per l’acquisto di prodotti e servizi di Stm -2-5. L’orizzonte temporale per l’esercizio di tali diritti è stato definito in sette anni.
La svolta tecnologica e il ruolo di Stm nell’infrastruttura di Aws
Al di là della componente azionaria, che pure rinsalda in modo non meramente formale il legame tra le due realtà, è il contenuto industriale dell’accordo a ridefinire il posizionamento di Stmicroelectronics. L’azienda guidata da Jean-Marc Chéry non sarà più soltanto un fornitore tra i tanti, bensì un partner strategico le cui tecnologie proprietarie – si parla di connettività ad alta velocità, microcontrollori avanzati per la gestione intelligente delle infrastrutture, circuiti integrati analogici e di potenza – verranno integrate direttamente nell’architettura di calcolo di Amazon Web Services -2-7. Questo permetterà alla multinazionale statunitense di offrire ai propri clienti nuove istanze di calcolo ad alte prestazioni, con costi operativi ridotti e una capacità di scalare carichi di lavoro particolarmente intensivi dal punto di vista computazionale. Non è un dettaglio da poco, se si considera che Aws, nel solo ultimo trimestre del 2025, ha registrato una crescita del 24 per cento, la più rapida degli ultimi tredici trimestri, frenata proprio dall’insufficienza delle capacità infrastrutturali -8.
La strategia di diversificazione dopo la frenata di Tesla
La mossa di Stm assume contorni ancora più netti se letta alla luce delle difficoltà incontrate dal gruppo sul fronte automotive. Il bilancio 2025 si è chiuso con ricavi in calo da 13,27 a 11,8 miliardi di dollari e un utile netto precipitato da 1,6 miliardi a 180 milioni, una contrazione che riflette le turbolenze del settore auto e, in particolare, il rallentamento di Tesla, storicamente uno dei clienti principali -3-7. È lo stesso ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ad aver recentemente sottolineato come l’azienda debba necessariamente svilupparsi diversificando il portafoglio clienti, essendosi concentrata in passato in modo forse eccessivo sul costruttore di Austin. L’intesa con Amazon, che vanta già duecentomila clienti e una holding partecipata paritariamente dai governi italiano e francese quale azionista di riferimento con il 28 per cento, rappresenta dunque una risposta industriale concreta a quella che era divenuta una vulnerabilità strutturale -3.
La scommessa da duecento miliardi di Amazon sull’intelligenza artificiale
L’operazione, peraltro, si inserisce in un quadro macroeconomico e finanziario di portata ben più ampia. Amazon ha aperto il 2026 con una promessa – o forse con una sfida – destinata a ridisegnare gli equilibri dell’intera industria tecnologica: investire almeno duecento miliardi di dollari in spese in conto capitale, concentrate prevalentemente nell’espansione dei data center e nello sviluppo dell’intelligenza artificiale -4-6. Una cifra che, sommata ai piani di Google, Microsoft e Meta, porta il totale degli investimenti annunciati per l’anno in corso a quota seicentosessanta miliardi di dollari, l’equivalente di oltre tre Pnrr. La reazione di Wall Street, occorre ricordarlo, non è stata entusiastica: il titolo Amazon ha accusato un tonfo nell’after-hours, e complessivamente le grandi del tech hanno visto evaporare novecento miliardi di capitalizzazione -6. Gli azionisti pretendono ritorni certi e ravvicinati, mentre i piani industriali delle Big Tech guardano a un decennio di costruzione infrastrutturale.




