Katz: “Disarmare Hezbollah resta l’obiettivo”. Tregua in Libano, ma Israele non molla le posizioni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha ribadito con nettezza che la neutralizzazione del partito armato sciitaHezbollah – rappresenta ancora il punto focale dell’intera campagna militare, un obiettivo che non verrà abbandonato né sul campo né al tavolo delle trattative. La dichiarazione, rilasciata a caldo mentre entrava ufficialmente in vigore il cessate il fuoco di dieci giorni mediato dagli Stati Uniti, mette subito in chiaro i termini di una tregua che, per Tel Aviv, non significa affatto resa o ritiro. “Disarmare Hezbollah con mezzi militari o diplomatici – ha dichiarato Katz – era ed è tuttora l’obiettivo della campagna a cui ci dedichiamo”, precisando che questo traguardo riceve oggi una significativa influenza politica grazie al coinvolgimento diretto del presidente Donald Trump, il quale esercita al contempo una pressione crescente sul governo libanese affinché prenda le distanze dalle milizie. Nonostante la sospensione delle ostilità, la realtà sul terreno racconta quindi di una pausa armata, ma non di una resa delle armi, né tantomeno di un arretramento strategico da parte delle Forze di difesa israeliane (Idf).

La “zona di sicurezza” e l’intransigenza di Katz

Secondo quanto riferito dall’ufficio del ministro, le truppe di Israele “mantengono e continueranno a mantenere” tutte le posizioni recentemente bonificate e conquistate nel Sud del Libano, compresa una fascia cuscinetto che si estende per circa dieci chilometri all’interno del territorio libanese. Katz è stato esplicito nel descrivere la sorte di quell’area: molte delle abitazioni presenti saranno rase al suolo e ai residenti libanesi sarà impedito di farvi ritorno, trasformando di fatto quella porzione di terra in una zona cuscinetto militarizzata. Questa linea dura, che trova fondamento nella necessità di prevenire future incursioni o lanci di missili anticarro, è esattamente la stessa illustrata dal premier Benjamin Netanyahu, il quale ha annunciato che Israele “non se ne andrà”, delineando un futuro in cui la pressione militare lascerà il posto a garanzie concrete. Al di là del fiume Litani, ha aggiunto Katz, il resto dell’area dovrà essere “liberato” dalla presenza di Hezbollah, attraverso i canali diplomatici o, in assenza di progressi, proseguendo le operazioni militari.

I dettagli dell’accordo e il ruolo di Washington

L’intesa, articolata in sei punti chiave e annunciata da Trump sul suo social Truth, prevede formalmente la cessazione degli attacchi offensivi israeliani contro obiettivi libanesi, ma concede a Israele un margine di manovra non trascurabile: il diritto all’autodifesa rimane intatto, consentendo a Netanyahu di reagire immediatamente a qualsiasi attacco “pianificato, imminente o in corso” da parte degli Hezbollah. Proprio questa clausola, unita al rifiuto iniziale del presidente libanese Joseph Aoun di parlare direttamente con il suo omologo israeliano, rende l’atmosfera particolarmente tesa. Roma, da parte sua, osserva con attenzione i movimenti dell’Unifil, mentre Washington si prepara a ospitare un vertice storico – il primo di questo livello dal 1983 – nella speranza di trasformare una tregua di soli dieci giorni in un percorso di pace più stabile. L’obiettivo dichiarato dal presidente americano, che conta di invitare i leader alla Casa Bianca entro due settimane, è quello di utilizzare questa pausa per arrivare a un accordo definitivo che ponga fine a decenni di conflitto.

Cronaca e sviluppi giudiziari: il caso della rapina a Napoli

Sul fronte nazionale, senza alcun legame con la crisi mediorientale, le cronache giudiziarie registrano un colpo messo a segno ai danni di un istituto di credito nel capoluogo campano. Una banda, la cui composizione numerica non è stata ancora ufficialmente accertata, ha fatto irruzione in una banca riuscendo a fuggire con il bottino prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. Le indagini, condotte dagli inquirenti partenopei, si concentrano in queste ore sull’analisi dei filmati degli impianti di videosorveglianza interni ed esterni alla filiale, nonché su eventuali testimonianze oculari raccolte tra i passanti e i dipendenti presenti al momento del colpo. Al momento non si registrano vittime tra il personale o la clientela, circostanza che, sebbene non attenui la gravità dell’accaduto, ha perlomeno scongiurato conseguenze più drammatiche per le persone coinvolte nella rapina.

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