Blanco, la rinascita a 23 anni tra disciplina e un cammino per la mamma
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
C’è un momento, nella vita di chi ha bruciato le tappe troppo in fretta, in cui il silenzio diventa più necessario di un’altra hit. E Blanco, che all’anagrafe risponde al nome di Riccardo Fabbriconi e che quando parla – lasciatemelo notare – sfoggia un accento bresciano molto più marcato di quello che usa cantando, quel silenzio l’ha scelto e l’ha abitato a lungo. Oggi, a ventitré anni, riemerge con una consapevolezza nuova, quasi spiazzante per chi lo ricordava mentre distruggeva rose sul palco dell’Ariston: «La cosa più rock’n’roll che c’è – dice – è la disciplina». Una frase che suona come un manifesto, se consideriamo il percorso a ostacoli che l’ha portato fin qui.
Deragliamenti e ritorni: il lungo stop dopo il successo boom
A diciotto anni aveva avuto un’esplosione improvvisa, quella che pochi sanno gestire e che lui stesso, ammettiamolo, ha faticato a governare. Il primo album, “Blu celeste”, uscì nel 2021 dalla sua cameretta; poi la vittoria a Sanremo nel 2022 con “Brividi”, e l’anno successivo i concerti negli stadi. Troppo, e forse troppo in fretta. Da lì, qualche deragliamento – il caso delle rose è solo il più visibile – e poi la decisione di fermarsi, di scrivere, di viaggiare. Oggi eccolo con un disco nuovo, “Ma’”, che è l’abbreviazione di mamma, e che si presenta come un’opera completa, ragionevole, in qualche modo esemplare. L’uscita è fissata per il 3 aprile, e il lavoro si discosta leggermente dal coté elettronico: resta pop, ma asciugato, reso più essenziale.
Quarantadue chilometri a piedi per un fioretto
Per festeggiare l’arrivo del disco, Blanco ha organizzato una sorta di maratona simbolica: partirà da Bardolino, sulle rive del lago di Garda, per raggiungere a piedi la casa della madre Paola, a Calvagese della Riviera. Sono quarantadue chilometri, otto ore di cammino, e chi vuole può unirsi a lui. Un gesto che tiene fede a un fioretto, una promessa personale che restituisce l’idea di un artista che ha scelto la lentezza dopo anni di corsa. L’album, del resto, percorre molti momenti della sua vita privata, con la famiglia e il passato come baricentro; non a caso lo dedica alla madre, a cui riconosce il merito di avergli permesso di sbagliare senza perdersi del tutto.
Errori, silenzi e la rinuncia a Sanremo
Blanco sospira, prima di rispondere. I suoi silenzi – citando Renato Zero – sono lunghi, e li trincera come una difesa. Poi spiega: «È figo anche sbagliare. Gli uomini che hanno avuto successo nella vita sono quelli che hanno fallito di più». Tre anni di travagli, incertezze e rimandi lo hanno portato a guardare indietro senza rancore, anzi con una sorta di gratitudine dura. «Dedico tutti i miei errori a mamma – racconta –. Anni difficili, ma oggi splendo come il sole». Quanto a Sanremo, però, non è nei suoi piani: l’esperienza è stata intensa, forse traumatica, e al momento non c’è spazio per un nuovo ritorno sul palco dell’Ariston. Oggi esce “Ma’”, e la priorità è un’altra: camminare, consegnare alla madre la propria persona, e dimostrare che la disciplina può essere l’atto più rock di tutti.




