Blanco e l’amore per la disciplina: “Punto alla Luna”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
All’inferno e ritorno. È la storia degli ultimi tre anni di Blanco, o perlomeno ciò che si desume dal terzo album di Riccardo Fabbriconi – questo il vero nome, classe 2003 da Desenzano del Garda – dal titolo Ma’, dedicato alla madre e che oggi e domani presenta in concerto al Palazzo dello Sport. Lui, che aveva trasformato la rabbia in un gesto iconoclasta sul palco dell’Ariston, sembra ora aver trovato una nuova stella polare in un concetto, a dir poco, inaspettato per un ex enfant terrible: la disciplina. “Il vero rock’n’roll del 2026 è la disciplina”, ha dichiarato nei giorni precedenti al tour, una frase che funge da spartito per questo suo ritorno sulle scene dopo un lungo silenzio. Non si tratta più solo di urla e synth distorti; c’è una ricerca di ordine nella melodia, una volontà di ricostruirsi “come persona” prima ancora che come artista, che traspare dai quindici brani di un disco fortemente autobiografico.
Torino, la notte della verità e l’addio a Martina Valdes
La tappa torinese dell’Inalpi Arena è stata, in tal senso, il primo vero banco di prova di questa nuova fase, e non sono mancati i momenti di cruda sincerità che hanno spiazzato il pubblico. Blanco ha trasformato il palco in un divano di analisi, alternando l’energia di “Notti in bianco” a intermezzi parlati di una rara intensità. Il culmine emotivo – certamente non previsto in scaletta – è arrivato durante l’esecuzione di “Innamorato”, brano simbolo del suo precedente lavoro. Al termine del pezzo, con il fiato ancora corto, ha preso il microfono per dedicare la canzone al pubblico con una frase che suonava come una confessione: “Spero voi abbiate qualcuno che amate a cui dedicarla. Io non posso più farlo”. Con queste poche parole, il cantante ha di fatto ufficializzato la fine della relazione con la ballerina Martina Valdes, durata diversi anni, ritirando quella dedica che fino a ieri era considerata un pilastro della loro storia privata. Nessun comunicetto social, nessuna dichiarazione ai rotocalchi: ha scelto il palco, il posto dove è più vero, per chiudere il capitolo.
“Ma’”, il disco che riconcilia con le radici
A fare da contrappeso a questa sorta di “lutto” amoroso c’è, però, la celebrazione di un amore piú grande e incondizionato, quello per la madre, che dà il titolo all’album *Ma’*. A differenza dell’esordio urlato, questo lavoro – uscito il 3 aprile – si presenta con una copertina intima: una foto d’infanzia scattata dal padre che lo ritrae tra le braccia della genitrice, quasi a voler riavvolgere il nastro della memoria. Nei testi si respira l’aria di casa, il bisogno di stabilità dopo il terremoto del successo fulmineo. E mentre a Roma si appresta a calcare il palco del Palazzo dello Sport all’Eur per i due sold out di stasera e domani – atteso con una scaletta che pesca sia dai vecchi successi come “Belladonna” sia dalle nuove sperimentazioni – Blanco sembra aver messo a fuoco l’obiettivo. “Punto alla Luna”, canta in un passaggio, e stavolta non è più il sogno vago di un ragazzo, ma la dichiarazione di un uomo che ha deciso di ripartire da dove tutto è cominciato.
Un animale in gabbia (ma consapevole)
Sul palco romano, si preannuncia uno show che è l’esatta fotografia di questa dualità. Da un lato l’artista che tre anni fa distrusse il palco dell’Ariston per un problema tecnico, dall’altro il professionista che oggi ha studiato “due passi indietro per allacciarsi bene le scarpe e ripartire senza inciampare”. La formazione che lo accompagna si è arricchita di nuovi musicisti, ampliando la sezione fiati e virando decisa verso sonorità rock, ma il baricentro è sempre lui, Riccardo, che si muove come un animale in gabbia tra la nebbia di fumo e i versi di “Ti voglio bene, uomo”. E proprio lì, in quel contrasto perfetto tra fragilità e potenza, Blanco ha trovato la sua nuova dimensione. Senza piú la necessità di rompere tutto per farsi notare, ma con la forza sufficiente per reggere il peso di un palasport intero sulle spalle, forte solo della sua voce e di quella disciplina che, oggi, considera la forma piú alta di ribellione.




