Blanco, la maratona per portare il nuovo album “Ma’” alla madre e il ritorno dopo il silenzio

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Milano, 2 aprile. C’è un’idea di fondo, nel gesto che Blanco compie oggi, che sfida la logica frenetica dell’industria musicale: quella di rallentare fino a ridursi a un passo, uno dopo l’altro, per quarantadue chilometri. Il cantante bresciano, all’anagrafe Riccardo Fabbriconi, ha deciso di trasformare l’uscita del suo terzo album, “Ma’” (in uscita domani, 3 aprile, per EMI Records Italy/Universal Music Italy), in un pellegrinaggio laico e viscerale. La diretta streaming, partita alle 10:30 dal suo canale YouTube, lo mostra mentre percorre a piedi la strada da Cisano (sulla sponda veronese del lago di Garda) fino a Calvagese della Riviera, dove lo aspetta la madre Paola. L’obiettivo, dichiarato senza alcuna retorica, è consegnarle il disco prima che finisca in negozio o venga ascoltato da chiunque altro: un atto di restituzione affettiva che funge da controcanto alla velocità del mercato.

Ma l’operazione, che per certi versi ricorda le performance più estreme dell’arte concettuale, è solo la punta dell’iceberg di un lavoro che Blanco definisce "importante" non solo per le vendite, ma per la posta in gioco emotiva. Dopo il successo planetario di “Innamorato” – che nel 2023 era diventato il terzo album più ascoltato al mondo su Spotify (esclusi gli Stati Uniti) grazie a hit come “Lacrime di piombo” e al duetto virtuale con Mina in “Un briciolo d’allegria” – l’artista ha scelto il silenzio. Un azzardo, se si considera che la sua carriera procedeva a razzo tra la vittoria sanremese con Mahmood e i record di streaming. Eppure, raccontando il disco alla stampa, Blanco ha ribaltato la narrazione comune: “Il fallimento è la chiave del successo”, sembra suggerire la sua pausa, descrivendo “Ma’” come un contenitore di tutte le sfumature umane, dove la speranza emerge prepotente anche nei frangenti più bui.

Il filo rosso della madre e la confessione musicale

La genesi del progetto, che conta quindici tracce e include collaborazioni importanti come quelle con Elisa (“Ricordi”) e Gianluca Grignani (“Peggio del diavolo”), è radicata in un ritorno all’origine. La copertina stessa – una foto d’infanzia di Blanco tra le braccia della mamma Paola – non lascia spazio a interpretazioni ambigue. “Questo disco è iniziato da mamma e arriverà a lei prima che a chiunque altro, glielo devo”, ha scritto l’artista, annunciando la maratona come un rito necessario. Nel brano che dà il titolo all’album, versi come “Io non mi voglio bene, questa vita fa schifo” assumono così la forma di una confessione intima, quasi una seduta di analisi condivisa con l’unica figura in grado di assolverlo senza giudizio.

È interessante notare come Blanco, che oggi cammina per portare fisicamente il compact disc alla madre, ami definirsi un "ragazzo tranquillissimo", un’affermazione che stride volutamente con l’etichetta di enfant terrible che la cronaca gli ha affibbiato dopo alcuni episodi impulsivi sul palco. “Che cosa significa ‘enfant terrible’, è francese?”, ha chiesto lui recentemente, smontando con un sorriso la costruzione mediatica che lo voleva irriverente e sregolato. La verità, forse, sta proprio in quella camminata lunga e faticosa: un’azione normalissima, fisica, lenta, che solo un artista molto consapevole dei propri mezzi può permettersi di mettere in scena senza sembrare ridicolo.

La noia come motore creativo e il cambiamento fisico

Se “Innamorato” era stato il manifesto di un amore totalizzante, “Ma’” sembra voler esplorare il territorio accidentato che viene dopo la caduta. Blanco ha parlato apertamente di “errori” e di un periodo di stallo creativo, arrivando a definire la noia come una componente essenziale dell’arte. Una noia, quella patinata dal successo, che lo ha spinto a scrivere per altri (da Giorgia a Irama) e a rimettersi in discussione prima di tornare al centro dell’arena. Il singolo “Anche a vent’anni si muore”, presente in scaletta, è una dichiarazione di poetica: la fragilità non è un tabù, ma un carburante.

L’artista, che a ventitré anni ha già alle spalle un’evoluzione fisica e mentale notevole, non teme il cambiamento. Anzi, lo abbraccia con la consapevolezza di chi ha capito che la coerenza non sta nel ripetersi, ma nell’essere fedeli al momento che si vive. “Sono cambiato sotto tutti i punti di vista: fisicamente, come persona. E meno male, perché il cambiamento è figo”, ha dichiarato. Questa maturità ritrovata si riflette anche nella struttura dell’album, lungo e stratificato, in controtendenza rispetto alla dittatura dei venti minuti di musica imposta dalle piattaforme. Con “Ma’”, Blanco non consegna solo un disco a sua madre: consegna il resoconto di una trasformazione, passo dopo passo, chilometro dopo chilometro, fino a mezzanotte a Calvagese della Riviera.

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