Blanco, tra i banchi di scuola dopo il trionfo a Sanremo: "Il latino e la sfida di essere migliore"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La sua ascesa, rapida e inarrestabile, ha dell’inverosimile. Da promettente calciatore in provincia di Brescia a dominare, quasi da un giorno all’altro, le classifiche e i palchi più importanti del Paese con la forza grezza di testi che hanno catturato una generazione. Blanco, al secolo Riccardo Fabbriconi, dopo aver vinto il Festival di Sanremo nel 2022 insieme a Mahmood con il tormentone “Brividi” e dopo aver abbandonato gli studi a soli diciotto anni per il primo contratto discografico, compie oggi una scelta controcorrente. Decide, infatti, di tornare tra i banchi di un Liceo delle Scienze Umane per conseguire quel diploma lasciato in sospeso, una decisione che racconta non una fuga ma una precisa ricerca di sé.
Il ritorno in aula e il valore di una scelta inattesa
“Voglio essere la versione migliore di me”, ha dichiarato il cantante al mensile Icon., sintetizzando con una frase apparentemente semplice un percorso di maturazione che pochi, nel picco del successo, avrebbero il coraggio di intraprendere. Non si tratta, come è evidente, di una mera formalità burocratica o dell’adesione a un luogo comune. Quella di Blanco è invece una presa di posizione netta, dettata dalla consapevolezza che la crescita personale – spesso sacrificata sull’altare della carriera nello show business – passi anche attraverso lo studio e la fatica dell’apprendimento. “Ho capito che è fondamentale crescere, arricchirsi”, ha aggiunto, sottolineando come il mondo non giri esclusivamente attorno al successo immediato e alle sue logiche effimere.
Latino, linguaggi e la paura dell’omologazione
Tra le materie che ora affronta, il latino è quella che preferisce, un amore che diventa spunto per una riflessione più ampia e sorprendentemente acuta. Discutendo con il suo insegnante, Blanco osserva come la lingua italiana stia mutando, con l’inglese che “si infila ovunque”, e come questo fenomeno non sia isolato. “Più avanti andremo, più finiremo per assomigliare a un modello unico. Le cose più piccole moriranno”, ha affermato, tracciando un parallelo diretto con l’industria musicale contemporanea. Una considerazione che svela un’attenzione particolare per i processi culturali e un timore verso l’appiattimento e la perdita delle specificità, sia lessicali che artistiche.
Una parabola artistica tra consapevolezza e formazione
La sua parabola, del resto, ricorda quella di un personaggio di romanzo di formazione, dove il raggiungimento della fama non coincide con l’approdo definitivo ma diventa, anzi, il punto di partenza per una nuova esplorazione interiore. L’abbandono del sogno calcistico, l’esplosione musicale, il trionfo sanremese e poi, improvvisamente, la scelta di fermarsi. Di dedicare tempo ed energie a quel percorso di istruzione superiore interrotto, dimostrando che la formazione continua rappresenta un tassello indispensabile, anche per un artista già affermato, per costruire una consapevolezza più solida e duratura. Una decisione che, al di là del Titolo di studio in sé, delinea il profilo di un interprete che non si accontenta della superficie e che cerca, nei classici come nella complessità del presente, nuovi strumenti per comprendere e raccontare il mondo.




