Blanco, il ritorno sui banchi: "Lo studio del latino, come i Beatles per la musica, è la base"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un momento, nella parabola di ogni artista giovanissimo catapultato nell’iperbole del successo, in cui il rumore di fondo rischia di sovrastare la sostanza del proprio percorso. È quello che sembra aver intuito, con una consapevolezza inusuale per la sua età, Riccardo Fabbriconi, in arte Blanco, che a soli diciotto anni conquistò il podio del Festival di Sanremo nel 2022 insieme a Mahmood con il tormentone “Brividi”. Dopo aver firmato il primo contratto discografico, un evento che di per sé segna un punto di non ritorno, il cantante aveva infatti deciso di abbandonare gli studi superiori, immerso com’era nella macchina dei concerti e delle produzioni musicali. Una scelta, quella, dettata dalle circostanze eccezionali di una carriera decollata in modo fulmineo, ma che oggi, a ventitré anni ormai prossimi, viene riconsiderata in una luce diversa, portando Blanco a riprendere i libri e a iscriversi al liceo delle scienze umane.

La scelta di staccare la spina nel momento del trionfo

Non è cosa da tutti, si potrebbe osservare, decidere di rallentare quando tutto sembra spingere nella direzione opposta, ovvero verso una sovraesposizione continua che il cantante stesso ha definito priva di senso. “Quel dare-dare-dare rende identici. Ti toglie la magia”, ha spiegato Blanco, il quale, dopo aver toccato l’apice della popolarità, si è trovato anche al centro di polemiche aspre, come quelle seguite alla sua performance come ospite a Sanremo l’anno successivo alla vittoria. Quegli episodi, rimasti nella cronaca dei festival, lo hanno visto protagonista di gesti discussi, sui quali non è il caso di soffermarsi se non per ricordare come abbiano contribuito a un clima di giudizio spesso spietato. Una tempesta mediatica dalla quale è emerso, col tempo, un artista desideroso di ritrovare una dimensione più autentica, lontana dai riflettori perenni che rischiano di appiattire ogni slancio creativo.

Il latino come fondamento di una nuova crescita

Il suo ritorno in aula, dunque, non rappresenta un semplice completamento formale del percorso scolastico, ma assume i contorni di una ricerca di profondità. Tra i banchi, Blanco ha riscoperto l’interesse per le discipline umanistiche, in particolare per lo studio del latino, che descrive con una metafora musicale efficace: “Come i Beatles nella musica, è la base di tutto”. Una dichiarazione che va ben oltre il capriccio di un momento e che delinea piuttosto la volontà di costruire solide fondamenta culturali, necessarie per evolversi. “Devo studiare, capire”, ha affermato, sottolineando come l’obiettivo ultimo sia quello di “essere la migliore versione di me”, un traguardo che passa inevitabilmente attraverso l’impegno e la fatica dell’apprendimento, elementi spesso trascurati nel vortice dello show business.

Dal successo alla maturità: un percorso in divenire

La sua storia, del resto, è costellata di svolte repentine: dal sogno nel cassetto del calcio alla rivelazione musicale, fino alla capacità di regalare, da autore, successi ad altri artisti affermati, come nel caso del brano “La cura per me” interpretato da Giorgia. Quest’ultimo passaggio dimostra una maturità compositiva in crescita, che forse trova proprio nella decisione di dedicarsi allo studio una sua logica continuazione. Blanco, insomma, non rinnega il talento precocissimo che lo ha reso famoso, ma sembra volerlo nutrire con nuovi strumenti, difendendo la necessità di preservare quel mistero, quella “magia” artistica che l’eccesso di presenza rischia di dissolvere. Il suo percorso scolastico, con la sfida di conciliare lezioni e impegni professionali, si configura così come un tassello fondamentale di un cammino artistico che punta alla sostanza, in un settore dove l’effimero fa troppo spesso da padrone.

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