Cop29 a Baku, tra disaccordi e paradossi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Cop29, la conferenza annuale dell'Onu sul clima, ha aperto i battenti ieri a Baku, capitale dell'Azerbaijan. La prima giornata di lavori, tuttavia, è stata segnata da liti e sabotaggi, con i partecipanti bloccati per oltre otto ore a causa di disaccordi sull'agenda. I delegati, esausti, sono rimasti rinchiusi nelle claustrofobiche sale delle missioni nazionali, mentre l'atmosfera di grande preoccupazione e delusione permeava l'evento.

Il paradosso dell'Azerbaijan, paese ospitante, è evidente: il 92% dell'export del Paese riguarda gas e petrolio, e circa metà del suo Pil è costruito sulle fonti fossili. Nonostante ciò, la conferenza si propone di discutere come evitare le crescenti minacce del cambiamento climatico, con un focus sull'aggiornamento del fondo per gli aiuti ai Paesi vulnerabili. Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha lanciato un monito severo: "Coloro che cercano disperatamente di ritardare l'inevitabile fine dei combustibili fossili perderanno".

La giornata si è conclusa con un episodio curioso: l'Ong Global Witness ha acquistato il dominio Cop29, un gesto simbolico che riflette il clima di tensione e incertezza che caratterizza questa edizione della conferenza. Guterres, nel suo discorso, ha descritto il 2024 come "una lezione magistrale sulla distruzione del clima", evocando immagini di famiglie in fuga dagli uragani, lavoratori e pellegrini crollati per il caldo insopportabile, inondazioni devastanti e bambini affamati a causa della siccità.

La Cop29 di Baku, tra assenze eccellenti e disaccordi, sembra destinata a essere ricordata non solo per le sue discussioni sul clima, ma anche per i suoi contrasti interni e le contraddizioni del paese ospitante.

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