La morte del bambino nella piscina a Latina: «Il bocchettone non aveva la grata di sicurezza»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il piccolo Gabriele Ubaldo Petrucci, sette anni, ha festeggiato il suo compleanno annegando in una vasca termale. È successo sabato scorso a Suio Terme, frazione di Castelforte in provincia di Latina, all’interno del centro termale Vescine. I carabinieri, che da subito hanno aperto un’inchiesta, stanno ora cercando di ricostruire ogni dettaglio di quella che potrebbe non essere stata una semplice fatalità, bensì la conseguenza – tragica e forse evitabile – di una mancanza strutturale.

Secondo quanto dichiarato dai genitori della vittima, supportati dal loro legale, nel bocchettone di aspirazione della piscina non sarebbe stata installata la griglia di protezione. Un’assenza, quest’ultima, che avrebbe trasformato l’impianto in una trappola mortale: la potenza della pompa, senza alcuna barriera a impedire l’avvicinamento, può letteralmente trattenere un sott’acqua. E non si tratta di un caso isolato, aggiungono i familiari con un dato che aggrava il quadro.

C’è infatti un precedente, risalente a due anni e mezzo fa, quando un altro bambino perse la vita in circostanze sorprendentemente simili. Un’analogia che ora gli inquirenti stanno vagliando con attenzione, senza però ancora stabilire un nesso formale tra i due episodi. Quel che è certo, al momento, è che la piscina è stata posta sotto sequestro e che i militari dell’Arma hanno già acquisito documenti tecnici e contratti di manutenzione dell’impianto.

L’autopsia e il nodo della causa

Per chiarire la dinamica, si dovrà attendere l’esito dell’autopsia sul del bambino. I medici legali dovranno stabilire se il decesso sia stato provocato da un malore improvviso – ipotesi che gli investigatori non escludono a priori – oppure da un’asfissia meccanica da risucchio, come invece sostiene la famiglia. La differenza, sul piano penale, è sostanziale: nel primo caso si tratterebbe di una disgrazia, nel secondo di un’omissione colposa.

I genitori, assistiti da un avvocato, hanno già formalizzato le loro rimostranze, puntando il dito contro la mancata installazione delle grate di sicurezza. Un elemento, quest’ultimo, che se confermato dalle verifiche dei periti nominati dalla procura, potrebbe aprire scenari giudiziari complessi a carico della proprietà o dei responsabili della gestione dell’impianto termale. Nessun indagato è stato ancora iscritto nel registro degli indagati.

Un precedente inquietante

La memoria dei genitori di Gabriele torna a un fatto di cronaca nera risalente a due anni e mezzo prima: un altro bambino, in un contesto analogo, era rimasto incastrato in un bocchettone senza griglia. Anche in quel caso la vittima aveva un’età inferiore ai dieci anni. Le indagini di allora, si apprende, non avevano portato a condanne definitive per carenze strutturali, ma ora quel vecchio fascicolo potrebbe essere riaperto o quantomeno utilizzato come prova di una negligenza sistemica.

I carabinieri, dal canto loro, stanno sentendo i gestori del centro, i bagnini presenti al momento della tragedia e altri testimoni che quel sabato si trovavano nella struttura. Si cerca di capire se qualcuno avesse già segnalato il problema della griglia mancante, o se invece l’impianto fosse stato regolarmente collaudato senza che alcuna anomalia emergesse dai controlli periodici.

Il sequestro e gli sviluppi giudiziari

La vasca, quella in cui è annegato Gabriele, è stata immediatamente posta sotto sequestro dalla procura di Latina. I tecnici della polizia scientifica hanno effettuato rilievi approfonditi, prelevando campioni dell’acqua e misurando la potenza delle pompe di aspirazione. L’obiettivo è simulare la forza di risucchio e verificare se, anche in assenza di grate, un delle dimensioni di un bambino di sette anni possa essere trattenuto sott’acqua in modo irreversibile.

Parallelamente, il legale della famiglia ha annunciato la volontà di costituirsi parte civile nel procedimento penale che verrà aperto, una volta che l’autopsia avrà fornito un quadro più chiaro delle cause della morte. Nessuna ipotesi di reato è stata ancora formalizzata, ma gli inquirenti non escludono capi d’imputazione che vanno dall’omicidio colposo alle lesioni personali colpose con esito mortale, aggravate dalla violazione delle norme sulla sicurezza degli impianti natatori.

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