Delfin, il riassetto che vale 40 miliardi: spunta l'ipotesi di liquidare LMDV e ridisegnare il cda

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La partita attorno a Delfin si arricchisce di un nuovo capitolo. La holding lussemburghese che custodisce il 32,4% di EssilorLuxottica, il 10% di Generali, il 17,6% di Mps, il 2,7% di UniCredit e il 28% di Covivio sta valutando un intervento sul proprio assetto azionario e sulla governance. Secondo fonti accreditate, la cassaforte di famiglia avrebbe avviato un confronto con almeno quattro istituti di credito per allestire un finanziamento destinato all'acquisizione di una o due quote del 12,5% attualmente in mano agli eredi del fondatore Leonardo Del Vecchio.

Un'operazione da 40 miliardi con il sostegno delle banche

Il valore di mercato della holding si aggira attorno ai 40 miliardi di euro e l'operazione, anche applicando lo sconto tipico delle holding, resta di dimensioni rilevanti. I colloqui sarebbero in corso con Crédit Agricole, Bnp Paribas, Intesa Sanpaolo e Citigroup. Delfin può contare su un flusso di dividendi regolare proveniente dalle partecipate, quantificabile attorno agli 1,5 miliardi l'anno, e nei prossimi mesi dovrebbe azzerare il debito.

A questo si aggiunge il potenziale incasso di circa 625 milioni derivante dall'adesione all'offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps, operazione che renderebbe la holding azionista al 3,9% di Ca' de Sass.

La posizione di Leonardo Maria Del Vecchio

Al centro delle riflessioni c'è il 12,5% detenuto da Leonardo Maria Del Vecchio. Il Sole 24 Ore riferisce di «riflessioni» in corso all'interno della holding sul possibile riacquisto della quota. A rendere praticabile l'operazione è la decisione dell'erede di trasferire la partecipazione in un veicolo personale, procedura già completata dai fratelli Luca e Paola e avviata anche da Clemente Del Vecchio e Rocco Basilico.

Il percorso non è però immediato: il Tribunale del Lussemburgo ha concesso una proroga di sei mesi per l'esercizio del diritto di prelazione, spostando a fine marzo 2027 il momento in cui i tre eredi potranno concretamente trasferire le quote. Il rinvio penalizza soprattutto Leonardo Maria, che secondo quanto riportato ha dato in pegno le proprie azioni in Lmdv Capital a Indosuez a fronte di un finanziamento da 350 milioni sottoscritto nel 2025.

Dal dire al fare: il nodo dell'unanimità

Lo schema allo studio avrebbe il vantaggio di offrire a uno o due eredi la possibilità di monetizzare le rispettive partecipazioni e di semplificare la struttura azionaria, che passerebbe da otto a sei soci con una quota teorica del 16,5% ciascuno. La scelta finale spetterà agli eredi, che avranno tempo sino a fine marzo per approvare il progetto e decidere chi eventualmente uscirà dalla compagine.

Lo statuto lasciato da Leonardo Del Vecchio richiede però l'unanimità per le decisioni più rilevanti, un vincolo che in oltre quattro anni ha impedito di sbloccare il riassetto e la distribuzione dei dividendi.

Il fronte della governance

Parallelamente al dossier sulle quote, gli eredi starebbero valutando un intervento sul Consiglio di amministrazione. Tra le ipotesi in discussione figura la revoca del consigliere Mario Notari e una redistribuzione delle cariche oggi ricoperte dall'amministratore delegato Romolo Bardin e dal presidente Francesco Milleri. Sarebbe stata presa in considerazione anche la revoca dell'intero consiglio, ma senza i numeri necessari per procedere.

All'interno del board si sarebbe consolidata un'alleanza tra Bardin, Aloyse May e Giovanni Giallombardo, che rappresenterebbe una maggioranza sufficiente per le decisioni gestionali. Nel frattempo Delfin ha già assunto un impegno formale ad aderire all'Opas di Intesa Sanpaolo su Mps con l'intera partecipazione detenuta nella banca senese, e a tenere condotte di voto coerenti nell'assemblea del 29 ottobre.

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