Hantavirus, il turista inglese negativo al test. A Messina ricoverata un’argentina con polmonite

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La caccia ai contatti del focolaio della nave Mv Hondius, che nei giorni scorsi ha seminato paura in mezzo all’Atlantico, ha portato a un epilogo rassicurante per quanto riguarda il cittadino britannico rintracciato a Milano. L’uomo, che viaggiava su un volo proveniente dall’isola di Sant’Elena con destinazione Johannesburg – lo stesso velivolo su cui era salita la moglie della prima vittima olandese poco prima che questa morisse tentando di fare ritorno in patria – è stato sottoposto a tampone all’ospedale Sacco. Il responso, reso noto nella giornata di ieri, ha escluso la positività al virus, stesso esito negativo che ha riguardato anche il suo accompagnatore, finito in quarantena precauzionale insieme a lui. Una notizia che arriva a stretto giro dal ritrovamento dell’uomo, avvenuto grazie alla segnalazione del governo britannico e all’intervento combinato del ministero della Salute e del Viminale, che ne hanno disposto il trasporto immediato in isolamento presso il nosocomio milanese seguendo la circolare dell’11 maggio.

Allerta e bonifica: la ‘nave-focolaio’ si dirige verso Rotterdam

Nonostante l’esito negativo dei test sui due inglesi, il livello di attenzione rimane alto. Il ministero della Salute ha scelto di alzare il livello di allerta “per cautela”, come dichiarato dalla direttrice della prevenzione Mara Campitiello, mantenendo al contempo un giudizio di sostanziale controllo sulla situazione epidemiologica nel paese. L’attenzione si è infatti spostata sulla gestione delle conseguenze logistiche del focolaio: la nave Mv Hondius, dopo aver fatto evacuare gli ultimi passeggeri rimasti a bordo alle Canarie, ha fatto rotta verso Rotterdam. Nel porto olandese, atteso per l’inizio della prossima settimana, inizieranno le complesse operazioni di bonifica e sanificazione dello scafo, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità aggiorna il conteggio ufficiale dei contagi legati a questa vicenda: 11 i casi sospetti monitorati a livello globale, di cui 9 sono risultati accertati positivi all’hantavirus, incluso il ceppo Andes (particolarmente insidioso per la sua capacità di trasmettersi tra umani in casi di contatto stretto).

Nuovo allarme a Messina: turista argentina ricoverata per polmonite

Proprio mentre la situazione dei turisti britannici veniva risolta, il perimetro dei casi sospetti in Italia si è allargato includendo una nuova nazionalità. Una turista di origine argentina è stata infatti ricoverata nel reparto di malattie infettive di un ospedale di Messina a causa di una polmonite che ha insospettito i medici. La donna, che era arrivata in Italia con un volo di linea Buenos Aires-Roma e che fino al 30 aprile si trovava nelle zone endemiche del Sudamerica (le stesse toccate dalla rotta della crociera), è stata immediatamente posta in isolamento. I suoi campioni biologici, come da prassi, sono stati trasferiti dai Carabinieri dei Nas all’Istituto Spallanzani di Roma per essere analizzati, in attesa di confermare o escludere che la polmonite sia una manifestazione sintomatica del raro virus.

Lo Spallanzani chiarisce: “Solo campioni, non pazienti”

Parallelamente agli accertamenti sui nuovi potenziali contagiati, l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” è stato costretto a intervenire per chiarire un equivoco mediatico relativo a un altro caso sospetto. Alla luce delle indiscrezioni stampa che davano per imminente il trasferimento di un paziente nella capitale, l’IRCCS romano ha specificato che al momento non è previsto l’arrivo di alcun malato, ma soltanto l’invio di campioni biologici da analizzare. Si tratta di una precisazione che riguarda in particolare il venticinquenne calabrese, risultato sintomatico dopo essere stato identificato come contatto a rischio, e che resta in isolamento fiduciario nella propria regione in attesa degli esiti di laboratorio. L’episodio dimostra la forte tensione che accompagna la sorveglianza sanitaria, dove la tempestività delle diagnosi di laboratorio resta l’unica arma certa per scongiurare il panico.

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