Ranucci, la destra insiste. Ma se lo caccia da Report la Rai rischia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nonostante la campagna mediatica scatenata dalle destre, con tanto di “Ciao, ciao Ranucci” a nove colonne, campeggiante sulla prima pagina di Libero, il conduttore di Report, per ora, resta al suo posto. Lo stato maggiore di Fratelli d’Italia avrebbe già individuato il suo sostituto al timone del programma d’inchiesta nella persona di Federico Ruffo, attuale conduttore di Mi manda Raitre. Ma una decisione della Rai sul futuro di Ranucci e di Report presa in questo momento sarebbe quantomeno inopportuna, e potrebbe rivelarsi un boomerang per l'azienda e per la maggioranza che la sostiene.

Le parole di Ranucci e la precisazione in diretta

La discussione su Sigfrido Ranucci entra nello studio di In Onda (La7) e, nel corso della puntata del 19 agosto, è lo stesso giornalista a intervenire in diretta per correggere alcune ricostruzioni sul suo conto. Lo fa attraverso messaggi inviati durante la trasmissione e letti in diretta dal conduttore Luca Telese e dal direttore di Domani, Emiliano Fittipaldi.

Al centro del dibattito ci sono le polemiche che nelle ultime settimane hanno coinvolto il conduttore di Report, il suo rapporto con alcune fonti e, in particolare, le dichiarazioni attribuitegli dal quotidiano La Repubblica a proposito di Valter Lavitola. Il giornalista ha contestato due affermazioni: nega di aver invitato la Procura a cercare il coinvolgimento di altre persone e smentisce di aver definito Lavitola “un caso psichiatrico”.

Il riferimento è alle dichiarazioni attribuite a Ranucci nell'articolo pubblicato da Repubblica, dove, parlando di Valter Lavitola, al conduttore di Report veniva attribuita una valutazione molto precisa.

Il rischio di un autogol per la maggioranza

Il legale del giornalista, Roberto De Vita, ha sottolineato che ogni iniziativa della Rai “sarebbe inevitabilmente inquinata dalle falsità” e risulterebbe a tutti gli effetti una scelta politica. L’avvocato ha ribadito ulteriormente il concetto scrivendo: “Motivazioni inerenti una ‘incompatibilità ambientale’ attesa la ridondanza della vicenda e i suoi riflessi negativi per l’azienda sarebbero pretesto cortese e si tradurrebbero di fatto nella punizione della vittima, che ben poco ospizio ha nel nostro ordinamento”.

La preoccupazione, nei palazzi della politica e della tv di Stato, è che si ripeta il precedente Santoro. Il giornalista, a quei tempi conduttore di Sciuscià – Edizione straordinaria su Raiuno (era il 2002), fu vittima del famigerato “editto bulgaro” dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e allontanato dalla Rai. La battaglia legale che ne seguì fu vinta da Santoro: il Giudice del lavoro ordinò alla Rai di reintegrarlo e condannò l’azienda a pagare corposi risarcimenti per danni professionali, stipendi decurtati e spese legali.

La mobilitazione per il giornalismo d'inchiesta

L’attacco non si ferma certo a Ranucci e sta investendo Report e, attraverso il programma, un certo modo di fare giornalismo d’inchiesta. Lo hanno dimostrato le manifestazioni di solidarietà che hanno coinvolto anche altre città. All'indomani dell'esplosione davanti alla casa di Ranucci, anche a Modena ci fu una mobilitazione importante. L'Associazione stampa modenese, insieme ad Aser e al Cdr Rai, organizzò un presidio al quale parteciparono circa duecento persone.

Un evento che dimostra come la vicenda abbia toccato la sensibilità di chi considera il giornalismo d'inchiesta un pilastro della democrazia, al di là delle divisioni politiche e delle polemiche del momento. Il Cdr del Tg3 ha fatto quadrato intorno a Report, definendo “inaccettabile che ciò diventi il pretesto per distruggere un programma che è una parte fondamentale della storia del servizio pubblico in Italia”.

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