Caso Resinovich, la Cassazione chiude la porta a una nuova perizia medico-legale
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Redazione Interno
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La vicenda giudiziaria sulla morte di Liliana Resinovich, la donna triestina scomparsa nel dicembre del 2021 e ritrovata senza vita nelle settimane successive, non avrà un nuovo capitolo tecnico-scientifico. La Corte di Cassazione, infatti, ha definito «inammissibile» il ricorso presentato dalla difesa di Sebastiano Visintin, il marito e unico indagato per l’omicidio, che puntava a ottenere l’autorizzazione per un cosiddetto incidente probatorio finalizzato a una terza, ulteriore perizia. Una decisione, questa, che di fatto conferma il precedente diniego del giudice per le indagini preliminari di Trieste, il quale aveva già negato la richiesta, considerata «abnorme» nel suo iter. Oltre a respingere l’istanza, gli ermellini hanno inoltre condannato Visintin al pagamento delle spese processuali e a una multa di tremila euro, un provvedimento che si aggiunge alla chiusura di questa specifica battaglia legale.
Il contrasto tra le perizie già esistenti
Il cuore della questione, che ha spinto la difesa a insistere per un nuovo accertamento, risiede nella netta divergenza tra le due consulenze già acquisite agli atti dell’inchiesta. La prima, redatta subito dopo il ritrovamento del nel parco dell’ex ospedale psichiatrico di San Giovanni, era giunta alla conclusione che si trattasse di suicidio. Successivamente, su impulso della procura, è stata disposta una seconda perizia, affidata alla professoressa Cattaneo, la quale ha lavorato sia sulla base della documentazione esistente sia dopo la riesumazione della salma. Il suo parere, che ha escluso in modo categorico l’ipotesi del suicidio, ha creato quello scontro tecnico sul quale gli avvocati di Visintin, Alice e Paolo Bevilacqua, hanno tentato di far leva, chiedendo appunto un terzo esame che facesse, in un certo senso, da arbitro super partes.
Le implicazioni processuali della decisione
Con la pronuncia della Suprema Corte, ogni possibilità di introdurre nel processo un nuovo elemento probatorio di natura medico-legale viene meno, lasciando che siano i magistrati del merito a valutare, nel corso del futuro dibattimento, quale tra le due conclusioni opposte appaia più attendibile e fondata. Una situazione, questa, che certamente complica il quadro ma che rispetta i tempi e le forme del procedimento, evitando – come ha stabilito la Cassazione – un allungamento indefinito della fase delle indagini attraverso richieste di accertamenti supplementari. Il fatto che il ricorso sia stato bollato come inammissibile, e non semplicemente rigettato nel merito, segnala come si sia ritenuto che non sussistessero nemmeno i presupposti formali per prendere in considerazione la richiesta, rafforzando così la posizione dell’accusa e dei familiari della vittima, che da tempo chiedono giustizia.
Il procedimento e i suoi prossimi passi
La morte di Liliana Resinovich, attorno alla quale sono fiorite numerose speculazioni data la delicatezza del caso e la persistenza di zone d’ombra, rimane dunque un mistero da sciogliere in sede processuale, ma senza l’ausilio di un ulteriore parere tecnico. Il percorso giudiziario, dopo questo stop, è destinato a proseguire verso la possibile definizione delle imputazioni e l’eventuale rinvio a giudizio dell’unico indagato. La difesa, privata di questo strumento, dovrà costruire la sua linea basandosi sulla critica alle perizie esistenti, in particolare a quella che indica la morte come un omicidio, tentando di smontarne le conclusioni attraverso altri mezzi di prova e le audizioni dei consulenti in aula. Da parte sua, la procura si trova a sostenere il peso di un doppio parere contrastante, ma con il vantaggio di avere dalla propria l’ultima e più approfondita consulenza, quella della Cattaneo, ordinata proprio per fugare ogni dubbio residuo.




