Il lago di Braies, il ghiaccio che cede e quei cinque turisti finiti in acqua gelida

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È bastato un attimo, domenica di Pasqua, per trasformare una gita familiare in un potenziale dramma. Al Lago di Braies, incastonato nelle Dolomiti altoatesine, la superficie ghiacciata – nonostante le temperature ormai miti e un afflusso record di visitatori – ha ceduto sotto i piedi di due ragazzini, fratello e sorella, cittadini italiani di origine pakistana. L’acqua, la cui temperatura sfiorava i 2-3 gradi, li ha inghiottiti immediatamente, innescando una reazione a catena che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi.

Un tentativo di salvataggio che moltiplica il pericolo

Il padre dei due minori, senza esitazione, si è gettato verso di loro, un gesto istintivo che purtroppo non ha fatto altro che aumentare il numero delle vittime potenziali. A lui, nel vano tentativo di prestare soccorso, si sono aggiunte altre due persone presenti sul luogo. In pochi secondi, così, il conteggio è salito a cinque corpi che lottavano contro lo shock termico e la morsa dell’acqua gelida, un rischio concreto quando l’ipotisi da freddo inizia a manifestarsi dopo pochi minuti di immersione.

La chiamata alle 15 e l’arrivo dei soccorritori

L’allarme è scattato intorno alle tre del pomeriggio, in una giornata che – complice il meteo favorevole – aveva attirato orde di turisti sulle sponde del lago. I vigili del fuoco altoatesini e il Soccorso Alpino, allertati tempestivamente, sono intervenuti con la consueta rapidità. Tuttavia, a fare la differenza – come poi è stato ricostruito – è stato l’intervento diretto di alcuni presenti, che sono riusciti a issare i malcapitati sulla superficie prima ancora dell’arrivo delle squadre ufficiali. Nessuno, alla fine, ha riportato conseguenze fisiche gravi, un risultato che rasenta il miracolo considerate le condizioni proibitive.

Cento persone sul ghiaccio: i moniti regolarmente ignorati

La dinamica, per chi conosce la zona, non sorprende più di tanto. I soccorritori lo ripetono ogni anno, con un ritornello che sembra cadere nel vuoto: camminare sulla crosta ghiacciata di un lago alpino in primavera è una follia. Lo stesso personale intervenuto ha parlato di una vera e propria «follia», visto che sulla superficie si contavano all’incirca un centinaio di persone incuranti dei rischi. Il caldo anomalo di questi giorni – un fattore oggettivo e non più trascurabile – rende il ghiaccio instabile e traditore, trasformando una passeggiata da cartolina in una trappola mortale. Eppure, né i cartelli né gli appelli ufficiali sono serviti a distogliere i visitatori da quel comportamento, che per un soffio non si è trasformato in una tragedia collettiva.

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