Lavoro e caldo estremo, l’ordinanza regionale divide gli agricoltori: "Servono tutele, ma attenzione alla durata"
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Redazione Interno
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La tutela della salute dei lavoratori, va da sé, non è in discussione. Semmai, il confronto – e non potrebbe essere altrimenti – riguarda le modalità con cui applicare le nuove regole in una stagione agricola che, inesorabilmente, si trova sempre più spesso a fare i conti con un andamento climatico fuori dagli schemi tradizionali.
A sollevare il punto è Tommaso Vagnarelli, che insieme al fratello Massimo guida l’omonima azienda agricola tra Petritoli e Carassai, il quale guarda con favore all’ordinanza regionale pur nutrendo qualche riserva, tutt’altro che secondaria, sulla sua durata effettiva.
Un decennio di record e il moltiplicatore delle disuguaglianze
I dati diffusi dalle Nazioni Unite nel corso del 2026 sono inequivocabili e restituiscono un quadro che non ammette fraintendimenti: il periodo che va dal 2015 al 2025 è stato il decennio più caldo mai registrato dalla storia delle rilevazioni meteorologiche. L’esposizione prolungata a temperature così elevate, come ormai sanno bene gli esperti del settore, agisce da brutale moltiplicatore delle disuguaglianze sociali, un fenomeno che nel nostro Paese diventa sempre più tangibile e che si interseca con divari territoriali, sociali ed economici già ampiamente documentati.
Le conseguenze, sul campo e non solo, si traducono in condizioni di lavoro che richiedono un ripensamento profondo delle tutele previste, anche se la strada da percorrere appare ancora in gran parte in salita.
Il decalogo dei sindacati metalmeccanici
Non è un caso, del resto, che proprio in queste settimane sia spuntato un vero e proprio decalogo di interventi da adottare immediatamente nelle fabbriche dove non sono stati realizzati quegli adeguamenti tecnologici indispensabili per fronteggiare l’emergenza climatica. Il documento è stato stilato dalle segreterie provinciali di Reggio di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil, i quali hanno denunciato come "troppe aziende non abbiano effettuato investimenti sufficienti per ridurre temperature e umidità nei reparti", determinando di fatto un rischio crescente di malori e collassi tra i lavoratori.
Una situazione che evidenzia, se mai ce ne fosse bisogno, come il problema del caldo estremo non riguardi soltanto i campi, ma attraversi trasversalmente l’intero mondo produttivo italiano.
La posizione degli imprenditori agricoli
Per Giacomo Centanni, titolare dell’omonima cantina di Montefiore con vigneti distribuiti tra il Fermano e l’Ascolano, l’ordinanza regionale rappresenta in linea di massima una misura condivisibile, a patto però che venga applicata con un certo criterio e tenendo conto delle diverse tipologie di attività lavorative. "Ci sono lavori fisicamente pesanti che vanno tutelati – osserva Centanni con il pragmatismo di chi conosce bene la fatica dei campi – mentre altri, come l’etichettatura delle bottiglie sotto un capannone, non presentano le stesse criticità".
Una distinzione che, secondo l'imprenditore, non è affatto di dettaglio, perché la rigidità di una norma applicata in modo indistinto rischierebbe di creare più problemi di quanti non ne risolva, soprattutto in un momento storico in cui le imprese agricole sono già chiamate a fare i conti con margini di guadagno sempre più risicati e una burocrazia spesso asfissiante.
Il punto, insomma, non è mettere in discussione la necessità di proteggere chi lavora, ma ragionare sulle tempistiche e sulle modalità operative dell’intervento normativo. La riflessione che arriva dal mondo agricolo, in particolare da chi come Vagnarelli e Centanni vive quotidianamente il rapporto con la terra, si concentra sulla durata del provvedimento, che rischia di rivelarsi troppo breve per produrre effetti strutturali oppure, al contrario, troppo lunga per le aziende che operano in settori a minore esposizione termica.
Un dibattito destinato a proseguire, con ogni probabilità, nei prossimi mesi, mentre le temperature continuano a salire e i corpi dei lavoratori restano la variabile più delicata dell'equazione produttiva.




