Bologna, manganelli sul presidio a difesa del Pilastro: sgomberato il parco, in serata l'assalto al cantiere
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Redazione Interno
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Nove camionette della polizia e un mezzo con idranti sono stati impiegati ieri mattina per sgomberare il presidio allestito al Pilastro, la zona periferica di Bologna dove da dicembre un gruppo di attivisti e residenti, riuniti nel comitato MuBasta, si oppone alla realizzazione del Museo dei bambini e delle bambine (Muba). Verso le sette, gli agenti in tenuta antisommossa hanno proceduto all'identificazione e all'allontanamento forzato delle persone che occupavano l'area: alcuni di loro, ci raccontano, sono stati letteralmente tirati fuori dalle tende in cui stavano dormendo. Tra queste, una era posizionata simbolicamente alla base dell’ultimo albero sopravvissuto ai tagli dei giorni scorsi, quelli che avevano già sottratto diverse piante al parco intitolato a Mitilini, Moneta e Stefanini. Il bilancio fornito dal comitato parla di cinque attiviste arrestate e condotte in carcere, e di un maestro finito all'ospedale. Sul posto, per presidiare l'operazione, era presente anche il camion con gli idranti, a testimoniare la tensione di una situazione che le istituzioni, e in particolare l'assessore alla Scuola Daniele Ara, hanno più volte definito come non più tollerabile.
La reazione in Consiglio comunale e la replica dell'assessore
La giornata di tensione al Pilastro ha avuto il suo contraccolpo immediato anche dentro le mura di Palazzo d'Accursio, dove due manifestanti sono riusciti a bloccare momentaneamente i lavori dell'Aula. Un gesto eclatante che ha costretto il Consiglio a una sospensione, mentre fuori la situazione degenerava nuovamente con l'arrivo della sera. Nel tardo pomeriggio, infatti, il cantiere che era stato liberato all'alba e immediatamente messo in sicurezza con pesanti new jersey di cemento è stato nuovamente preso d'assalto: gli attivisti, come documentato da diverse fonti, hanno buttato giù le recinzioni metalliche appena installate, riuscendo a rientrare nell'area contesa. Solo a sera inoltrata è arrivata la dichiarazione di Daniele Ara, l'assessore competente, il quale ha ribadito la fermezza dell'amministrazione: "Non siamo contenti ci sia tensione, ma siamo convinti e andiamo avanti", ha dichiarato, sottolineando come non si possa accettare che una minoranza blocchi un progetto pubblico. "Non ci può essere un Vietnam quotidiano", ha aggiunto Ara, richiamando la necessità che il cantiere venga lasciato in pace per poter procedere.
La genesi della protesta e lo scontro sul verde
La vicenda affonda le radici in un progetto urbanistico voluto dal Comune per realizzare un edificio di tre piani dedicato all'infanzia all'interno di uno dei pochi polmoni verdi del quartiere. Il comitato MuBasta, che riunisce residenti e attivisti, contesta fin dall'inizio quella che definiscono una speculazione edilizia e una cementificazione inaccettabile di uno spazio pubblico e sociale. Nei giorni precedenti allo sgombero, la tensione era già montata quando le ruspe erano entrate in azione per abbattere gli alberi, e gli attivisti avevano dato vita a un presidio permanente. Un tentativo, il loro, di salvare le piante, alcune delle quali erano state ripiantate simbolicamente dopo essere state sradicate. La portavoce del comitato, Laura Pasotti, aveva più volte denunciato la mancanza di dialogo da parte dell'amministrazione, sottolineando come l'unica risposta ricevuta fosse stata, per la seconda volta, l'invio della polizia. Il riferimento è alle richieste di incontro presentate nelle settimane scorse e rimaste, a loro dire, inascoltate.
Le dichiarazioni di chi contesta l'opera
Laura Pasotti, intervistata poco dopo lo sgombero, aveva raccontato l'accaduto con toni accesi: "Alle sette abbiamo visto la prima camionetta. Ci hanno subito attaccato, ci sono stati scontri. Cinque persone sono state portate in Questura tirandole via dalle tende con la forza". Un’altra persona, ha aggiunto, è rimasta ferita, tanto da richiedere l'intervento di un'ambulanza che l'ha trasportata al pronto soccorso. Secondo la portavoce, la mobilitazione non si sarebbe fermata: l'intenzione dichiarata era quella di andare prima sotto la Questura per chiedere il rilascio dei compagni e poi fare ritorno al parco. "Non vogliamo lasciare questo posto, siamo qui per difendere il quartiere", aveva concluso Pasotti, ribadendo la natura pacifica ma determinata della loro opposizione a un progetto che definiscono calato dall'alto. La serata, poi, ha dato ragione alla loro determinazione, con l'assalto alle recinzioni e la rioccupazione simbolica dell'area.




