Sgombero all’alba al parco del Pilastro, sei attivisti del comitato MuBasta portati in questura
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Redazione Interno
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È iniziato poco dopo le sei e trenta di questa mattina, con un imponente dispiegamento di forze dell’ordine, lo sgombero del presidio ambientalista allestito al parco Mitilini-Moneta-Stefanini, nel quartiere Pilastro di Bologna. Diverse camionette della polizia, alcune delle quali posizionate anche su via Pirandello, e agenti in tenuta antisommossa sono entrati nell’area del cantiere occupata dai manifestanti, quella stessa area che da giorni residenti e attivisti del comitato MuBasta avevano trasformato in un simbolo della loro opposizione alla costruzione del nuovo Museo dei bambini, il MuBa. Le operazioni, coordinate per liberare lo spazio verde e consentire la ripresa dei lavori, si sono svolte in un clima di tensione che ha visto momenti di concitazione, con spinte e l’utilizzo di scudi da parte delle forze dell’ordine per allontanare i presenti.
La dinamica dell’intervento e i primi fermi
Secondo le prime ricostruzioni, fornite dagli stessi attivisti attraverso i loro canali social e dalla portavoce del comitato, Laura Pasotti, l’operazione è stata rapida ma violenta. “Ci stanno sgomberando, accorrete”, era il grido d’allarme lanciato in mattinata, mentre le forze dell’ordine procedevano a smantellare il presidio. Il bilancio, al momento, parla di sei persone fermate e condotte in questura. “Cinque persone sono state portate via tirandole fuori dalle tende con la forza”, ha dichiarato Pasotti, aggiungendo che un’altra persona, rimasta ferita nel corso degli scontri, ha richiesto l’intervento di un’ambulanza, giunta sul posto con quello che i manifestanti hanno definito un ritardo ingiustificato. Gli agenti, schierati con un imponente parco di mezzi che includeva anche due idranti e diverse squadre del reparto mobile, non hanno fatto ricorso all’acqua, ma secondo le testimonianze degli attivisti ci sarebbero state delle manganellate.
Le reazioni del comitato e il precedente del parco Besta
Il comitato MuBasta, nato per contrastare quella che definisce una “cementificazione” dell’area verde e un progetto calato dall’alto, ha immediatamente annunciato la volontà di proseguire la mobilitazione. Dopo lo sgombero, l’intenzione dichiarata dagli attivisti era quella di spostarsi sotto la questura per chiedere il rilascio dei fermati, salvo poi promettere il ritorno al parco per difenderlo. La vicenda, per dinamiche e partecipazione, richiama alla memoria quanto accaduto due anni fa al parco Don Bosco, quando un altro comitato di cittadini, il Besta, si oppose alla costruzione di nuove scuole nell’area verde, con episodi che portarono a veri e propri scontri. Anche in quella circostanza, la decisione di procedere con i lavori nonostante le proteste popolari aveva generato una frattura profonda tra l’amministrazione comunale e una parte dei residenti.
I giorni precedenti allo sgombero e lo scontro politico
Le settimane che hanno preceduto l’operazione di questa mattina sono state caratterizzate da una crescente mobilitazione. Il taglio degli alberi, avvenuto nei giorni scorsi sotto scorta, aveva già inasprito gli animi, portando all’occupazione simbolica del cantiere con tende e all’organizzazione di attività di quartiere per riappropriarsi dello spazio. L’assessore comunale alla Scuola, Daniele Ara, aveva più volte ribadito la ferma intenzione dell’amministrazione di andare avanti con il progetto finanziato con fondi del Pnrr, sottolineando come non ci sarebbe stato alcun dialogo con “chi, in maniera violenta, impedisce a un cantiere pubblico di potersi sviluppare”. Una posizione, quella della giunta, che il comitato MuBasta respinge con forza, rivendicando la natura pacifica della propria protesta e accusando l’amministrazione di aver scelto la via della repressione invece del confronto. “Questa è la seconda volta che rispondono mandando la polizia”, ha affermato Pasotti, parlando di un mese di richieste di incontro inascoltate e definendo quanto accaduto come un atto di repressione.




