Ue a Israele: "Basta morti nei punti di aiuto, violazioni inaccettabili"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
L’Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri, Kallas, ha definito "indifendibile" l’uccisione di civili in cerca di aiuti a Gaza, intervenendo su X dopo un colloquio con il ministro israeliano Saar. "Gli ho ricordato l’intesa sul flusso degli aiuti", ha scritto, sottolineando che l’esercito israeliano "deve smettere di uccidere persone nei punti di distribuzione". Un monito netto, accompagnato dalla minaccia implicita di possibili misure: "Tutte le opzioni rimangono sul tavolo se Israele non mantiene gli impegni".
La pressione internazionale cresce, con ventotto paesi – tra cui l’Italia – che hanno firmato una dichiarazione congiunta per chiedere la fine immediata del conflitto. I ministri degli Esteri denunciano una crisi umanitaria aggravata dalle "terrificanti" uccisioni di oltre 800 palestinesi in fila per ricevere cibo, episodi in cui le forze israeliane sono accusate di aver aperto il fuoco. Le violazioni, secondo i firmatari, includono il blocco sistematico degli aiuti, in palese contrasto con il diritto internazionale.
Dati allarmanti giungono anche dall’Onu: l’Unrwa stima che, dalla fine di maggio, almeno 1.000 persone siano morte a Gaza mentre tentavano di procurarsi generi alimentari. Philippe Lazzarini, capo dell’agenzia, ha descritto la Striscia come un "inferno in terra", con medici che collassano per fame e stanchezza. Intanto, i raid israeliani continuano: secondo Al Jazeera, nelle ultime ore i bombardamenti hanno ucciso almeno 43 palestinesi, tra cui una decina in attesa di aiuti.




