Unicredit propone all’Ue la cessione di 200 sportelli di Banco Bpm per sbloccare la fusione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Unicredit ha avanzato alla Direzione generale per la Concorrenza dell’Unione europea una proposta formale per cedere circa 200 filiali di Banco Bpm, pari al 14% della rete attuale dell’istituto, al fine di ottenere il via libera all’operazione di acquisizione lanciata lo scorso novembre. L’offerta, che mira a evitare squilibri nel mercato del credito, riguarda principalmente le aree in cui la fusione porterebbe Unicredit a superare la soglia del 20% della quota di mercato, con un impatto particolarmente significativo in alcune province del Nord Italia.

A Verona, dove Banco Bpm conta attualmente 91 sportelli, ne sarebbero ceduti 90, riducendo quasi a zero la presenza della banca nel territorio. Stessa sorte toccherebbe alla provincia di Novara, con il 90% delle 32 filiali attuali destinate a cambiare gestione. Il trasferimento coinvolgerebbe depositi per circa 10 miliardi di euro, una mossa che, se approvata, potrebbe rappresentare un passo decisivo verso l’integrazione tra i due gruppi.

La decisione della Commissione Ue, attesa per il 19 giugno, sarà cruciale per il futuro dell’operazione, che ha già vissuto momenti di tensione. Giuseppe Castagna, amministratore delegato di Banco Bpm, ha più volte criticato la lunghezza dei tempi e le contraddizioni emerse nel processo, definendo l’offerta pubblica di scambio "la più lunga della storia italiana", con una trattativa protrattasi per oltre 200 giorni. Unicredit, da parte sua, ha inizialmente impugnato le richieste del Ministero dell’Economia in materia di golden power, salvo poi rinunciare alla sospensiva e aprire un dialogo con il governo.

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