Marte, il dna perduto e le scaglie del drago: l’ultimo enigma di Curiosity
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il rover Curiosity della NASA, che da ormai quattordici anni esplora silenziosamente la superficie accidentata del Pianeta Rosso, ha recentemente consegnato due scoperte destinate a riscrivere i manuali di astrobiologia, seppur con la prudenza che contraddistingue il metodo scientifico. Da un lato, l’astromobile ha immortalato un paesaggio surreale nel cratere Gale: distese di rocce dalla morfologia singolare, paragonabili alle scaglie di un rettile preistorico o alla pelle corazzata di un drago leggendario. Queste formazioni, che si estendono per metri e metri lungo le pendici del Monte Sharp, sono state ufficialmente battezzate dalla NASA come “poligoni a nido d’ape” e rappresentano, al di là del loro fascino evocativo, un’importante testimonianza della complessa storia geologica dell’area; il processo della loro origine sembra riconducibile a cicli di rigonfiamento e disseccamento avvenuti quando, miliardi di anni fa, il cratere ospitava ancora acqua liquida in superficie.
La chimica della vita intrappolata nell’argilla
Ma è nel sottosuolo che si cela la svolta più profonda e, in un certo senso, più ambigua. Analizzando un campione di roccia prelevato nella regione di Glen Torridon, ricca di minerali argillosi formatisi a contatto con l’acqua antica, il laboratorio portatile SAM (Sample Analysis at Mars) ha infatti identificato la più variegata miscela di molecole organiche mai rinvenuta al di fuori del nostro pianeta. Per ottenere questo risultato, gli scienziati hanno utilizzato per la prima volta su un altro celeste una tecnica definita “chimica umida”, impiegando un reattivo specifico (l’idrossido di tetrametilammonio) che ha permesso di frammentare e liberare composti altrimenti irraggiungibili, intrappolati nella matrice rocciosa da oltre 3,5 miliardi di anni. Tra le oltre venti sostanze individuate – sette delle quali mai osservate prima su Marte – spiccano in particolare il benzotiofene e una molecola azotata la cui struttura ricorda da vicino i precursori chimici del DNA e dell’RNA, i mattoni fondamentali della vita come la conosciamo sulla Terra.
Il valore di un indizio, non la prova della vita
È fondamentale, a questo punto del ragionamento, operare una netta distinzione tra l’indizio e la prova. Curiosity, nonostante la sofisticazione dei suoi strumenti, non ha la capacità di stabilire se questi composti organici – che contengono carbonio, zolfo e azoto – siano il risultato di processi biologici estinti, di reazioni geologiche spontanee, oppure il residuo di antichi bombardamenti meteoritici che arricchirono l’intero sistema solare primitivo. Come ha spiegato il team di ricerca pubblicato su *Nature Communications*, la scoperta non dimostra l’esistenza di una vita passata su Marte, ma dimostra qualcosa di altrettanto cruciale per le missioni future: le rocce del Pianeta Rosso hanno la straordinaria capacità di conservare molecole complesse per eoni, proteggendole dalle radiazioni cosmiche e dagli agenti ossidanti che flagellano la superficie.
Finestre geologiche e limiti strumentali
Il sito prescelto per l’analisi, ufficialmente denominato “Mary Anning 3” in omaggio alla celebre paleontologa inglese, non è stato scelto a caso. Situato in una zona dove l’antico fondale lacustre si è trasformato in roccia, il campione rappresenta una capsula del tempo ideale; le argille, come insegnano i geologi, sono eccellenti assorbitori di materia organica. Eppure, gli scienziati avvertono che il quadro che abbiamo davanti è ancora parziale. La tecnica della termochemiolisi, seppur rivoluzionaria, tende a “spezzare” le macromolecole originali, e alcuni segnali – come la quasi totale assenza di derivati degli acidi carbossilici alifatici – suggeriscono che il contenuto informativo del suolo marziano potrebbe essere persino più ricco di quanto Curiosity sia riuscito a leggere in questa occasione. La seconda e ultima capsula del prezioso reattivo è già stata consumata dal rover per esplorare nuove strutture geologiche, e l’analisi di quei dati è attesa nei prossimi mesi.




