Frana di Chiareggio, tre condanne per la strage del 2020: assolti due ex sindaci

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Tribunale di Sondrio ha emesso la sentenza di primo grado per la frana che il 12 agosto 2020 travolse la strada comunale di Chiareggio, frazione montana di Chiesa in Valmalenco, causando la morte di tre persone. Il giudice Fabio Giorgi ha condannato a due anni di reclusione, con pena sospesa, l'attuale sindaca Renata Petrella, la sua predecessora Miriam Longhini e l'allora responsabile dell'ufficio lavori pubblici dell'Unione dei Comuni lombarda della Valmalenco, Elio Dioli.

Le accuse riguardavano omicidio e lesioni colpose, la mancata osservanza del Piano di assetto idrogeologico di Chiesa del 2001 e del codice ambientale; a Petrella e Dioli è stata contestata anche la mancata attivazione tempestiva dei piani di protezione civile dopo l'allerta meteo gialla diramata in quelle ore.

La dinamica della tragedia

Quel pomeriggio un temporale di rara violenza si abbatté sul versante sovrastante l'abitato. La colata di fango, pietre e tronchi si incanalò nell'alveo del torrente Nevasco e si abbatté sulla strada comunale all'altezza del ponte, nel momento in cui transitavano due automobili con a bordo due famiglie di villeggianti provenienti dalla provincia di Varese. Una delle vetture fu trascinata a valle per alcune decine di metri. A bordo viaggiavano Gianluca Pasqualone, 45 anni, la compagna Silvia Brocca, 41 anni, e il loro figlio Leonardo, allora cinque anni.

Nell'auto rimasta sulla carreggiata c'erano l'altra coppia di amici e la loro figlia Alabama Guizzardi, dieci anni compiuti proprio quel giorno. La bambina, Pasqualone e Brocca morirono sul colpo per i traumi riportati.

Leonardo, l'unico sopravvissuto tra i quattro occupanti della vettura travolta, riportò ferite gravi e fu ricoverato per 77 giorni. Il padre di Alabama, alla guida della seconda auto, rimase ferito. Anche un vigile del fuoco fuori servizio che si trovava a transitare in quel momento con la propria famiglia venne travolto da una seconda ondata di detriti mentre tentava di prestare soccorso, riportando lesioni serie.

Le motivazioni della condanna

Secondo l'impianto accusatorio, sostenuto dal pubblico ministero Stefano Latorre e dal procuratore Piero Basilone, la tragedia sarebbe stata evitabile con una corretta applicazione delle prescrizioni contenute nel piano di assetto idrogeologico e con l'attivazione dei protocolli di protezione civile previsti in caso di allerta meteo. Il pm aveva chiesto tre anni di reclusione per Petrella e Dioli e due anni e sei mesi per gli altri tre imputati.

Al termine del processo, lo stesso Latorre ha dichiarato che la sentenza «dà ragione al lavoro che abbiamo fatto» e che «sono state accertate le responsabilità di più soggetti in una vicenda particolarmente delicata», aggiungendo che «un bimbo sopravvissuto ha perso entrambi i genitori».

I condannati dovranno anche risarcire le parti civili con provvisionali fissate dal giudice in 120mila euro complessivi, a fronte di una richiesta iniziale di quasi dieci milioni di euro avanzata dai legali dei familiari delle vittime. Gli avvocati Paolo Patacconi ed Ettore Franzi, che assistono i genitori della piccola Alabama, hanno commentato che «non ci interessava il risarcimento del danno, ma l'affermazione del principio della responsabilità di qualcuno per le morti del 12 agosto 2020».

Le assoluzioni e il quadro probatorio

Il giudice ha invece assolto «perché il fatto non sussiste» gli ex sindaci Fabrizio Zanella e Cristian Pedrotti, che avevano guidato il Comune in anni precedenti alla tragedia. Nel corso del processo era stata sollevata un'eccezione di incostituzionalità relativa al trasferimento di competenze dalla Regione Lombardia ai Comuni in materia di presidio e manutenzione del territorio e dei corsi d'acqua: secondo le difese, quel passaggio non era stato accompagnato dalle risorse finanziarie e umane necessarie. L'eccezione non è stata accolta.

Il giudice ha fissato in 120 giorni il termine per il deposito delle motivazioni della sentenza. Il ricorso in appello da parte dei condannati è considerato probabile.

Gli interventi successivi sul territorio

Dopo la colata detritica del 2020, l'alveo del Nevasco è stato oggetto di interventi di riprofilatura e messa in sicurezza. I lavori hanno previsto l'abbassamento della briglia a quota 1670 metri, l'adeguamento delle difese arginali con scogliere a secco, la realizzazione di soglie a raso per stabilizzare il fondo del canale e la creazione di una sacca di accumulo a valle del ponte in grado di invasare circa mille metri cubi di materiale solido.

È inoltre in corso la realizzazione di un nuovo ponte sul torrente Nevasco, progettato per aumentare la sezione libera disponibile sotto l'impalcato e migliorare globalmente la sicurezza del tratto stradale in corrispondenza del corso d'acqua.

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