Cade l’accusa di associazione a delinquere nel processo Askatasuna: 18 condanne e 10 assolti
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Redazione Interno
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TORINO – Il tribunale di Torino ha archiviato l’ipotesi di associazione a delinquere nel cosiddetto "processo sovrano" che vedeva imputati 28 militanti, tra cui esponenti del centro sociale Askatasuna, dello Spazio Popolare Neruda e del Movimento No Tav. La sentenza, emessa lunedì 31 marzo, ha determinato la caduta dell’accusa più grave – quella che aveva tenuto banco per mesi – con una motivazione lapidaria: "Il fatto non sussiste".
Mentre il giudice procedeva alla lettura del dispositivo, l’aula è esplosa in un applauso, interrompendo momentaneamente l’udienza. Fuori dal palazzo di giustizia, decine di sostenitori hanno accolto la decisione con manifestazioni di sollievo, trasformando l’area antistante in un improvvisato punto di ritrovo.
Le condanne, tuttavia, non sono mancate. Dei 28 imputati, 18 hanno ricevuto pene detentive che vanno dai 4 anni e 9 mesi ai 5 mesi di reclusione, principalmente per i ripetuti assalti ai cantieri del Tav in Valsusa, con accuse che spaziavano dal danneggiamento alla resistenza a pubblico ufficiale. Dieci, invece, sono stati assolti per insufficienza di prove.
Il procedimento, durato due anni, si era basato su un’imponente mole di indagini: migliaia di ore di intercettazioni, decine di testimonianze e una lunga serie di rinvii a giudizio. L’accusa, sostenuta dalla procura torinese, aveva cercato di dimostrare l’esistenza di un’organizzazione strutturata, ma i giudici hanno ritenuto che gli episodi contestati – seppur violenti – non fossero riconducibili a un disegno criminale unitario.
Tra i condannati, diversi militanti già noti per il loro attivismo nelle proteste contro l’alta velocità, mentre tra gli assolti figurano nomi legati alle attività culturali del centro sociale. La difesa ha sottolineato come la sentenza confermi l’assenza di un piano preordinato, ridimensionando la portata delle accuse iniziali.




