Taglio del nastro per l'Asti-Cuneo, ma il cantiere non è chiuso
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Redazione Interno
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Dopo un'attesa che ha superato i trent'anni, con il suo carico di polemiche e di rinvii, l'autostrada Asti-Cuneo è finalmente percorribile per intero. Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha tagliato il nastro dell'ultimo lotto, definendo l'opera «una ferita che si sana», in un giorno che avrebbe dovuto segnare la fine di una lunga vicenda infrastrutturale. Quella che si è aperta, tuttavia, è una fase di nuove contestazioni, perché il completamento dell'A33 – di cui si discute da decenni – non corrisponde a un'opera pienamente finita, dato che un tratto resta provvisoriamente a una sola carreggiata, e perché le adduzioni non sono ancora tutte pronte. Le voci, di conseguenza, si dividono tra chi vede nel tracciato, lungo circa novanta chilometri, un motore per lo sviluppo e chi denuncia il peso di un cantiere dalle tempeste bibliche.
Le polemiche politiche sull'inaugurazione
A gettare acqua sul fuoco delle celebrazioni ufficiali ci hanno pensato alcuni esponenti dell'opposizione, i quali hanno bollato la cerimonia come un'operazione di propaganda. I consiglieri regionali Fabio Isnardi e Mauro Calderoni, del Partito Democratico, hanno contestato con durezza l'evento, sottolineando come non ci sia «ancora nulla da festeggiare» per via delle incompletezze. Isnardi, annunciando la propria assenza al taglio del nastro, ha rimarcato la distanza tra l'annuncio politico e la realtà concreta dei cantieri, in un'ottica che trasforma l'infrastruttura – attesa per generazioni – in un simbolo di una politica spesso incapace di concludere i progetti nei tempi e nei modi promessi.
Il sollievo dei territori e il nodo dei costi
Dall'altra parte, i sindaci dei comuni direttamente interessati esprimono un sollievo palpabile. Come Gianni Fogliato, primo cittadino di Bra, che parla di un «risultato a lungo atteso», in grado di alleviare il traffico pesante che ha gravato per decenni sulle strade provinciali e di aprire nuove prospettive turistiche ed economiche per l'area delle Langhe e del Roero. A questo ottimismo si contrappongono, però, i calcoli amari di chi ha vissuto i ritardi sulla propria pelle. L'Associazione Commercianti Albesi, attraverso il presidente Giuliano Viglione e il direttore Fabrizio Pace, ha fatto notare come «i costi di un cantiere lungo trent'anni sono incalcolabili», ricordando che territori di tale pregio non meritavano «le vicissitudini legate all'incompiuta A33». Un'affermazione che racchiude tutta la frustrazione per un'opera il cui iter, costellato di intoppi, è diventato un caso emblematico di come la lentezza burocratica e progettuale possa pesare sulle economie locali.
Un'opera strategica tra passato e presente
La storia dell'Asti-Cuneo, del resto, si intreccia con la cronaca nera nazionale, avendo vissuto momenti di totale sospensione a seguito di tragici episodi di criminalità che hanno coinvolto appalti e infrastrutture in tutto il Paese, fatti i cui sviluppi giudiziari hanno lasciato un segno profondo nel modo di gestire i lavori pubblici. Oggi, con il tracciato finalmente attivo, si apre una nuova pagina, sebbene il completamento definitivo – con l'adeguamento di quel tratto ancora a carreggiata unica – resti un impegno da onorare. L'infrastruttura, che collega due capoluogpi piemontesi di primaria importanza, si candida a diventare un asse cruciale per la mobilità di merci e persone, in una regione che guarda con attenzione alle connessioni con la Francia e al rilancio economico post-pandemico, anche alla luce delle nuove dinamiche internazionali che vedono Donald Trump nuovamente alla guida degli Stati Uniti.




