Aperta l’Asti-Cuneo, ora Alba chiede l’adeguamento della tangenziale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’attesa infinita per il collegamento tra Asti e Cuneo, va detto, si è ufficialmente conclusa lunedì 20 aprile a Roddi, presso il Campo Base Itinera, dove il ministro Matteo Salvini ha tagliato l’ennesimo – e stavolta si spera definitivo – nastro. Con la rimozione degli ultimi cantieri nel tratto compreso tra Cherasco e lo svincolo di Alba ovest-Roddi, l’autostrada A33 è finalmente percorribile su due corsie per senso di marcia, archiviando decenni di polemiche, progetti, interruzioni e quell’eterno clima da “cantiere aperto” che ne aveva caratterizzato l’inaugurazione dello scorso dicembre. Alla cerimonia, a cui hanno preso parte il governatore Alberto Cirio, l’ad del Gruppo ASTM Umberto Tosoni e Bernardo Magrì della concessionaria Asti Cuneo, non sono però mancate le note stonate di chi, nel territorio, ritiene che l’opera sia ancora incompiuta sotto il profilo funzionale.

L’affondo degli amministratori albesi: “La partita non è chiusa”

Proprio mentre il ministro celebrava la fine dei lavori sulla direttrice principale, il sindaco di Alba Alberto Gatto e l’assessore Edoardo Fenocchio hanno spostato l’attenzione su quello che considerano il vero nodo cruciale per la viabilità locale: l’adeguamento della tangenziale cittadina. Senza quest’ultima, e senza le opere complementari ad essa legate, il rischio è che i benefici dell’autostrada rimangano parzialmente inapplicati per la viabilità ordinaria. Loro lo hanno ribadito con chiarezza, sottolineando come “la partita delle infrastrutture per il nostro territorio non si deve esaurire qui”. In sostanza, l’entusiasmo per il traguardo raggiunto non deve far dimenticare gli impegni presi anni fa, a partire dalla necessità di mettere mano a un asse viario che oggi rischia di diventare il collo di bottiglia dell’intero sistema.

Un miliardo di ritardi e il rebus dei finanziamenti per le opere collaterali

Se l’autostrada è costata circa un miliardo di euro tra ritardi e lievitazione dei prezzi, il completamento del quadro infrastrutturale della zona richiede risorse altrettanto cospicue. Le amministrazioni locali, in particolare quella di Alba, hanno ricordato che la tangenziale necessita di un adeguamento strutturale previsto da accordi risalenti al 2012; a ciò si aggiunge la questione del miglioramento della SP7 (l’arteria che conduce all’ospedale di Verduno) e la cruciale realizzazione del terzo ponte sul Tanaro. Si tratta di interventi, questi, considerati indispensabili per decongestionare il traffico cittadino e garantire un collegamento fluido anche verso l’Alta Langa. Tuttavia, mentre le voci critiche – come quelle dei rappresentanti del Partito Democratico Chiara Gribaudo e Mauro Calderoni – hanno denunciato l’assenza di coperture finanziarie certe per oltre 130 milioni di euro di opere mancanti, disertando la cerimonia per protesta, il sindaco Gatto ha scelto la strada della pressione istituzionale continua. Al momento, risultano stanziati solo i primi 6 milioni di euro per avviare i lavori, una cifra che rappresenta un acconto rispetto al fabbisogno totale.

La sfida del “Free flow” e la questione della viabilità ordinaria

L’apertura completa della A33 porta con sé anche l’attivazione del sistema di pagamento “free flow”, quel meccanismo che consente di passare sotto i portali senza caselli fisici, calcolando il pedaggio in automatico; questa modalità entrerà in vigore sul tratto mancante a partire dal 4 maggio. Se dal punto di vista tecnologico l’infrastruttura si allinea agli standard europei, dal punto di vista fisico il territorio albese chiede un salto di qualità altrettanto deciso sulla viabilità provinciale. La tangenziale di Alba, va ricordato, è oggi parte integrante del sistema autostradale, e la sua attuale conformazione rischia di vanificare i risparmi di tempo ottenuti sulla A33. In assenza di un intervento radicale, il traffico pesante e i pendolari si troverebbero a scaricare la loro pressione su strade non progettate per volumi così elevati. L’appello lanciato dagli amministratori, dunque, è un monito affinché la politica non si accontenti del nastro tricolore, ma completi l’opera nel suo significato più ampio, prima che il cemento si raffreddi definitivamente.

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