Completata dopo 34 anni l'autostrada Asti-Cuneo, via cruciale per la logistica del Nord Ovest
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Un'opera definita per decenni "l'eterna incompiuta" spegne finalmente le sue candeline, trentaquattro per l'esattezza, consegnando al sistema produttivo del Nord Ovest un'arteria essenziale. Dopo un iter costellato da progetti rimandati e cantieri che procedevano a singhiozzo, l'autostrada A33 Asti-Cuneo è infatti percorribile integralmente, collegando senza soluzione di continuità i due capoluoghi piemontesi. Un traguardo, questo, che si materializza con l'apertura dell'ultimo segmento tra lo svincolo di Alba Ovest e Cherasco, reso transitabile – in via preliminare – senza pedaggio. Resta operativo, seppur temporaneamente, un breve tratto a carreggiata unica in prossimità di Cherasco, misura che non inficia la sostanziale percorribilità dell'intero tracciato.
Il conto salato dei ritardi per imprese e ambiente
Il costo finale dell'infrastruttura, lievitato a 1,457 miliardi di euro rispetto ai 340 milioni inizialmente stimati, racconta solo una parte della storia. Ben più gravoso, come certificato da analisi di settore, è stato il prezzo pagato dal territorio durante i lunghi anni di attesa. Il sistema produttivo locale, infatti, ha dovuto sostenere un aggravio di spese logistiche quantificabile in circa dieci milioni di euro all'anno, cifra che nel complesso ha superato la soglia dei duecento milioni se si considerano anche i costi indiretti. A questi, inevitabilmente, si sommano gli impatti ambientali: le deviazioni obbligate e i percorsi più lunghi hanno comportato l'emissione aggiuntiva di una quantità di CO2 stimata tra le 4.500 e le 6.700 tonnellate, un tributo non trascurabile al già caro prezzo dei ritardi.
Una spinta decisiva per i flussi commerciali
La vera posta in gioco, al di là delle cifre, risiede nella riconfigurazione delle rotte della logistica regionale. Questa nuova dorsale autostradale, infatti, si candida a diventare l'asse portante per i traffici merci che devono collegare i porti della Liguria – snodi cruciali per gli scambi internazionali – al cuore produttivo del Piemonte e, da lì, verso i principali mercati europei. Si tratta di un tassello infrastrutturale a lungo agognato, in grado di accorciare tempi di percorrenza, aumentare l'affidabilità delle consegne e, in ultima analisi, di ridurre i costi operativi per un'ampia gamma di imprese. Un vantaggio competitivo non di poco conto, che promette di riverberarsi positivamente sull'intera economia del territorio.
La chiusura di una "ferita" infrastrutturale
L'inaugurazione della tratta, pertanto, segna ben più di una semplice consegna di un'opera pubblica: rappresenta la sutura di una ferita infrastrutturale che per troppo tempo ha condizionato lo sviluppo e la mobilità di un'area ricca e dinamica. Laddove prima esistevano solo frammenti di strada, interruzioni e deviazioni, ora scorre un collegamento fluido e moderno. La sua realizzazione, sebbene giunta a termine con un enorme ritardo, rimette in pari il Piemonte con le esigenze di un sistema economico che richiede efficienza e interconnessione, offrendo una risposta concreta, finalmente, alla domanda di mobilità delle merci e delle persone.




