«Premio Strega 2026, svelati i dodici titoli della dozzina tra storia e ritorno al romanzo»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Roma, nel cuore archeologico della Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano, si è tenuta questa mattina la cerimonia d’annuncio che segna l’inizio della fase calda dell’ottantesima edizione del Premio Strega. È stata Melania Mazzucco, presidente del Comitato direttivo, a dare lettura dei dodici nomi che compongono la dozzina finalista, selezionati con cura maniacale – come impone la tradizione – tra le settantanove opere proposte dagli Amici della domenica. Un numero, quello dei candidati iniziali, che si mantiene sostanzialmente in linea con le scorse edizioni, a testimonianza di un meccanismo ormai consolidato che trasforma la lunga lista in un osservatorio privilegiato sullo stato di salute della narrativa italiana.

A fare gli onori di casa, affiancando il direttore della Fondazione Bellonci Stefano Petrocchi – che ha coordinato l’incontro – c’erano i vertici dell’istituzione e i partner storici del riconoscimento: Giovanni Solimine, Pietro Abate per la Camera di Commercio di Roma, Giuseppe D’Avino per Strega Alberti Benevento, l’assessore alla Cultura di Roma Capitale Massimiliano Smeriglio e Serena Morgagni per Bper Banca. Un parterre che ha voluto sottolineare, nel giorno della rivelazione, la natura corale di un premio che è anche macchina culturale complessa, fatta di istituzioni, sponsor e, naturalmente, di lettori.

La dozzina e il ritorno della grande storia narrativa

Tra i dodici finalisti che si contenderanno il passaggio alla cinquina – in programma il 3 giugno al Teatro Romano di Benevento – spiccano nomi di primo piano della letteratura italiana contemporanea. Maria Attanasio, proposta da Ottavia Piccolo, entra con *La rosa inversa* (Sellerio); Ermanno Cavazzoni, sostenuto da Massimo Raffaeli, con *Storia di un’amicizia* (Quodlibet). C’è poi Teresa Ciabatti, portata in gara da Roberto Saviano, con *Donnaregina* (Mondadori), e Mauro Covacich, per cui ha fatto da proponente Edoardo Nesi, con *Lina e il sasso* (La nave di Teseo). Michele Mari, sempre attesissimo, gareggia con *I convitati di pietra* (Einaudi) grazie alla segnalazione di Vittorio Lingiardi, mentre Matteo Nucci si presenta con *Platone. Una storia d’amore* (Feltrinelli), proposto da Giancarlo De Cataldo.

Il Comitato direttivo, che ha lavorato sulle schede di valutazione, sembra aver premiato un ritorno so alla forma-romanzo. Come osservato dalla stessa Mazzucco durante la conferenza stampa, quest’anno si registra una contrazione significativa delle narrazioni autobiografiche e delle autofiction che avevano dominato le recenti edizioni, a favore di storie in cui l’elemento collettivo e storico riacquista centralità. Spesso, nelle opere selezionate, la figura dello scrittore diventa testimone o investigatore di fenomeni più ampi, ma emerge anche il mestiere di scrivere in sé, con le sue crisi e i suoi rapporti con il mercato editoriale.

Dalla poesia alla cinquina europea: le altre facce del premio

Se l’attenzione è concentrata sulla narrativa italiana, la mattinata romana ha riservato spazio anche ad altri due pilastri del sistema Strega. Nella stessa cornice del Tempio di Vibia Sabina e Adriano, è stata infatti svelata la cinquina della tredicesima edizione dello Strega Europeo, un riconoscimento che ormai accompagna stabilmente il percorso del premio principale e che quest’anno vede in gara Nathacha Appanah con *La notte nel cuore* (Einaudi), Leila Guerriero con *La chiamata. Storia di una donna argentina* (Sur), Isabella Hammad con *Entra il fantasma* (Marsilio), Tonio Schachinger con *In tempo reale* (Sellerio) e Yael van der Wouden con *Estranea* (Garzanti). Opere che arrivano in Italia grazie al lavoro di traduzione – da Cinzia Poli a Roberta Scarabelli – e che allargano lo sguardo del premio oltre i confini nazionali.

A questi si aggiunge, seppur con un percorso autonomo, il Premio Strega Poesia, giunto alla quarta edizione. La dozzina dei poeti, annunciata qualche settimana fa in occasione della Giornata Mondiale della Poesia, procede parallelamente con l’obiettivo di decretare la propria cinquina il 16 maggio al Salone del Libro di Torino, per poi incoronare il vincitore il 13 ottobre. Un’articolazione in tre gambe – narrativa, poesia, narrativa europea – che prova a restituire la complessità della produzione letteraria contemporanea.

Un’ottantesima edizione tra simboli e cambi di scenario

La LXXX edizione, come hanno ricordato i promotori, non sarà un’edizione come le altre. A partire dalla scelta della location per la serata finale: l’8 luglio, per la prima volta, la premiazione lascerà la cornice consueta del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia per spostarsi sul Campidoglio, un cambio di scenario che i vertici del premio hanno voluto fortemente per celebrare il legame profondo con la città di Roma, dove tutto ebbe inizio. La finale sarà trasmessa in diretta su Rai 3, mantenendo così quella dimensione spettacolare che da decenni accompagna il conteggio dei voti.

Intanto, nei prossimi mesi, gli autori in gara saranno protagonisti dello Strega Tour, un giro d’Italia che quest’anno si spingerà fino a Città del Messico e Guadalajara, in vista della partecipazione dell’Italia come ospite d’onore alla Fiera Internazionale del Libro messicana. Un ottantesimo compleanno, insomma, che si celebra guardando avanti. Per la dozzina appena annunciata, la prima tappa sarà il confronto con il pubblico e con i votanti degli Amici della domenica, in attesa di scoprire il 3 giugno quali cinque titoli avranno la meglio per accedere all’ultimo atto in Campidoglio.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.