Delitto a Ponticelli, il soprannome “’o muccuso” e i cinque colpi nella notte
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Redazione Interno
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La notte a Ponticelli, periferia orientale di Napoli dove il controllo del territorio si gioca ancora strada per strada, si è trasformata in una sequenza di spari e sirene. Poco dopo la mezzanotte, alcuni residenti di via Cupa Vicinale Pepe – un tratto d’asfalto che taglia il cosiddetto Lotto 6 – hanno udito almeno cinque detonazioni, un rumore secco e inconfondibile per chi è abituato a convivere con la guerra tra clan. La telefonata al 113 è scattata immediata, ma quando gli agenti del commissariato di polizia di Ponticelli sono arrivati sul posto, non hanno trovato nessuno riverso sull’asfalto. Il silenzio, dopo quegli spari, era già tornato a pesare sull’umidità della notte. A tradire la scena del crimine, invece, è stato un furgone fermo in posizione irregolare, con il lunotto posteriore che lasciava intravedere una sagoma immobile sul sedile.
Un dentro il furgone e la corsa verso l’ospedale del Mare
All’interno del veicolo, gli operatori hanno trovato Antonio Musella, 51 anni, già privo di sensi ma ancora vivo per alcuni minuti, tanto che il personale del 118 lo ha caricato in ambulanza con codice rosso. Il tragitto verso l’ospedale del Mare – struttura di riferimento per le emergenze della zona orientale – è stato una corsa contro un esito già segnato: le ferite da arma da fuoco, multiple e concentrate sul torace, hanno avuto la meglio intorno alle due di notte, quando i medici non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. Sul posto, intanto, la polizia scientifica ha iniziato i rilievi sul furgone, cercando tracce dei killer – forse su un’auto, forse su uno scooter, elemento ancora avvolto nel dubbio – che hanno affiancato la vittima per sparare a bruciapelo, senza dare via di scampo.
Antonio Musella, il soprannome “’o muccuso” e i legami con i clan del Lotto 6
Musella, conosciuto nel quartiere come “’o muccuso” (termine dialettale che rimanda a un animale giovane, ma che nel gergo criminale locale assume contorni ambigui, legati alla fedeltà a un gruppo), non era un volto nuovo per gli investigatori. I suoi precedenti di polizia – piccoli reati, certo, nessuna condanna per associazione mafiosa – lo collocavano comunque nella galassia degli affiliati di basso profilo, quelli che sanno senza dover comandare. Eppure, la ricostruzione degli inquirenti lo lega al clan De Luca Bossa-Minichini, formazione storica di Ponticelli da anni in lotta aperta con i De Micco per il controllo delle estorsioni e dello spaccio nelle palazzine popolari del Lotto 6 e delle aree limitrofe. Un conflitto che non ha mai conosciuto tregue e che usa le cosiddette “puntate” – gli agguati notturni – come linguaggio ordinario.
Un agguato solitario tra auto e scooter, senza colpi dispersi
Quel che colpisce, nell’esecuzione dell’omicidio, è la selettività. I colpi esplosi – verosimilmente da una pistola semiautomatica di medio calibro – si sono abbattuti tutti sul furgone guidato da Musella, senza ferire altri astanti né danneggiare vetrine o veicoli parcheggiati. Un modus operandi che suggerisce un pedinamento accurato: i killer attendevano che la vittima fosse ferma, forse col motore acceso mentre aspettava qualcuno o forse in sosta per parlare al telefono. Il fatto che un automobilista di passaggio si sia fermato a prestare i primi soccorsi, prima dell’arrivo delle ambulanze, dimostra come l’area non fosse completamente deserta, ma nessuno ha visto i volti degli sparatori. Per la polizia, ora, resta il lavoro sulle immagini delle telecamere di videosorveglianza private e pubbliche – poche e spesso mal funzionanti – e sugli eventuali testimoni che abbiano parlato, prima di ritirarsi nel silenzio che a Ponticelli vale più di una deposizione.




