Pronto soccorso in tilt durante le feste, la primaria rientra dalle ferie: «Quaranta accessi in più al giorno»

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il sistema sanitario di Pordenone ha vissuto, nel periodo tra Natale e Capodanno, una situazione di emergenza costante, con i suoi reparti di pronto soccorso presi d’assalto da un flusso di pazienti che ha superato, in media, di quaranta unità al giorno i consueti standard storici. Un’anomalia così marcata da costringere la primaria, Laura De Santi, a interrompere le proprie ferie e a rientrare in servizio per far fronte a quella che, nei giorni più critici tra venerdì e sabato, si è configurata come una vera e propria ondata. «Da sempre registriamo un iperafflusso durante le festività», ha premesso De Santi, sottolineando come il tributo pagato in questo specifico periodo dell’anno sia particolarmente gravoso per le strutture e per il personale, che si è trovato a operare in condizioni di superlavoro.

Il quadro regionale: un calo anomalo non alleggerisce gli ospedali

Se, da un lato, il pronto soccorso friulano faticava a respirare, dall’altro i dati epidemiologici provenienti dal Piemonte – regione che pure sta affrontando pressioni ospedaliere significative – mostravano un andamento apparentemente contraddittorio. I numeri diffatti dal Seremi, infatti, indicano per l’ultima settimana del 2025 un crollo quasi verticale dei casi di influenza, dopo che il picco era stato toccato nella settimana precedente, tra il 15 e il 21 dicembre. Questa repentina diminuzione, tuttavia, non si è tradotta in un alleggerimento tangibile della morsa sulle strutture sanitarie, le quali continuano a sostenere un carico di lavoro elevatissimo.

Il cocktail virale che mette in crisi la rete

La spiegazione di questa apparente discrepanza risiede nella natura complessa delle infezioni in circolazione. Non si tratta, infatti, della sola influenza stagionale – che pure si avvicina al suo consueto picco post-natalizio – ma di un mix aggressivo di patogeni respiratori, un vero e proprio “cocktail” virale in cui coesistono, tra gli altri, Rhinovirus e Covid-19. Questo assortimento ha colpito trasversalmente tutte le fasce d’età, dopo aver inizialmente interessato in modo massiccio i bambini, ampliando poi il proprio bersaglio agli anziani, categoria particolarmente vulnerabile allo sviluppo di complicanze polmonari.

Seicento accessi giornalieri per sindromi respiratorie

Il risultato di questa concomitanza di fattori – l’afflusso festivo, la circolazione di più virus e la loro virulenza – si è materializzato in numeri da record per molti pronto soccorso, con punte che hanno raggiunto i seicento accessi al giorno riconducibili a sindromi influenzali e a polmoniti di origine virale. Una pressione che ha testato la resilienza dell’intera rete ospedaliera, costringendo il personale medico e sanitario a turni estenuanti per gestire un flusso di pazienti che, in molti casi, necessitavano di ricovero, saturando di conseguenza anche i posti letto disponibili nei reparti di degenza.

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