A Niscemi si conta il dopo-frana, la procura non guarda in faccia a nessuno
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Redazione Interno
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Il sole splende sul cortile della scuola e i bambini, in coro, intonano l'inno nazionale, mentre la dirigente scolastica Licia Salerno parla di un giorno di rinascita dopo il buio. L'atmosfera, a primo acchito, potrebbe sembrare serena, ma si tratta di una fragile normalità che si scontra con la realtà di una città ferita. Niscemi, infatti, è ancora sotto choc per la frana che da giorni continua a causare crolli e ad allargare la zona rossa, resa inaccessibile per chiunque. Gli sfollati, costretti ad abbandonare le proprie case, sono circa millletrecento; un numero che da solo racconta l'entità di un disastro i cui effetti materiali e umani sono ancora tutti da quantificare.
L'inchiesta della magistratura punta al 1997
Mentre il capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, conferma che il movimento del terreno perdura, seppur a velocità rallentata, l'attenzione della magistratura si è già concentrata sulle possibili responsabilità. Il procuratore Salvatore Vella ha dichiarato senza mezzi termini che l'inchiesta, partendo dal remoto 1997 – anno della prima grande frana che mise in ginocchio l'abitato – valuterà se condotte omissive o azioni specifiche abbiano contribuito a causare l'evento. Una indagine che, nelle sue parole, "non guarderà in faccia a nessuno" e che si preannuncia minuziosa, con l'obiettivo di accertare eventuali colpe in un disastro annunciato. La posta in gioco, del resto, è altissima e il numero di edifici da abbattere – centotrentasette – parla di un tessuto urbano profondamente compromesso.
Oltre il danno, la beffa per chi ha perso tutto
Tra le tante storie personali che emergono dal fango, quella di Marcello Di Martino, un geometra ottantenne in pensione, colpisce per la sua emblematica paradossalità. La sua Ford Fiesta, sospesa in bilico sullo strapiombo, è diventata l'immagine simbolo della tragedia. Lui, che ha perso tutto, si trova ora a dover affrontare anche le assurde complicazioni burocratiche della sua compagnia assicurativa, la quale, per sospendere la polizza, gli richiede documenti che probabilmente non esistono più. Un dettaglio che, nella sua amarezza, racconta forse più di tante analisi tecniche la dimensione dell'incubo quotidiano in cui sono precipitati gli abitanti.
La politica reagisce con mozioni e appelli alla prevenzione
La gravità di quanto accaduto in Sicilia ha fatto rapidamente il giro d'Italia, innescando reazioni anche in contesti geograficamente lontani. A Perugia, per esempio, una consigliera regionale del Partito Democratico, Letizia Michelini, ha annunciato la presentazione di una mozione – sottoscritta anche da esponenti del Movimento 5 Stelle – per lo stanziamento urgente di risorse destinate alla messa in sicurezza di due simboli dell'Umbria: la Rupe di Orvieto e il colle di Todi. Un atto presentato esplicitamente come risposta preventiva al "dramma sotto gli occhi di tutti", che sottolinea come l'emergenza dissesto idrogeologico richieda ormai una transizione dalla gestione dell'urgenza a una prevenzione finalmente strutturale e nazionale.




