Sanremo 2026, Conti pesca Ubaldo Pantani dal salotto di Fazio per la terza serata: “Accetto con grande piacere”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La macchina organizzativa del Festival di Sanremo 2026, nonostante l’imminenza del debutto previsto per martedì 24 febbraio, continua a riservare sorprese legate ai nomi che saliranno sul palco dell’Ariston. È successo nuovamente nel corso dell’ultima puntata di Che tempo che fa, il programma condotto da Fabio Fazio sul Nove, quando Carlo Conti, ospite in collegamento, ha messo in atto una vera e propria incursione a sorpresa. Il direttore artistico e conduttore della kermesse, dopo aver scherzato con Fazio, ha lanciato la proposta: invitare sul palco della canzone italiana quella particolare versione di Lapo Elkann, l’imitatore e comico Ubaldo Pantani, che proprio nel salotto del conduttore ligure ha trovato una delle sue dimensioni espressive più riuscite. La richiesta era chiara e specifica, ovvero quella di avere Pantani, rigorosamente nei panni dell’industriale italoamericano, per la serata di giovedì 26 febbraio. Dopo un iniziale e comprensibile stupore, Fazio ha giocato la carta della complicità chiamando il diretto interessato, che puntuale è entrato in studio per rispondere dal vivo.

La scenetta, che ha mescolato la fiction alla realtà, ha visto Pantani calarsi immediatamente nel personaggio, mostrando una certa titubanza, quasi a voler verificare i termini dell’impegno. La domanda, posta con il consueto tono sospeso tra l’understatement e l’esuberanza che contraddistingue la sua imitazione, è stata se si trattasse di un “dopo cena”, una battuta che ha strappato più di un sorriso e che serviva a sciogliere ogni residua formalità. La risposta è arrivata puntuale e positiva: “Accetto l’invito con grande piacere, non si può dire di no”, ha dichiarato il comico, suggellando così un accordo che aggiunge un tassello importante alla serata del giovedì -2-7. Un’accettazione che porta con sé un retrogusto di immediatezza tipico delle cose che funzionano, un’intesa nata quasi per gioco ma che ora diventa un appuntamento concreto per il pubblico del Festival, a riprova di come la televisione sappia ancora costruire i suoi eventi sfruttando la chimica giusta tra i suoi interpreti.

Questa scelta di Conti porta con sé una genesi peculiare, legata a doppio filo alla necessità di ridisegnare il cast dopo un improvviso cambio di programma. La terza serata, infatti, era stata inizialmente affidata ad Andrea Pucci, il quale aveva però ufficializzato il proprio passo indietro nelle settimane precedenti. Una decisione, quella del comico, maturata all’indomani di un’ondata di polemiche e di un clima giudicato ormai insostenibile per sé e per i suoi familiari, tra accuse e commenti ritenuti lesivi -4-8. Una situazione che aveva riaperto i giochi e costretto il direttore artistico a rivedere i piani, dimostrando ancora una volta come la costruzione del palinsesto della manifestazione sia un cantiere in continua evoluzione fino all’ultimo momento utile.

La macchina sanremese si rimette in moto con il cast della terza serata

La partecipazione di Ubaldo Pantani va quindi a infoltire un parterre di co-conduttori che, per la terza serata, prevedeva già alcuni nomi di spicco. Accanto a lui, calcheranno il palco personalità di diversa estrazione, a testimonianza della volontà di mescolare linguaggi e pubblici diversi: si parla della top model Irina Shayk, il cui fascino internazionale si sposerà con le atmosfere del Festival, e si attende il momento clou del duetto annunciato tra Eros Ramazzotti e Alicia Keys, un abbinamento che di per sé rappresenta un evento nella musica -1. Un mosaico di presenze che conferma l’ambizione di Conti di allargare lo sguardo oltre i confini nazionali, portando all’Ariston storie e volti capaci di intercettare l’attenzione del grande pubblico televisivo.

L’arte della trasformazione da Lapo Elkann a Leonardo Del Vecchio

Per Pantani, quella sanremese rappresenta la definitiva consacrazione in un contesto mainstream di un personaggio che ha costruito la sua popolarità grazie alla frequentazione assidua dei salotti televisivi più raffinati, a cominciare proprio da quello di Fazio. La sua cifra stilistica, ormai ben riconoscibile, è quella di un’imitazione che non si limita alla semplice riproduzione vocale o gestuale, ma che cerca di cogliere l’essenza, talvolta surreale, dei suoi bersagli. Oltre al già citato Lapo Elkann, entrato nell’immaginario collettivo per i suoi modi eccentrici e le sue uscite sopra le righe, il comico vanta nel suo repertorio un altro ritratto memorabile, quello di Leonardo Del Vecchio, il fondatore di Luxottica scomparso qualche anno fa e da lui interpretato come un burbero e stralunato capitano d’industria alle prese con le assurdità della vita contemporanea. Un talento camaleontico, il suo, che ora si appresta a varcare la soglia del Teatro Ariston per portare una ventata di comicità surreale in una delle serate cruciali della manifestazione -1-2.

L’eredità di Pippo Baudo e l’addio annunciato di Conti

Parallelamente all’annuncio che riguarda Pantani, durante la stessa ospitata televisiva Conti ha voluto svelare un altro dettaglio significativo, quasi a voler tessere la trama affettiva di questa edizione. L’apertura del Festival, infatti, sarà dedicata a Pippo Baudo, il grande signore della televisione italiana recentemente scomparso. Un omaggio doveroso, come ha tenuto a sottolineare lo stesso conduttore, per celebrare colui che del Festival è stato non solo un volto storico ma un vero e proprio artefice, avendolo diretto e condotto per sette edizioni. Un gesto simbolico, certo, ma che ha trovato un corrispettivo anche in un piccolo rituale privato, come quello di aver intitolato a Baudo il proprio camerino, a significare una continuità ideale con chi quel palco lo ha costruito e vissuto prima di lui -1-5.

Non è mancato, infine, un passaggio più personale e defnitivo sul proprio futuro legame con la manifestazione. Conti ha ribadito con chiarezza che questa sarà la sua ultima volta alla guida del Festival, un commiato che arriva dopo aver raccolto un’eredità pesante e averla onorata con il suo stile inconfondibile fatto di ritmo e leggerezza. Una scelta ponderata, la sua, motivata dall’età e dalla volontà di lasciare spazio a nuove energie, senza rincorrere incarichi o rimanere aggrappato a poltrone che richiedono, inevitabilmente, un ricambio generazionale per mantenersi vitali -2-5. Una presa d’atto che carica questa edizione di un significato ulteriore, quello di un passaggio di consegne ormai prossimo.

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