L'irresistibile ascesa di Ubaldo Pantani, dalla Gialappa's a Sanremo con l'imitazione di Lapo Elkann
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C'è chi la definirebbe una sorta di rivalsa, ma forse è più giusto parlare del coronamento di un percorso artistico lungo e coerente, quello di Ubaldo Pantani, tornato prepotentemente alla ribalta grazie alla terza serata del Festival di Sanremo. Il comico toscano, classe 1971, originario di Cecina e con una solida laurea in Scienze Politiche alle spalle, ha letteralmente infiammato il palco dell'Ariston nei panni della sua creatura più celebre, quel Lapo Elkann che porta in scena ormai da due decenni. La sua performance, un tripudio di tricolore, fraintendimenti voluti e uscite surreali — su tutte la battuta su Max Pezzali e la nave da crociera o quella sugli aeroporti intitolati a "geni italiani come Leonardo da Vinci" — ha avuto il merito di risvegliare una kermesse che, fino a quel momento, aveva viaggiato su binari piuttosto prevedibili. Pantani, chiamato a sostituire Andrea Pucci dopo le polemiche che ne avevano segnato la rinuncia, ha dimostrato sul campo come la televisione, a volte, funzioni in modo semplice: bastano talento e tempi comici perfetti per catalizzare l'attenzione.
Il suo Lapo non è, o non è più, una semplice imitazione. Lo stesso Pantani, raggiunto dalla telefonata di Carlo Conti mentre era al tavolo di "Che tempo che fa", ha spiegato come negli anni quel personaggio si sia trasformato in una vera e propria maschera della commedia dell'arte, mantenendo solo qualche vago legame con l'originale ma acquisendo tic e cliché che lo rendono universale e, proprio per questo, esilarante. D'altronde, il percorso professionale di Pantani affonda le radici in quel laboratorio comico d'eccellenza che è stata, e che continua a essere, la Gialappa's Band. Con loro aveva debuttato nei primi anni Duemila, nei vari "Mai dire...", e con loro è tornato a lavorare stabilmente dal 2023 nel "GialappaShow" su TV8 -2-7. È in quel contesto che ha affinato e ampliato il suo repertorio, regalando al pubblico perle come il Filippo Bisciglia di "Tentescion Ailand" — una parodia talmente perfetta da alimentare il mito che i due siano la stessa persona — o il Flavio Insinna del format "4 Funerali" -1-5-6.
Il lungo sodalizio con Virginia Raffaele e la vita lontano dai riflettori
Se sul palco Pantani è un vulcano di personaggi, nella vita privata ha sempre scelto la via della massima discrezione. L'unica relazione nota, e di una certa rilevanza pubblica, è stata quella con Virginia Raffaele, un'altra gigante dell'imitazione italiana. I due si sono conosciuti sul lavoro e hanno condiviso un pezzo di strada importante, durato circa cinque anni, fatto anche di apparizioni pubbliche insieme come quando condussero gli MTV Awards a Firenze nel 2013 -3-7. La loro storia, intensa e professionale al tempo stesso, si è conclusa senza clamori, nel silenzio stampa che da sempre contraddistingue entrambi. A distanza di tempo, fu proprio Virginia Raffaele a lasciar intendere, in un'intervista, quanto il distacco fosse stato doloroso non tanto per la fine del sentimento amoroso, quanto per la rottura del legame affettivo che aveva costruito con la figlia che Pantani aveva avuto da una relazione precedente -3-8. Un dettaglio, questo, che restituisce tutta la profondità di un uomo che, dietro le maschere comiche, custodisce gelosamente la sua sfera più intima.
La costruzione di un personaggio amato, tra televisione e nuove incursioni
Il successo sanremese, insomma, non è che l'ultimo tassello di una carriera che procede con passo sicuro. Dopo gli esordi teatrali nella compagnia di Giorgio Albertazzi, Pantani è entrato nel piccolo schermo nel 1997 con "Macao" di Gianni Boncompagni -2-7. Da lì, una lunga gavetta in trasmissioni come "Quelli che il calcio" dove, tra un Buffon e un Massimo Giletti, ha costruito il suo personale museo delle cere umoristico -1. La sua versatilità gli ha permesso di spaziare anche in ruoli più drammatici o in conduzioni di programmi culturali, come lo speciale per il Giorno della Memoria dedicato ad Árpád Weisz, dimostrando che la sua vena artistica non si limita alla semplice parodia -7. Ora, la ribalta del Festival gli ha regalato una nuova, meritata giovinezza televisiva, con la presenza fissa al tavolo di Fazio e la collaborazione con la Gialappa's che prosegue con successo, comprese le recenti incursioni nei panni di un Pier Silvio Berlusconi alle prese con le battaglie di ascolto o di uno Joe Bastianich in versione "Foodish" -4.
Il trionfo all'Ariston con un completo tricolore
Nel corso della terza serata, il momento clou è stato senza dubbio l'ingresso di Pantani-Elkann, in un completo verde, bianco e rosso che non passava certo inosservato. Lo scambio di battute con Carlo Conti, scambiato per Fabio Fazio con tanto di riferimento a "Rai 9" e al "bouquet Sky", ha funzionato proprio per quella capacità di creare un cortocircuito tra realtà e finzione, tra ciò che il pubblico sa e ciò che il personaggio, nella sua altera e confusa prosopopea, crede di vedere. E mentre molti si interrogano sul motivo per cui imitatori di talento come Pantani svoltino una serata laddove altri ospiti, pur validi, erano sembrati fin lì spaesati o poco incisivi, la risposta risiede probabilmente nell'amore per un mestiere che lui vive con la serietà del caratterista vero, capace di cesellare nel tempo un personaggio fino a farlo diventare iconico.




