Ubaldo Pantani, quel Lapo Elkann tutto tricolore che ha portato il caos all’Ariston tra una gag e l’altra
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Quando giovedì sera, durante la terza attesissima serata del Festival di Sanremo 2026, le scale del Teatro Ariston sono state discese da un uomo in completo verde, bianco e rosso, il pubblico ha subito capito che il copione stava per essere sovvertito. Quell’uomo, che molti hanno riconosciuto all’istante per il portamento dinoccolato e quell’aria perennemente stralunata, era Ubaldo Pantani, chiamato a ricoprire il ruolo di co-conduttore dopo la defezione dell’ultima ora di Andrea Pucci -2. E Pantani, comico toscano con una solida carriera alle spalle costruita soprattutto all’ombra della Gialappa’sBand, non ha semplicemente condotto: ha letteralmente fatto irruzione in scena nei panni di Lapo Elkann, dando vita a una delle sue imitazioni più riuscite e collaudate. L’effetto è stato quello di una tempesta perfetta, una miscela esilarante di nonsensi, strafalcioni linguistici e una comicità che gioca volutamente sull’equivoco, lasciando Conti, il padrone di casa, a gestire l’imponderabile.
Il siparietto con Carlo Conti e la surreale Rai 9
L’ingresso è stato trionfale, ma il primo scambio di battute ha subito delineato i contorni del personaggio. Lapo-Pantani, con quella sua prosopopea mista a confusione mentale, si è avvicinato a Carlo Conti e, con nonchalance, gli ha tributato i suoi “complimenti per i tuoi 96 anni”, scambiandolo platealmente per Fabio Fazio -1. Il conduttore, con la pazienza di chi sa di avere a che fare con un elemento impazzito, lo ha corretto: “Sono Carlo Conti”. L’imitatore, senza scomporsi, ha annuito e aggiustato il tiro, infilando però una delle battute destinate a rimanere nell’immaginario di questa edizione: “È vero, Rai 9 fa parte del grande bouquet Sky, una grande eccellenza italiana” -1. Un’uscita, questa, che ha gettato nello sconcerto i più attenti, considerando che Rai 9 non esiste, e che ha sancito il livello di surrealtà sul quale Pantani intendeva muoversi. La gag, lungi dall’essere fine a se stessa, ha funzionato perché capace di giocare con i meccanismi stessi della televisione e con la figura di un personaggio pubblico, Elkann appunto, che di quelle dinamiche è spesso protagonista involontario.
Quando l’ukulele diventa da clavicola e i cantanti si trasformano
Il bello, se così si può dire, è arrivato quando Lapo-Pantani ha cominciato a spaziare, toccando con i suoi improbabili commenti i contenuti stessi del Festival. Ha parlato del regolamento con una disinvoltura che lasciava intendere di non averlo letto, o di averlo letto in una lingua sconosciuta: “Stasera 15 Big perché gli altri 15 sono stati eliminati”, ha sentenziato, salvo poi elogiare “i The Kolors, una band inglese che ha deciso di imparare il napoletano così bene” -1. La platea rideva, Conti annuiva con un sorriso ebete e Pantani proseguiva imperterrito nella sua opera di smontaggio del rituale sanremese. Il momento di grazia, forse il più poetico nella sua assurdità, è giunto quando, rivolgendosi a una violinista dell’orchestra, l’ha elogiata per la sua bravura con “l’ukulele da clavicola”, innescando una risata che è partita dal loggione per contagiare l’intero teatro -1. In quella svista linguistica, nella fusione di due strumenti completamente diversi, c’era tutta la cifra stilistica di un comico che non imita soltanto, ma che costruisce una maschera, un “carattere”, come ama definirlo lui stesso.
Un lungo amore con Virginia Raffaele e il ritorno a casa Gialappa’s
Dietro la maschera di Lapo, però, c’è un attore serio, cresciuto a teatro con Giorgio Albertazzi e approdato in tv nei tardi anni Novanta con programmi come “Macao” di Boncompagni -6. La sua storia professionale è legata indissolubilmente alla Gialappa’sBand, il collettivo che lo ha lanciato e con cui è tornato a lavorare stabilmente negli ultimi anni, prima con “GialappaShow” su TV8 e ora con questa conduzione sanremese -4. Nella sua vita privata, invece, un capitolo importante è stato scritto accanto a Virginia Raffaele, anch’essa artista di razza e compagna per quasi cinque anni -3. Un sodalizio umano e professionale, il loro, che li ha visti condurre insieme gli MTV Awards nel 2013 e che si è concluso in silenzio, lontano dai riflettori -7. Ed è proprio in questa cornice che si inserisce un curioso incrocio sanremese: nella stessa serata in cui Pantani portava il caos con la sua imitazione, tra il pubblico sedeva Virginia Raffaele, ospite con Fabio De Luigi per presentare il loro film. Un passato che torna, silenziosamente, a condividere lo stesso palco.
Da “4 Funerali” con Insinna a “Temptation Island” con Bisciglia
L’imitazione di Lapo Elkann è probabilmente la sua creatura più celebre, ma l’universo comico di Ubaldo Pantani è popolato da decine di personaggi. Basti pensare alla parodia di Flavio Insinna, che il comico inserisce all’interno del format “4 Funerali”, una geniale rivisitazione dei programmi di successo del conduttore romano, o alla sua versione di Filippo Bisciglia alle prese con “Tentescion Ailand” -10. Ogni personaggio, per Pantani, è costruito partendo dal, dai tic, dai movimenti, prima ancora che dalla voce. Lo ha spiegato bene in più di un’intervista: lui non è un imitatore vocale, ma un comico che usa l’imitazione come strumento per esplorare la comicità -10. E quando, sul palco dell’Ariston, il suo Lapo ha pronunciato la frase destinata a diventare il tormentone della serata — “Mettere Max Pezzali sulla nave e non farlo attraccare è veramente troppo” — il cerchio si è chiuso: la satira aveva colpito ancora, confezionando un momento di televisione pura, senza troppe pretese, ma con una precisione chirurgica che solo i comici veri sanno avere -1.
Description: Ubaldo Pantani conquista Sanremo 2026 con l'imitazione di Lapo Elkann: completo tricolore, gag su Rai 9 e l'ukulele da clavicola. Chi è il comico cresciuto con la Gialappa’s.




