Il comico Pantani trascina Sanremo vestendo i panni di un Lapo Elkann tricolore tra strafalcioni e volute incomprensioni

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Dopo due serate che avevano viaggiato su un binario decisamente piatto, con qualche ospite lasciato ai margini — è il caso di Can Yaman, la cui presenza è stata ridotta a un fugace passaggio — e altri, come Lillo e Pilar Fogliati, che non avevano lasciato alcun segno particolare, la terza giornata del Festival ha finalmente trovato una scossa. Ad assestarla è stato Ubaldo Pantani, chiamato da Carlo Conti a condurre la serata dopo l’invito ufficiale lanciato qualche settimana fa dal direttore artistico durante una puntata di Che tempo che fa -9. Il comico toscano, che proprio nel salotto di Fabio Fazio ha reso celebre la sua parodia dell’erede Agnelli, ha portato all’Ariston una ventata di comicità surreale, fatta di fraintendimenti voluti e di una mimica che gioca sull’esasperazione dei tic del personaggio.

L’ingresso di Pantani, calato nei panni di Lapo Elkann con un completo che ricalcava il tricolore — verde, bianco e rosso — è stato un piccolo concentrato di nonsense studiato a tavolino. Sceso le scale del teatro, si è avvicinato a Conti scambiandolo per Fazio: «Senza tavolo e senza acquario c’è molto più spazio», ha esordito, facendo riferimento allo studio del programma che lo ospita abitualmente. Il conduttore, con la pazienza di chi asseconda il gioco, lo ha corretto («Sono Carlo Conti») e l’imitatore, senza scomporsi, ha raddoppiato la battuta: «È vero, Rai 9 fa parte del grande bouquet Sky, una grande eccellenza italiana» -1. Uno scambio di battute che ha subito messo in chiaro la cifra della performance: una satira che non si limita all’imitazione vocale o fisica, ma che costruisce una maschera autonoma, capace di vivere di vita propria.

L’omaggio al made in Italy e la geografia inventata dei grandi geni

Il Lapo Elkann di Pantani non si è limitato a giocare con i nomi delle reti televisive. Nel suo monologo, condito da una fitta serie di strafalcioni voluti, ha spiegato il motivo del suo abbigliamento patriottico: «Sono vestito così per rendere omaggio alle nostre eccellenze: la moda, il cibo, in quest’ordine — ha puntualizzato — perché se il cibo finisce sulla moda, poi ci si macchia». Un’attenzione maniacale per i dettagli che si è poi spostata sul campo delle grandi menti italiane: «Leonardo Da Vinci, Guglielmo Marconi, Galileo Galilei e tanti altri aeroporti» -1. L’accostamento volutamente incongruo tra i geni della scienza e gli scali a loro intitolati ha strappato le risate della platea, dimostrando come la comicità di Pantani sappia giocare sullo straniamento e sulla ricombinazione surreale di elementi reali.

I retroscena del Festival e l’ukulele suonato da clavicola

Ma è stato nel parlare del Festival che la parodia ha raggiunto i suoi momenti più alti. Pantani-Elkann, con la prosopopea che contraddistingue il personaggio, ha iniziato a elencare le categorie in gara: «Ci sono i big, le nuove proposte e quelli che hanno prenotato con l’app», salvo poi confondersi sui meccanismi della competizione, sostenendo che quella sera ci fossero quindici big perché «gli altri quindici sono stati eliminati» -1. Una critica indiretta alla complessità del regolamento, resa attraverso l’ingenuità del personaggio. Il momento clou, destinato a diventare un tormentone, è arrivato quando, rivolgendosi a una violinista dell’orchestra, ha elogiato la sua abilità con l’«ukulele da clavicola» -2. Un lapsus linguistico, quello tra ukulele e clavicola, che ha sintetizzato alla perfezione la cifra di un personaggio che vive fuori dal tempo e dalla realtà, capace di rinominare il mondo con una poetica tutta sua.

Un’isola felice in una terza serata altrimenti ordinaria

La performance di Pantani ha rappresentato una parentesi di autentica leggerezza in una serata che, per il resto, ha visto Susanna Ceccardi ed Eros Ramazzotti alternarsi sul palco senza particolari sussulti, al di là dell’esibizione di quest’ultimo con Alicia Keys. L’imitatore, che in passato ha condiviso il percorso artistico con Virginia Raffaele — presente all’Ariston per presentare un film con Fabio De Luigi — ha dimostrato di saper gestire i tempi della diretta con la sicurezza di chi il mestiere lo conosce bene -10. La sua parodia di Lapo Elkann, che qualcuno potrebbe considerare usurata dall’esposizione televisiva, all’Ariston ha trovato una nuova dimensione, più libera e giocata sull’interazione con un pubblico dal vivo che ha risposto con entusiasmo a ogni sua uscita. Mentre l’orchestra suonava e i cantanti si preparavano dietro le quinte, Pantani ha regalato alla platea e ai telespettatori quei pochi minuti di autentica evasione che, finora, a questo Festival erano mancati.

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