Sigarette elettroniche, la revisione che le avvicina al rischio cancro
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Redazione Salute
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Le sigarette elettroniche, quelle che molti hanno accolto come una sorta di reductio ad absurdum del vizio del fumo, stanno restituendo un conto salato in termini di credibilità scientifica. A marzo del 2026, una revisione narrativa che ha passato al setaccio oltre cento studi ha infatti sancito un punto di non ritorno: i dispositivi a base di nicotina sono “probabilmente cancerogeni” per chi li utilizza. Tale conclusione, emersa dalle analisi condotte da un team dell’Università del Nuovo Galles del Sud a Sydney, ha messo in discussione l’intero impianto narrativo su cui si reggeva il marketing di questi prodotti.
Uno strumento per smettere o una nuova trappola?
Nonostante fossero stati presentati – e in molti casi ancora lo sono – come uno strumento utile per abbandonare le sigarette tradizionali, i nuovi dati indicano che lo “svapo” potrebbe rivelarsi dannoso tanto quanto il fumo classico. I ricercatori australiani, analizzando tutta la letteratura disponibile pubblicata tra il 2017 e il 2025, hanno individuato il legame più forte mai riscontrato finora tra questi dispositivi e l’insorgenza di neoplasie. In particolare, la loro attenzione si è concentrata sui tumori del cavo orale e dei polmoni, due aree già pesantemente colpite dalla combustione del tabacco. Ecco che l’alternativa “sicura” perde progressivamente i suoi connotati rassicuranti.
La revisione su “Carcinogenesis” e il verdetto degli esperti
La nuova revisione scientifica, pubblicata sulla rivista “Carcinogenesis”, ha analizzato i risultati di numerosi studi a partire dal 2017, arrivando a una conclusione netta e priva di ambiguità. I dispositivi con nicotina sono probabilmente cancerogeni, e potrebbero contribuire attivamente allo sviluppo di quei tumori che si pensava di avere lasciato alle spalle con le vecchie sigarette. Bernard Stewart, lo specialista che ha coordinato il lavoro, ha dichiarato che questa valutazione rappresenta la più solida realizzata finora. Aggiungendo, quasi a mo' di monito, che chi utilizza questi apparecchi presenta un rischio più elevato di sviluppare un cancro rispetto a chi, invece, non li usa affatto.
Oltre la narrazione pubblicitaria: cosa cambia ora
Le implicazioni di questa ricerca sono destinate a riverberarsi a lungo, soprattutto in un contesto dove milioni di persone hanno convertito il loro gesto quotidiano in una nuvola di vapore aromatizzato. Gli stessi ricercatori australiani hanno voluto sottolineare come nessuno studio precedente fosse riuscito a stabilire un nesso così solido tra lo svapo e la malattia. E questo, in un campo come l’epidemiologia dei tumori, dove le correlazioni si dimostrano sempre faticose da isolare, rappresenta un cambio di passo notevole. La scienza, insomma, inizia a vedere ciò che per anni molti avevano preferito ignorare: l’assenza di catrame non è equivalente all’assenza di pericolo.




