Capello e il caso Lautaro in finale: "Allenatori superstiziosi, ma dalla panchina possono arrivare soluzioni importanti"
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Redazione Sport
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La vigilia della finale mondiale tra Spagna e Argentina, in programma nella notte italiana al MetLife Stadium di New York, si tinge inevitabilmente di nerazzurro. Il nome di Lautaro Martinez, capitano dell'Inter e artefice del gol che ha steso l'Inghilterra in semifinale, è al centro delle speculazioni sulla formazione titolare che Lionel Scaloni schiererà per il match che vale il titolo iridato.
E a gettare benzina sul fuoco ci ha pensato Fabio Capello, intervenuto ai microfoni della Gazzetta dello Sport per analizzare le possibili scelte del ct argentino, senza nascondere un certo scetticismo sul fatto che l'attaccante possa effettivamente scendere in campo dal primo minuto. Il suo ragionamento, come spesso accade in questi casi, parte da un elemento che nel calcio ha un peso specifico non indifferente: la scaramanzia.
"Allenatori tutti superstiziosi", la riflessione di Capello sulla scelta di Scaloni
L'ex tecnico, come riportato da diverse testate, ha infatti scherzato sulla natura superstiziosa dei suoi colleghi, suggerendo che l'aver trovato una formula vincente con il "Toro" subentrato a gara in corso potrebbe indurre Scaloni a riconfermare l'assetto che ha funzionato finora. "Gli allenatori sono tutti superstiziosi, se io fossi il ct lo lascerei fuori... scherzi a parte, vedrete Scaloni chi ha spesso di più nell'ultima partita e, in generale, lungo tutto il torneo" ha dichiarato Capello, sottolineando come la scelta del centravanti titolare sia solo uno dei tanti temi caldi della vigilia.
L'ex tecnico, che aveva pronosticato una finale diversa con Francia e Inghilterra come grandi favorite, ha poi messo in guardia l'Argentina sulla gestione delle energie, visto lo sforzo profuso nella semifinale con gli inglesi: secondo la sua analisi, la Spagna arriva a questo appuntamento con una struttura di gioco più solida e potrebbe fare la differenza sfruttando un probabile calo fisico dell'Albiceleste.
Il gol che vale una storia: Lautaro e il record nerazzurro alle finali Mondiali
L'eventuale panchina di Lautaro, però, non ne sminuirebbe l'importanza, considerando anche il valore del gol che ha regalato all'Argentina la finale. Il colpo di testa vincente sugli sviluppi di un assist di Lionel Messi non ha solo abbattuto le speranze inglesi, ma ha anche permesso all'Inter di difendere e rendere unico un record storico: dal 1982 a oggi, infatti, almeno un giocatore nerazzurro è sempre sceso in campo in una finale dei Mondiali.
Un primato che fino a questa edizione l'Inter condivideva con il Bayern Monaco, ma che ora l'eliminazione dei bavaresi ha reso un'esclusiva del club di Viale della Liberazione, grazie proprio alla presenza del suo capitano nella rosa dell'Argentina. Una striscia lunga 44 anni, che testimonia un legame profondo tra la Beneamata e la storia della Coppa del Mondo.
Le chiavi tattiche della finale e il confronto generazionale tra Yamal e Messi
Capello, nel suo intervento, ha provato a delineare anche le chiavi tattiche di una sfida che si prospetta avvincente, individuando nella qualità del possesso palla spagnolo e nella necessità di imbrigliare la "luce" di Messi i punti nevralgici del match. Da una parte la Spagna, maestra del collettivo e del palleggio, che con Lamine Yamal e Dani Olmo cercherà di scardinare la difesa argentina; dall'altra l'Argentina che, come ha dimostrato in semifinale, può contare sulla capacità di trasformare ogni occasione in oro, esattamente come faceva il suo "padre calcistico", Diego Armando Maradona.
La finale, che si preannuncia come un crocevia di stili e generazioni, vedrà in campo anche la suggestione del confronto tra Yamal e Messi, un duello che profuma di passato e futuro. Le probabili formazioni, secondo le ultime indiscrezioni, vedrebbero Oyarzabal falso nueve per la Spagna e Julian Alvarez in coppia con Messi per l'Argentina, con il capitano dell'Inter pronto a entrare nella ripresa per fare la differenza.
La scelta di Scaloni, dunque, resta il grande interrogativo della vigilia. Se la fiducia nell'undici titolare è un'opzione, l'idea di avere un giocatore come Lautaro pronto a subentrare e a risolvere la partita è una tentazione che pochi allenatori, superstiziosi o meno, possono permettersi di ignorare. Perché in una finale, che è il crocevia tra la tattica e l'istinto, avere dalla propria parte il fattore "Toro" può rivelarsi l'asso nella manica decisivo per scrivere la storia.




