Zelensky chiama Trump: "Dopo Gaza, puoi fermare la Russia"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
In una telefonata della durata di trenta minuti, definita "molto produttiva", il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è congratulato con Donald Trump per il suo successo e per l'accordo sul Medio Oriente, definendolo "un risultato eccezionale". "Se una guerra può essere fermata in una regione", ha affermato Zelensky, riformulando il contenuto del colloquio, "allora sicuramente anche altre guerre possono essere fermate, compresa la guerra condotta dalla Russia". L'appello, che giunge nel mezzo di un'intensificazione degli attacchi russi, mira a coinvolgere direttamente la Casa Bianca in una nuova fase di dialogo, sfruttando la recente tregua ottenuta a Gaza come un precedente incoraggiante e concreto. L'infrastruttura critica ucraina, del resto, continua a essere colpita con violenza, come dimostrano i ripetuti blackout che hanno interessato la rete energetica di Odessa, lasciando ampie zone della città senza energia elettrica e aggravando una situazione umanitaria già complessa.
Il nodo degli armamenti e i missili Tomahawk
Il cuore tecnico della discussione tra i due leader ha riguardato, secondo quanto riportato, un potenziale e significativo potenziamento delle capacità militari di Kiev. Trump avrebbe esaminato, come riferito dall'agenzia Axios, la possibilità di autorizzare la fornitura di missili Tomahawk a lungo raggio all'Ucraina, sistemi d'arma in grado di colpire obiettivi in profondità all'interno del territorio russo. Questa eventualità, che rappresenterebbe un cambio di passo nelle dotazioni fornite a Kyiv, si accompagna al già pianificato invio di caccia F-16 americani, destinati a rafforzare una difesa aerea che fatica a contrastare la potenza di fuoco avversaria. La sola minaccia di un simile arsenale, si osserva in alcuni ambienti, potrebbe alterare gli equilibri del conflitto, sebbene le necessità immediate rimangano quelle di proteggere città e centrali elettriche.
La smentita di Cuba sul coinvolgimento militare
Sullo sfondo delle dichiarazioni di Zelensky e delle trattative per gli armamenti, il ministero degli Esteri cubano ha rilasciato un comunicato per "categoricamente" smentire le accuse, avanzate dal governo statunitense, di aver inviato propri militari a combattere al fianco dell'esercito russo in Ucraina. L'Avana, si legge nella nota ufficiale, "non è parte in causa nel conflitto armato in Ucraina, né vi partecipa con personale militare, né in nessun altro Paese". Una presa di posizione netta che mira a chiudere un fronte di polemiche internazionali, ribadendo una posizione di non belligeranza in un conflitto che continua ad attrarre attori, reali o presunti, da diverse aree geopolitiche, complicando ulteriormente un quadro già di per sé intricato.
La situazione sul campo e le priorità di Kiev
Mentre la diplomazia prova a trovare nuovi varchi, la guerra sul terreno non conosce soste. Gli attacchi missilistici e con droni, che prendono di mira sistematicamente le infrastrutture energetiche, hanno provocato danni gravissimi in diverse regioni, mettendo a dura prova la resilienza del paese. La città di Odessa, porto vitale per le esportazioni e per la stessa economia di guerra ucraina, è stata teatro di ripetuti blackout, i quali hanno gettato l'abitato nell'oscurità e complicato le operazioni di soccorso e ripristino dei servizi essenziali. In questo contesto, la richiesta di sistemi d'arma più avanzati e a lungo raggio, come i Tomahawk, si intreccia con l'esigenza immediata di proteggere i cieli, un bisogno che i prossimi F-16 dovranno cercare di colmare, sebbene i tempi per la loro piena operatività rimangano un elemento di incertezza.




