Il caro energia pesa sulle tasche degli italiani: stime Fmi tra 450 e 2.270 euro a famiglia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’impennata dei prezzi energetici – conseguenza diretta del conflitto in Iran e della conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz – si tradurrà per le famiglie italiane in un aggravio annuo compreso tra 450 e 2.270 euro, una forbice che, come è facile intuire, penalizza soprattutto chi già fatica ad arrivare a fine mese. Il dato, emerso da un’analisi ad hoc dell’istituto guidato da Kristalina Georgieva, colloca l’Italia tra i Paesi dell’Unione europea con l’esposizione più alta a questo shock, e lo fa in un momento in cui il dibattito politico ed economico nostrano sembrava aver messo in secondo piano la vulnerabilità strutturale del sistema energetico nazionale. Del resto, che la guerra in Iran abbia fatto lievitare bollette e rifornimenti di carburante è un’ovvietà contro cui non vale nemmeno la pena discutere, mentre assai più utile è provare a quantificare l’esatta portata del danno. E proprio a questo ha provveduto il Fmi, diramando stime che, per quanto differenziate per fasce di reddito e consumo, restituiscono un quadro inequivocabile: la crisi del Golfo ha un costo preciso, e a pagarlo sono i cittadini europei.

L’Italia più esposta tra i grandi Paesi Ue, pesano la dipendenza dalle importazioni e le scarse riserve

La ragione di questa maggiore vulnerabilità, spiegano gli analisti del Fondo, risiede in una combinazione di fattori che negli anni non è mai stata davvero affrontata: scarsa diversificazione delle fonti, ritardo accumulato sulle rinnovabili, e una pressione fiscale che sulle bollette incide ancora in misura rilevante. Non solo: la struttura stessa dei consumi energetici domestici – con un parco auto tra i più vetusti d’Europa e un patrimonio edilizio poco efficiente – amplifica l’effetto di ogni rincaro. Così, mentre un nucleo familiare tedesco o francese può contare su ammortizzatori sociali e politiche di price cap più efficaci, la famiglia media italiana si trova esposta a oscillazioni selvagge del costo dell’elettricità e del gas, senza che gli interventi pubblici degli ultimi mesi siano riusciti a scongiurare il peggio.

Le misure Ue, secondo il Fmi, finiscono per favorire i più ricchi: il monito dell’Eurogruppo

A complicare ulteriormente il quadro, c’è poi una critica di fondo che il Fondo monetario non ha esitato a sollevare davanti ai ministri dell’Economia riuniti nell’Eurogruppo lo scorso 4 maggio. La vicedirettrice del Dipartimento europeo del Fmi, Oya Celasun, ha infatti certificato ciò che molti economisti denunciavano già da mesi: le misure che i vari governi europei – Italia compresa – stanno mettendo in campo per arginare il caro energia finiscono paradossalmente per favorire i contribuenti più abbienti a discapito di quelli meno protetti. Tagli generalizzati sulle accise, detrazioni fiscali a pioggia, bonus senza adeguata selettività: tutte misure che, a conti fatti, premiano chi consuma di più, cioè chi ha redditi più alti e abitazioni più grandi, lasciando invece i nuclei poveri e i cosiddetti “consumatori vulnerabili” a farsi carico della parte più dura dello shock.

La chiusura dello Stretto di Hormuz e l’effetto a cascata sulle bollette italiane

Che la decisione di Stati Uniti e Israele di avviare i bombardamenti sull’Iran – e la conseguente risposta di Teheran con la chiusura dello Stretto di Hormuz – abbia innescato una reazione a catena sui prezzi globali del petrolio e del gas liquefatto, è un fatto ormai acclarato. Ma l’analisi del Fmi ha il merito di quantificare questo effetto con precisione, distinguendo tra l’impatto diretto sui carburanti per autotrazione e quello indiretto sul riscaldamento e sull’elettricità. Ebbene, per l’Italia – che importa oltre il 70% del proprio fabbisogno energetico – ogni blocco navale nel Golfo Persico si traduce in un rincaro quasi immediato delle forniture, con tempi di reazione più brevi rispetto a Paesi dotati di grandi giacimenti propri o di consistenti scorte strategiche. Il dato dei 2.270 euro, che rappresenta la stima massima per le famiglie più energivore, non è quindi un’eccezione statistica, ma il terminale di una catena logistica e geopolitica che da Teheran arriva dritta dritta fino al contatore di un appartamento a Milano o alla pompa di benzina in un paese del Sud Italia.

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