Il conto salato dell’Fmi per il caro energia: fino a 2.270 euro a famiglia, l’Italia nel mirino

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La morsa dei rincari energetici, alimentata dalle tensioni in Medio Oriente che continuano a tenere in scacco i mercati globali, rischia di tradursi in una vera e propria stangata per i bilanci domestici. Il Fondo monetario internazionale, nel suo ultimo rapporto sull’area euro, ha quantificato l’impatto con cifre che non lasciano spazio a illusioni: se per un’euroregione media il costo aggiuntivo si attesta intorno ai 375 euro annui, nel nostro Paese quella stessa perdita – che gli economisti di Washington definiscono come erosione del potere d’acquisto – schizza a 450 euro nello scenario base. E la situazione, avvertono gli esperti, potrebbe degenerare ulteriormente qualora il conflitto nel Golfo dovesse prolungarsi, portando il conto per ogni famiglia italiana a toccare quota 2.270 euro, un dato questo che colloca l’Italia tra le nazioni europee più esposte allo shock.

Un bilancio già al collo, tra debito e frenata della crescita

La fotografia scattata dall’istituto guidato da Kristalina Georgieva mostra un’economia nazionale che paga lo scotto di una fragilità strutturale cronica, ovvero l’elevato debito pubblico. Mentre Paesi come Danimarca o Svezia possono permettersi politiche anticicliche per proteggere i propri cittadini, per l’Italia e la Francia – hanno sottolineato Helge Berger e Oya Celasun, vicedirettori del dipartimento europeo del Fondo – "i margini di bilancio sono praticamente inesistenti". Questa mancanza di spazi fiscali arriva in un momento particolarmente critico: il Fmi prevede infatti un deciso rallentamento della crescita per l’Eurozona, ferma all’1,1% per quest’anno e all’1,2% nel 2027, mentre l’inflazione è destinata a balzare di 0,7 punti percentuali attestandosi al 2,6% su base annua.

Niente deroghe al Patto di Stabilità, la doccia fredda di Bruxelles

Nonostante il quadro drammatico tratteggiato dal Fondo – che nello scenario più severo non esclude l’ipotesi di una recessione tecnica per il club dell’euro – la risposta delle istituzioni europee resta improntata alla massima cautela. Le pressioni esercitate dal governo italiano per ottenere una deroga al Patto di stabilità, o l’attivazione di una clausola di salvaguardia che giustifichi misure straordinarie, si sono infatti scontrate con il muro di gomma dell’esecutivo comunitario. Secondo l’Fmi, le condizioni attuali, per quanto gravi, non configurano ancora quella "circostanza straordinaria" pensata dagli artefici del Trattato per giustificare uno sforamento dei vincoli di bilancio. Una posizione, quest’ultima, che raffredda le speranze di un intervento a pioggia sugli aumenti, lasciando i singoli Stati – e in particolare quelli con i conti pubblici più a rischio – a combattere sostanzialmente da soli contro l’aumento dei prezzi di gas e petrolio.

La critica alla "diplomazia del gas" e la ricetta dei fondi comuni

Se l’Fmi analizza il fenomeno da un punto di vista macroeconomico, c’è chi punta il dito contro le scelte politiche che hanno reso l’Italia così vulnerabile. Pasquale Tridico, capodelegazione del M5S al Parlamento europeo, non ha usato giri di parole nell’attribuire la responsabilità di questo scenario a quello che lui definisce il "flop della diplomazia del gas". Secondo l’eurodeputato, la strategia del governo – basata sulla ricerca continua di nuovi accordi con i Paesi produttori – non farebbe altro che sostituire una dipendenza energetica con un’altra, senza risolvere il problema di fondo. La soluzione prospettata da Tridico passa invece per la creazione di un fondo comune, un nuovo Sure da 500 miliardi di euro finanziato tramite l’emissione di eurobond, risorse che verrebbero impiegate per accelerare la transizione energetica e lo sviluppo industriale, puntando con decisione sulle rinnovabili come unica via per uscire da quella condizione di fragilità perpetua che ogni crisi internazionale, invariabilmente, finisce per amplificare.

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