Bff, Bankitalia nomina due commissari per affiancare il cda nel risanamento
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Redazione Economia
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Non è un commissariamento classico, quello che la Banca d’Italia ha deciso per Bff Bank, né tantomeno una messa in mora degli attuali vertici. L’istituto di vigilanza, al termine di accertamenti ispettivi che hanno messo in luce criticità diffuse nei processi contabili e nella gestione del credito, ha scelto una via più sfumata ma ugualmente incisiva: affiancare al consiglio di amministrazione due figure tecniche, dotate di poteri specifici per accelerare quel “rapido processo di risanamento” che la banca milanese – specializzata nel factoring verso la pubblica amministrazione – aveva già avviato, ma che procedeva evidentemente con tempi e modi giudicati non più sostenibili.
Si tratta di Raffaele Lener, docente di mercati finanziari all’Università di Roma Tor Vergata e già commissario in passato per Banca Carige, e Francesco Fioretto, un professionista il cui mandato, così come viene descritto dalla stessa autorità, si concentra su due fronti delicati: il factoring e la gestione del credito da un lato, e il rafforzamento dei controlli interni dall’altro. L’intervento, formalizzato con un provvedimento notificato il 28 marzo, si inquadra nell’articolo 75-bis del Testo Unico Bancario, una norma che consente a via Nazionale di intervenire sulla governance senza rimuovere gli amministratori in carica. Tant’è che il cda – così come il collegio sindacale – mantiene intatti i suoi poteri e le sue facoltà decisionali. I due commissari, insomma, non sono lì per sostituire, ma per coadiuvare, con un’azione di pungolo e di indirizzo che lascia però pochi margini di interpretazione sulla gravità della situazione.
Criticità emerse dalle ispezioni: un quadro in corso di definizione
Le motivazioni alla base di questa stretta affondano le radici in un’ispezione generale ancora in corso, che ha restituito un quadro di irregolarità e criticità la cui portata complessiva – ed è questa forse la nota più preoccupante – non è stata ancora del tutto quantificata. Le verifiche hanno riguardato in particolare il comparto del factoring e del lending, mettendo in discussione la classificazione prudenziale dei crediti. Le anomalie riscontrate potrebbero tradursi, secondo le prime stime, in un incremento significativo delle esposizioni deteriorate: si parla di past due addizionali per circa 800 milioni di euro legati alla possibile inclusione degli interessi di mora, e di ulteriori 500 milioni derivanti da una possibile interpretazione più restrittiva dei meccanismi di calcolo degli arretrati. Va detto che la banca, pur in questa fase di incertezza, sottolinea di continuare a rispettare i requisiti patrimoniali Cet1, una sorta di argine che tiene nonostante la pressione sui conti.
Il quadro non è nuovo, ma si è aggravato nei mesi scorsi. A febbraio, la stessa Bff aveva segnalato – con il supporto dell’advisor EY – un errore nella contabilizzazione degli incassi relativi al factoring in Italia per un arco temporale che andava dal 2019 al giugno del 2023. L’anomalia, stimata in circa 54 milioni di euro, consisteva nell’aver registrato somme incassate dai debitori – relative a fatture di capitale – per chiudere invece accessori del credito. L’effetto, come spesso accade in questi casi, è stato duplice: maggiori ricavi e maggiori imposte, con una correzione che ha finito per pesare negativamente sul patrimonio netto di apertura del 2025 per 15,1 milioni. E c’è di più: le verifiche in corso suggeriscono che queste anomalie potrebbero essere il sintomo di un contesto più ampio di fragilità nei processi contabili, tanto che la banca ha avviato un’analisi su pagamenti accessori ricevuti tra il 2015 e il 2025 per circa 452 milioni, con stime campionarie che indicano un impatto negativo potenziale di altri 3,4 milioni.
Il rinvio del bilancio e il perimetro dell’intervento di vigilanza
L’intensità dell’intervento della Banca d’Italia si misura anche da un dettaglio non secondario: la richiesta formale di posticipare i termini per la presentazione e l’approvazione del bilancio 2025. Via Nazionale ha chiesto che il progetto di bilancio venga presentato non oltre il 30 aprile 2026, e che l’approvazione da parte dell’assemblea degli azionisti slitti al massimo entro il 30 giugno successivo. Un rinvio di questo tipo, concesso in casi di particolare complessità, serve a dare tempo alla banca – e ora anche ai due commissari – di completare la revisione delle poste contabili e di mettere mano alle rettifiche necessarie senza la pressione immediata delle scadenze di legge.
I rilievi e le azioni rimediali, come si legge nella nota diffusa dall’istituto, si estendono infatti al sistema dei controlli interni e dei presidi organizzativi, con un focus specifico sui sistemi contabili e di gestione del credito. Il provvedimento non ha quindi solo una valenza contabile, ma investe la struttura stessa dei meccanismi di vigilanza interna, quelli che avrebbero dovuto prevenire – o quantomeno segnalare per tempo – le anomalie emerse. In attesa della quantificazione finale degli impatti, i due commissari Lener e Fioretto dovranno lavorare a stretto contatto con l’attuale management, guidato dall’amministratore delegato Giuseppe Sica – che ha raccolto il testimone di Massimiliano Belingheri nei primi mesi dell’anno – per ricostruire la coerenza dei dati e restituire solidità a un modello di business che, fino a poco tempo fa, era considerato tra i più resilienti del panorama finanziario italiano.




