Mondiale 2026, l’Inghilterra fa svanire il fantasma dell’Azteca ma ora c’è il pericolo Norvegia

Mondiale 2026, l’Inghilterra fa svanire il fantasma dell’Azteca ma ora c’è il pericolo Norvegia
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Redazione Sport Redazione Sport   -   Città del Messico si è svegliata con un fantasma in meno, uno di quelli pesanti, rimasti a galleggiare nello stadio Azteca per quarant’anni. Il fantasma della mano de Dios e del gol del secolo, quel quarto di finale del Mondiale del 1986 in cui Diego Armando Maradona diventò ufficialmente "El Diez", metà cialtrone e metà numero uno del calcio mondiale. A esorcizzarlo, ieri sera, ci hanno pensato Jude Bellingham e Harry Kane, due Ghostbusters con le scarpe da calcio che hanno ricacciato indietro l'incubo, anche se l'Inghilterra, si sa, le sue partite le vince sempre soffrendo.

E così, mentre i tifosi messicani uscivano dagli spalti con gli occhi lucidi per l'eliminazione ai quarti, gli inglesi a Manchester hanno potuto finalmente brindare a una vittoria che sa di riscatto storico: per la prima volta, il Messico ha perso in una partita della Coppa del Mondo giocata nel suo stadio simbolo, il fortino dell'Azteca.

Una doppietta in 98 secondi che cambia la storia

La partita, iniziata con oltre un'ora di ritardo a causa del maltempo che si è abbattuto sulla capitale messicana, sembrava volgere verso un copione già scritto, quello dei padroni di casa che travolgono l'ospite illustre grazie al calore degli 80.000 spettatori. Ma l'Inghilterra, forse stordita dall'altitudine di 2.240 metri o dal ritmo indiavolato imposto da El Tricolor, ha aspettato il momento giusto per piazzare la zampata. È bastata una ripartenza fulminea di Declan Rice al 36', con un assist al bacio di Saka per Bellingham, a cambiare l'inerzia.

Il centrocampista del Real Madrid, liberissimo in area, non ha sbagliato l'1-0. E, come se non bastasse, neanche il tempo di riprendere fiato che, al 38', un'altra clamorosa palla persa dal Messico in zone pericolose ha permesso a Bellingham di firmare la doppietta personale in soli 98 secondi. In mezzo a quella bolgia, l'Inghilterra ha trovato la lucidità per colpire, dimostrando che l'atmosfera dell'Azteca non era poi così irrespirabile. Come ha scritto il Telegraph, gli inglesi non si sono fatti piegare dal calore del pubblico, ma lo hanno conquistato.

L'assedio finale e il rigore decisivo di Kane

Il Messico, però, non è certo una squadra che si arrende facilmente, e la rimonta è iniziata quasi subito. Prima della fine del primo tempo, Quinones ha accorciato le distanze, e per poco Jimenez non ha firmato il pareggio, fermato solo da un intervento prodigioso di Pickford. La partita è diventata un'autentica bolgia nella ripresa, complicata per l'Inghilterra dall'espulsione di Quansah al 54' per un intervento durissimo su Gallardo, un rosso arrivato dopo la revisione al Var che ha lasciato i Tre Leoni in dieci uomini sul risultato di 2-1.

Sembrava l'inizio della fine, e invece è stato il momento più alto della resilienza inglese. Pochi minuti dopo, un atterramento in area di Gordon ha regalato un rigore agli inglesi: Harry Kane, dal dischetto, non ha tremato e ha firmato il 3-2 al 60', il suo sesto gol in questo Mondiale, mettendo una seria ipoteca sulla vittoria. Da lì, la partita si è trasformata in un assedio.

Il Messico, galvanizzato dall'uomo in più e dal pubblico in delirio, ha ottenuto un altro rigore (concesso per un fallo dello stesso Kane, questa volta in difesa) che Jimenez ha trasformato al 69', riportando il punteggio sul 3-2. Ma l'Inghilterra, asserragliata in area con una linea a cinque, ha retto all'urto, vanificando ogni tentativo di forcing dei messicani e spegnendo sul più bello il sogno di una rimonta epica.

L'incubo norvegese e l'arma Haaland

Il fantasma dell'Azteca è stato esorcizzato, ma per l'Inghilterra di Thomas Tuchel non c'è tempo per festeggiare. Perché ora, nei quarti di finale, ad attenderla c'è un pericolo forse ancora più concreto e letale: la Norvegia. I vichinghi, trascinati da un Erling Haaland che al Mondiale ha iniziato con il piede giusto confermandosi una macchina da gol insaziabile, non sono certo la classica squadra che si fa intimorire dal blasone avversario.

Anzi, come scrive la stampa specializzata, la Norvegia gioca con la leggerezza di chi non ha il peso del pronostico sulle spalle e l'intensità di chi vuole stupire. Non è solo Haaland, però, a preoccupare, ma un collettivo che esprime un calcio senza paura, capace di mettere in difficoltà chiunque. Per l'Inghilterra, che ha già dovuto fare i conti con un'avventura iniziata sotto i migliori auspici tra furti di materiale e allerte meteo per tornado in Kansas, la sfida contro la Norvegia si preannuncia come l'ostacolo più insidioso di questo Mondiale.

Dopo aver esorcizzato i fantasmi del passato, i Tre Leoni devono ora dimostrare di saper guardare avanti, con la consapevolezza che, questa volta, a cantare "Wonderwall" contro di loro potrebbe essere proprio il gigante biondo del Manchester City.

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