Paolo Di Canio non le manda a dire: botta e risposta social con Lele Adani sui Mondiali

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nel tripudio mediatico che ha avvolto i Mondiali di calcio appena conclusisi, con ascolti da capogiro e un dibattito pubblico che ha travalicato i confini del racconto sportivo per invadere i territori del costume e del sentiment, non poteva mancare la scintilla tra due delle voci più riconosciute del panorama televisivo italiano.

A scaldare gli animi, nelle ore immediatamente precedenti la finale tra Spagna e Argentina, ci hanno pensato le esternazioni di Paolo Di Canio, opinionista di punta di Sky Sport, che ha preso di mira il collega Lele Adani, commentatore tecnico per la Rai, scatenando un vespaio di reazioni sui social network.

L'attacco di Di Canio sui social

L'ex calciatore di Lazio e West Ham, noto per il suo carattere impulsivo e per le sue analisi mai banali, ha utilizzato il proprio profilo Instagram come megafono per esprimere il suo dissenso nei confronti del lavoro svolto da Adani in questa rassegna iridata. Senza mezzi termini, Di Canio ha rivelato di aver ricevuto una valanga di messaggi, ben 52 per l'esattezza, da parte di amici e conoscenti, ma anche da persone con cui non aveva rapporti da tempo, tutti accomunati da una stessa, precisa, impressione: le continue esternazioni del telecronista Rai sarebbero state eccessive e fuori luogo.

Il riferimento, chiaro e inequivocabile, è andato a quelle che Di Canio stesso ha definito "uscite" durante le telecronache, in particolare nel match tra Argentina e Inghilterra, dove Adani aveva speso parole di elogio quasi commoventi nei confronti di Lionel Messi, ringraziandolo in diretta per ciò che rappresenta per il mondo del calcio. Un atteggiamento, quello di Adani, che l'opinionista di Sky ha giudicato come una deriva sentimentalista e poco consona al rigore del racconto giornalistico di un evento di tale portata.

La replica di Adani: un ringraziamento al futbol

La risposta di Lele Adani, come prevedibile, non si è fatta attendere e ha assunto i contorni di un vero e proprio manifesto di intenti. L'ex difensore, che ha vestito le maglie di Fiorentina e Inter tra le altre, ha pubblicato a sua volta un lungo messaggio sul proprio profilo Instagram, nel quale ha ribadito con fermezza la sua linea editoriale e il suo approccio alla professione.

Adani ha voluto ringraziare il "Futbol" per tutto ciò che gli ha dato e continua a dargli, sottolineando come il calcio, dal campetto dell'oratorio fino alla finale di un Mondiale, sia un compagno di viaggio che ci conosce da dentro, con le sue gioie e le sue delusioni. "Non mi risparmierò mai", ha scritto Adani, quasi a voler rispondere per le rime al collega di Sky, rivendicando il diritto di raccontare il gioco più bello del mondo con passione e trasporto, senza temere il giudizio altrui.

Le sue parole, cariche di emotività, hanno trovato un ampio riscontro tra i suoi follower, che ne apprezzano lo stile diretto e anticonformista, mentre hanno riacceso il dibattito sulla natura stessa del commento tecnico in televisione.

Il contesto: ascolti e critiche per la Rai

Questa piccola guerra di posizione tra due big del giornalismo sportivo si inserisce in un clima di grande fermento mediatico, che ha visto la Rai trionfare in termini di ascolti per tutta la durata della competizione. I 39 giorni di dirette, commenti e approfondimenti hanno cancellato le previsioni di chi temeva un flop a causa dell'assenza della Nazionale italiana e del fuso orario americano.

La tv pubblica, nonostante alcune voci critiche, ha confezionato un prodotto che ha saputo catturare l'attenzione del grande pubblico, con diverse voci che si sono distinte per professionalità e competenza. Accanto alle telecronache più discusse, sono stati apprezzati il garbo e la precisione di Stefano Bizzotto, destinato a lasciare un vuoto nei telespettatori più affezionati, la preparazione di Alberto Rimedio, sempre misurato, e la discrezione di Luca De Capitani e Giuseppe Galati.

Meno incisiva, per molti, la prova di Tiziana Alla, mentre Dario Di Gennaro è stato giudicato più a suo agio nel racconto della pallanuoto che in quello del calcio a 11.

La polemica si allarga al costume estivo

Non è un caso che la polemica tra Di Canio e Adani sia esplosa proprio in questi giorni, in un periodo dell'anno in cui il dibattito televisivo si polarizza attorno a pochi grandi eventi. Le parole dell'opinionista Sky, per certi versi, hanno riecheggiato quelle di chi, nei salotti e sui giornali, ha sottolineato come i Mondiali e un programma di intrattenimento come Temptation Island stiano di fatto monopolizzando i palinsesti estivi di Raiuno e Canale 5.

Adani stesso, nel suo intervento, ha voluto prendere le distanze dalle "derive social e web" che spesso appiattiscono il dibattito, limitandosi a rivendicare la sua visione del calcio come veicolo di valori e sentimenti autentici. Una visione, la sua, che trova il consenso di una larga fetta di pubblico, ma che evidentemente stona con l'approccio più razionale e distaccato di chi, come Di Canio, preferisce un'analisi asciutta e tecnica, depurata da quello che considera un eccesso di retorica.

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