Fenice di Venezia, sospeso il bonus welfare per i musicisti dopo le proteste
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La tensione al Teatro La Fenice di Venezia, già palpabile da quando la quasi totalità del personale ha chiesto il ritiro dell’incarico alla direttrice musicale designata, si è concretizzata in una decisione che colpisce direttamente le tasche dei lavoratori. Il consiglio d’indirizzo della Fondazione, nel corso della stessa riunione in cui aveva espresso il suo sostegno alla nomina e al sovrintendente che l’ha voluta, ha votato all’unanimità per non erogare la rata invernale del cosiddetto bonus welfare. Si tratta di una gratificazione, che non rientra nei contratti collettivi ma che era ormai considerata una consuetudine consolidata, la quale, suddivisa in due tranche, ammonta a circa milleduecento euro annui e che veniva corrisposta senza interruzioni da sette anni, perfino durante le fasi più complicate delle precedenti gestioni. Una misura, questa, che rappresentava per molti una boccata d’ossigeno in un periodo dell’anno particolarmente gravoso per le finanze domestiche.
La lettera della rappresentanza sindacale
A rendere pubblica la situazione è stata la rappresentanza sindacale unitaria, la quale ha inviato una lettera aperta alle istituzioni, tra cui il presidente della Regione e il sindaco di Venezia, scegliendo di spostare momentaneamente il focus dalla contestata direttrice per concentrarsi su quanto accaduto. "Per un momento non vogliamo parlare della nomina", si legge nel documento, invitando piuttosto i destinatari a "comprendere meglio, e nel senso più concreto possibile, le conseguenze di un vostro preciso atto". La missiva descrive la sospensione dell’acconto come un provvedimento che ha un impatto immediato sulla vita di circa trecento nuclei familiari, privati di una somma che, sebbene non contrattuale, costituiva un appuntamento fisso e atteso, una forma di riconoscimento del lavoro svolto.
Le giustificazioni ufficiali e il contesto delle proteste
La direzione del teatro, da parte sua, ha motivato la scelta con esigenze di bilancio, una spiegazione che però non ha convinto i dipendenti, i quali leggono nell’accaduto una ritorsione legata alle proteste in corso. La frattura, che si era già prodotta in seguito all’annuncio della nuova direttrice musicale, si è dunque approfondita, creando un clima di sfiducia reciproca. La decisione appare ancor più significativa se collocata nel contesto di un’apertura di stagione che, dal punto di vista artistico, è stata accolta con favore, come nel caso del nuovo allestimento de "La Clemenza di Tito", un’opera che ha saputo dialogare con la modernità senza tradire la tradizione, grazie a un lavoro corale che ha coinvolto regia, scene e luci.
Una lacerazione che va oltre il bonus
La vicenda del welfare sospeso trascende dunque il valore puramente economico del bonus, trasformandosi nel simbolo di una lacerazione più profonda. Se da un lato la Fondazione comunica dati positivi sugli abbonamenti, quasi a stemperare l’idea di una crisi d’immagine, dall’altro si trova a dover gestire le minacce di non rinnovo avanzate da un gruppo di abbonati proprio in relazione all’ingresso in carica della direttrice. La mancata erogazione della gratifica, un gesto che non ha precedenti negli ultimi anni, rischia di inasprire ulteriormente il confronto, lasciando i lavoratori in una situazione di incertezza e alimentando il timore che le tensioni interne possano riflettersi sulla stabilità dell’intera istituzione.




